Una malattia rara: sensibilità chimica multipla

Forse non sarebbe nemmeno il caso di definirla malattia rara: i più lo concepiscono come un disturbo psicosomatico, altri pensano addirittura che non esista, dal momento che non è stata ancora riconosciuta a pieno titolo. La sensibilità chimica multipla (che da qui in avanti chiameremo “malattia rara” giusto per convenzione) è una patologia, per il momento solo “ipotetica“, caratterizzata dall’impossibilità  per una persona di sopportare l’esposizione ad un ambiente chimico particolare o una determinata sostanza. In poche parole, non si può più vivere. Attualmente, l’assenza di basi tossicologiche, così come per l’elettrosensibilità, impedisce il riconoscimento della sensibilità chimica multipla da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). 

La MCS (dall’inglese Multiple Chemical Sensitivity) impedisce al paziente di interagire con il mondo esterno in quanto ogni sostanza presente nell’aria potrebbe danneggiarlo. Immaginate, dunque, come sarebbe la vita di queste poche persone in città inquinate come Milano o Torino: sarebbe, per loro, del tutto impossibile  vivere in simili condizioni, fra i gas e le polveri che irriterebbero il loro organismo!

La malattia è stata teorizzata solo al secolo scorso dall’allergologo Theron Randolph. Egli sosteneva che il corpo umano, dopo una prolungata esposizione ad alcuni ambienti, sarebbe andato incontro alla saturazione interna. Insomma, una vera e propria intossicazione, come se si bevesse così tanto caffè o si mangiasse così tanta frutta da portare il corpo a rifiutarne anche solo la vista. In altre parole, Randolph definiva la MCS come un’allergia.

In realtà questa teoria, benché apparentemente valida, non è conforme al principio di correlazione fra dose e causa: infatti, in un paziente affetto da MCS, anche minime dosi causerebbero seri danni all’organismo, il che non accade nella patogenesi di normali allergie. Per capire quanto detto, supponiamo di considerare, ad esempio, un paziente allergico ai legumi: una singola lenticchia non è in grado di alterare il corpo come farebbe un piatto di pasta e fagioli! Ebbene: nella MCS anche una minima quantità di qualsiasi sostanza chimica sarebbe in grado di disturbare il paziente e farlo sentire davvero male. In più, la teoria artificiosa di Randolph è stata confutata dal fatto che l’accumulo di sostanze, come ad esempio i metalli pesanti, non causa allergie, ma danneggiamenti ad organi interni.

Un’ipotesi alternativa sui sintomi è stata addotta da Eriksen e Ursin in un articolo pubblicato nel 2004: essi parlano di “subjective health complaints“, ovvero “lamentele, disturbi soggettivi della salute” a causa delle vaghe situazioni analizzate della MCS. Secondo i due studiosi, questa malattia rara è causata da disturbi basati su sensazioni che rientrato nei normali processi fisiologici che in alcune persone possono diventare così tanto intollerabili da portare e sfoghi psicosomatici.

La reale eziologia (ovvero l’origine della malattia) è ancora, come probabilmente si è capito, ampiamente dibattuta: la comunità scientifica tende ad applicare la diagnosi della MCS a chi presenta sintomi psicosomatici legati allo stress o a qualche allergia, ma allo stesso tempo, fra gli stessi pazienti, è stata registrata sintomatologia psichiatrica pari al 75% che invalida le diagnosi effettiva: infatti, molti casi sembrano essere legati ad una percezione soggettiva e non ad una vera e propria esposizione ad allergeni.

La ricerca ha tuttavia dimostrato la presenza di una serie di effettivi disturbi somatoformi (ovvero legati all’aspetto esteriore) come dolori addominali e bruciori di stomaco. Tuttavia, alla luce della diverse modalità attraverso cui tali disturbi si presentano nei malati che soffrono di MCS, risulta difficile riconoscere questa malattia rara: due pazienti reagiscono infatti in modo diverso alla stessa sostanza, il che complica ulteriormente la compilazione di una “univoca cartella clinica”.

Ma quali sono i sintomi che si sono manifestati nelle persone che accusano di essere malati? Generalmente aspecifici, sono stati segnalati difficoltà respiratorie, dolori addominali, asma, irritazione della pelle, dermatiti da contatto ed eruzioni cutanee, emicrania, amnesia a breve termine, disfunzioni cognitive, nausea, indigestione, diarrea, bruciore di stomaco, intolleranze multiple ai cibi, dolori muscolari ed articolari, letargia, vertigini, olfatto ipersensibilizzato e chi più ne ha più ne metta! Tali sintomi sono spesso accompagnati da ansia e depressione che rafforzano la teoria sull’origine psicosomatica, sebbene rimanga comunque difficile stabilire se queste ultime manifestazioni siano una causa o un effetto. In una situazione così nebulosa, è altresì evidente come sia ostico trovare un trattamento che possa recare una guarigione, spesso ottenuta mediante antidepressivi con effetti di breve durata.

Anche in Italia procedono gli studi per capire quali siano i fattori sintomatici di questa malattia rara. Nel 2007 la Regione Emilia-Romagna ha aperto a Bologna un centro presso il policlinico Sant’Orsola-Malpighi per lo studio della diagnosi e della cura della MCS. In seguito, si è sviluppato un ente interregionale e interdisciplinare fra Emilia e Toscana per approfondire lo studio della malattia rara. A livello nazionale, l’Istituto Superiore di Sanità aveva istituito una task force (pronto intervento) atta a revisionare il campo della letteratura scientifica per creare un documento che fornisca informazioni sull’iter medico dell’analisi della MCS. Alla fine, visti gli scarsi risultati, la MCS non è più stata considerata come “malattia rara”. Il centro è rimasto aperto e offre supporto psicologico e terapie farmacologiche. Sul modello emiliano, si è attivato un centro affine presso il Policlinico Umberto I di Roma.

Scienza o pseudoscienza? Verrebbe da chiedersi… Sembra esserci un labile confine quando si parla di MCS. Eppure le testimonianze dei malati sembrano descriverla come una malattia terribile, che impedisce addirittura di entrare in contatto con il mondo esterno! La scienza può anche sbagliare, ma qual è il suo margine di errore?



Andrea Colore