La Scienza ai Nobel 2017: i meriti degli scienziati

In SCIENZE by Andrea ColoreLeave a Comment

Qualche settimana fa sono stati assegnati i Premi Nobel. Come ogni anno, Stoccolma ha scelto ad ottobre le più influenti personalità del mondo della scienza, della cultura e dell’economia che il 10 dicembre, giorno della morte dell’ideatore del premio, Alfred Nobel, riceveranno l’ambitissimo premio. Come ogni anno non mancano gli scienziati e gli accademici a ricevere il premio. Scopriamo dunque chi ha ricevuto il premio per la chimica, per la fisica e per la medicina e per quale merito.

Il Nobel per la chimica: che cos’è la criomicroscopia?

Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson, vincitori del Premio Nobel 2017 per la Chimica. Fonte: Nobel Prize Foundation

Il premio per la chimica è stato assegnato a Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson con la seguente motivazione: “Per lo sviluppo della microscopia crioelettronica per determinare la struttura di biomolecole ad alta risoluzione“.

Ma che cos’è esattamente la microscopia? Per spiegarlo, ci avvaliamo della chiara similitudine usata dal presidente della American Chemical Society, Allison Campbell: “Grazie a questa tecnica, è come se avessimo un Google Earth per le molecole”. Grazie al microscopio elettronico classico è possibile osservare le proteine e le altre biomolecole ad ingrandimenti impressionanti. Dagli anni ’80 in avanti, il microscopio è stato perfezionato per cercare di definire immagini più nitide e soprattutto tridimensionali fino ad arrivare al criomicroscopio.

Dubochet ha ben pensato di vetrificare i campioni da analizzare, quindi congelarli molto rapidamente una volta dispersi in una soluzione fino a conferire loro una consistenza vetrosa, molto simile a quella che è possibile ottenere con la cristallografia. In queste partcolari condizioni, è possibile osservare le molecole con una risoluzione ed una nididezza fuori dal comune. In Italia l’unico crio-microscopio è stato installato lo scorso aprile alla Statale di Milano, con la collaborazione della Fondazione Invernizzi per le malattie pediatriche.

Il Nobel per la fisica: nuove frontiere per le onde gravitazionali.

Rainer Weiss, Barry Barish e Kip Thorne, Premi Nobel per il loro contributo allo studio delle onde gravitazionali. Fonte: Nobel Prize Foundation

Tre statunitensi (uno dei quali di origine tedesca) riceveranno il premio Nobel per la fisica: Rainer Weiss, Barry Barish e Kip Thorne. Perché è stato loro assegnato? “Per i decisivi contributi al rivelatore LIGO e l’osservazione delle onde gravitazionali“.

Ultimamente le onde gravitazionali sono uno dei punti caldi della fisica moderna. Se ne è discusso parecchio e per la fisica quantistica lo studio delle onde gravitazionali è oggi come studiare la gravità ai tempi di Newton o di Galileo. Il LIGO è l’interferometro (uno strumento in cui le onde magnetiche vengono fatte interferire l’una con l’altra) che per la prima volta ha osservato le onde gravitazionali e i tre scienziati hanno contributi in ugual mondo allo sviluppo di questo strumento. Le prime onde gravitazionali vennero percepite a seguito della fusione di due buchi neri, alla velocità di 150.000 km/s avvenuto ben più di un miliardo di anni fa! 

Un Nobel che però, come dicono i giornali, ha anche qualcosa di italiano: c’è infatti da  ricordare Adalberto Giazotto, l’ideatore di VIRGO, lo strumento italiano che si affianca a LIGO da agosto per lo studio di queste onde.

Il Nobel per la medicina: il suggello del “ciclo della vita”.

Michael Young, Michael Rosbash e Jeffrey Hall, Premi Nobel 2017 per la Medicina. Fonte: Nobel Prize Foundation

Il terzo “Nobel scientifico”, quello per la Medicina è andato a tre genetisti statunitensi (Michael Young, Michael Rosbash e Jeffrey Hall) “per le loro scoperte dei meccanismi molecolari che controllano il ritmo circadiano“. I tre scienziati statunitensi hanno dimostrato come funziona il ritmo circadiano, attraverso il quale ogni essere vivente riesce a regolare le proprie funzioni biologiche in sintonia con la natura. Quante volte vi sarà capitato di sentirvi strani per non aver dormito, per esservi svegliati troppo tardi o troppo presto, perdendo i vostri ritmi naturali, magari con ripercussioni sulle vostre abitudini fisiologiche? Il Nobel per la medicina 2017 ne spiega le ragioni.

Come funzioni effettivamente il nostro orologio biologico non ci era dato sapere fino a poco tempo fa. Grazie allo studio del DNA della drosofila (chi sa un minimo di genetica non può dimenticare l’immancabile e impareggiabile “moscerino della frutta”), è stato scoperto un gene che regola il ritmo biologico del corpo. Tale gene riesce a codificare una proteina che si accumula durante la notte e viene a mancare durante il giorno, ciclicamente. Un disallineamento cronico di questo ritmo comprometterebbe seriamente il nostro organismo.Un meccanismo complesso, il cui studio (o meglio la sua teorizzazione) iniziò già nel ‘700 ad opera di Jean Jacques d’Ortous da Mairan che studiò una pianta di mimosa, scoprendo che le sue foglie si aprivano di giorno e si chiudevano di notte.

Quali altre frontiere potrà raggiungere la scienza nei prossimi anni? Una cosa è certa: passi da gigante sono stati fatti e questi meritatissimi Nobel lo dimostrano. Attendiamo tutti la cerimonia ufficiale della consegna il 10 dicembre.