Minari e la metafora degli ortaggi coreani: Ready for Oscar 2021?

Con ben sei candidature oscar, Minari di Lee Isaac Chung rientra senz’altro tra i protagonisti degli Oscar 2021. 

Tra le categorie in gioco: Miglior film, Miglior regista, Miglior attore, Migliore attrice non protagonista, Migliore sceneggiatura originale e Miglior colonna sonora.

Qual è la trama del film?

Ambientato nel cuore dell’ Arkansas, in America, Minari racconta i sogni, la crisi familiare, il desiderio di riscatto e il bisogno di riscoprire le proprie origini di una famiglia coreana, emigrata negli Stati Uniti.

Il padre famiglia Jacob Yi (Steven Yeun, bravo attore sudcoreano candidato agli oscar 2021, già visto nell’ottimo Burning), per cambiare vita, ha infatti lasciato tutto per comprare un appezzamento di terreno in Arkansas, che, a suo dire, potrebbe permettergli di mettere su una ricca fattoria, per vendere ortaggi coreani ai coreani emigrati. Seguito da sua moglie  Monica, (Han Ye-ri) e dai due figli, David e Anne, si stabilisce in una grande roulotte. Fin dall’inizio le difficoltà nell’imbastire il suo grande progetto non tardano a manifestarsi: si tratta infatti di una sfida a se stesso, che, di fatto, coinvolge l’intera famiglia, mettendo a dura prova la resistenza di tutti, soprattutto quella del piccolo David che soffre di cuore ed è costretto a stare per lo più a casa.

Per cercare conforto Monica fa venire sua madre Soon-ja (Yoon Yeo-jeong) dalla Corea: una nonna stravagante e atipica per David, che fin da subito comincia a detestarla. La presenza della nonna rappresenterà un elemento fondamentale per capire se sia possibile per la famiglia trovare davvero un nuovo equilibrio…

Con regia pregevole, dal taglio più orientale che occidentale, il regista Lee Isaac Chung ci descrive l’avventura-dramma di una famiglia in cerca della propria identità.  Non a caso sceglie la metafora cinematografica dell’orto per narrarci come “ortaggi coreani” possano difficilmente crescere in un orto americano, come quindi, chi, emigrato possa fare fatica ad emergere e ad essere riconosciuto.

Molto forte è’ il tema delle origini:  da un lato abbiamo il Minari del titolo, una pianta che con umiltà, ma al contempo versatilità ed intelligenza sa crescere e ramificarsi bene dappertutto; dall’altro quello di “creazioni forzate e arroganti”, come quelle innestate con forza, entusiasmo, ma anche egoismo ossessivo da parte del capo famiglia.

La sceneggiatura, originale, punta su questo quesito: cos’è la famiglia?

La risposta non è semplice e va ricercata in ogni nucleo familiare. E’ sofferta come lo sono i tentativi di riparare le falle della singolare roulotte, che incarna un po’ il sogno infantile del padre di libertà da tutto e da tutti, in un progetto originale e ardimentoso, portato avanti però più in modo distruttivo e solitario, più che costruttivo.

La famiglia traballante è incarnata proprio dalla roulotte e dall’orto che rispecchiano la crisi tra marito e moglie, pur essendo essi uniti da un legame forte, ma in parte dimenticato e da riscoprire.

Film che si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival, e il Golden Globe come Miglior Film straniero,  Minari spicca per l’accurata costruzione della sceneggiatura, che ricorda vagamente Mosquito Coast di Weir, film ben più estremo di quello descritto.

Da notare come, alla stregua del favorito agli oscar, Nomadland, racconti la storia di persone senza casa, in cerca di una nuova vita e nuovi sogni da realizzare, segno che il cinema sta cercando in questo periodo di raccontare come oggi il concetto di casa possa modificarsi enormemente rispetto al passato.

Tra le categorie oscar, a nostro parere, valutiamo come candidature meritate, soprattutto la sceneggiatura, la colonna sonora e la miglior attrice non protagonista all’ottima Yoon Yeo-jeong, che gareggia comunque con un’altra nonna, quella di Elegia Americana.  Con quest’ultimo film condivide in parte l’ambientazione rurale americana, che, all’opposto di Elegia Americana, offre ai protagonisti un possibile riparo, piuttosto che essere un luogo dal quale allontanarsi e fuggire. Simile il discorso conflittuale sul riscoprire le origini.

Film pregevole, Minari, non è però dirompente (anche per scelta) come altri film sudcoreani che abbiamo potuto vedere negli ultimi anni, tra questi senza dubbio Parasite, il grande vincitore degli Oscar 2020. Più posato, non manca di drammaticità e di finezza psicologica. Ne consigliamo senz’altro la visione. Catartico il finale.

Il film non è ancora uscito in Italia, dove sarà distribuito d Academy 2. Visibile in lingua in inglese ad esempio su Amazon Prime.

 

 



Francesco Bellia