L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: Netflix e la micro utopia sul mare

Davvero una sorpresa gradita l'”approdo” su Netflix di Sidney Sibilia e del suo ultimo film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: una pellicola fluida, una fiaba ironica, che non manca di venature romantiche. Un’opera filmica che sembra quasi uscita da una briosa e colorata graphic novel.  Piacevolmente romanzata, si tratta in realtà di una storia vera, talmente incredibile e paradossale da meritare senz’altro di essere narrata in un film, che Sibilia allestisce con grande carattere.

La vicenda in questione: la “mitica” costruzione da parte di un ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, interpretato da un Elio Germano sempre in ottima forma, di una palafitta in cemento a largo delle coste di Rimini. Si trattava a tutti gli effetti di un’isola artificiale, 500 m fuori dalle acque territoriali italiane, uno spazio libero da tutti e da tutto, in pieno stile sessantottino.

L’elemento più eclatante della vicenda è però un altro: la pretesa dell’Isola delle Rose di essere riconosciuta come una micro nazione (fa ridere il fatto che su Wikipedia l’abbiano classificata in questo modo) ed il fatto che a tutti gli effetti lo era. Con un proprio mini governo, una propria lingua, l’esperanto, una propria moneta reclamava anche la possibilità di concedere la cittadinanza a chi volesse trovare rifugio.

Con grande gusto per le iperboli, senza mai, nemmeno per un attimo, scadere nel grottesco (ed è un gran pregio), Sidney Sibilia gioca con eleganza e a tempo, con i suoi personaggi e con gli spettatori e gira un film fresco, divertente, un film d’avventura e di invenzione che segue l’eccentrica creatività del protagonista, il quale è  talmente radicale nel perseguire una sua personale visione del mondo, da essere disposto a crearne uno tutto suo per spingere gli altri a trasferirsi nel suo “stato personale“.

Soprattutto vorrebbe che fosse una donna a fargli visita e a seguirlo, una sua ex, nei cui panni abbiamo la giovane e bella Matilde De Angelis, che  spicca, eccome, in questo film, confermando anche stavolta la sua buona capacità interpretativa e il carattere della sua presenza scenica.

Come si diceva, fin da subito, il merito principale de L’incredibile storia dell’Isola delle rose è la sua freschezza, accompagnata da uno sguardo registico che pur parlando (e sparlando) dell’Italia con grande ironia, strizza senz’altro l’occhio ad un cinema di respiro più ampio, internazionale. Lo dimostrano il ritmo, la vivida e curatissima fotografia,  da cartolina, gli interpreti: si tratta di una regia “pulita” e davvero accattivante, da fiaba, appunto, con la quale si imbastisce una commedia sprizzante di energia, che mette facilmente di buon umore, anche per la simpatia degli “spiantati” protagonisti.

Nel descrivere la loro parabola Sidney Sibilia utilizza la carta vincente dello “strambo gruppo destinato a fare cose strambe” e di inaspettato successo, come aveva fatto in Smetto quando voglio, (ben tre film),  storia di disoccupati che utilizzano le loro capacità in modo anticonvenzionale, diventando ricchi spacciatori ; una chiara provocazione all’inoccupazione italiana, nonché una godibile e un po’ anarchica beffa nei confronti delle “autorità” che non riconoscono chi vale.

Il tema ritorna, in pompa magna, ne L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, che tuttavia è un film più raffinato e complessivamente più riuscito. Un prodotto d’intrattenimento, distribuito da Netflix, che, nel descrivere le stravaganti avventure di un inventore, è, come ampiamente detto, una fiaba, che ha anche una sua divertente morale.

Con intelligenza il film non riveste più di tanto l’isola di idealismo sessantottino, sebbene non manchino stoccate all’ottusità conservatrice del governo italiano, ma la riconduce, per lo più, alle peripezie di un creativo, in fondo in cerca di se stesso e di ciò che è in grado di completarlo, nei cui panni Elio Germano è davvero irresistibile. Si tratta di una micro utopia, come tutte le utopie, frutto più dell’immaginazione che della realtà.

Prodotto da Matteo Rovere, un altro autore-produttore, che si muove in un’ottica internazionale come dimostrano Romulus (Netlfix) e Il primo re, la pellicola di Sidney Sibilia è una ventata fresca di idee e creatività,  anche grazie ai dialoghi frizzanti, un film che pur essendo ambientato in una palafitta in mezzo al mare comunica una grande idea di movimento, oltre ad avere trovate sceniche davvero allettanti per lo spettatore: ne sono un esempio la stramba macchina dell’ingegnere Rosa, nonché la resa visiva dell’Isola che è, a suo modo, iconica.

Insomma, un film italiano su Netflix altamente consigliato e giustamente pubblicizzato: una commedia italiana d’autore in cui lo stile “fumettistico” di Sibilia (lo script sarebbe possibile immaginarlo trasposto anche in un film d’animazione) fa un passo avanti rispetto al passato. Memorabile anche la buffa interpretazione di Fabrizio Bentivoglio (un altro grande attore del nostro cinema) nei panni del Ministro Franco Restivo, vero e proprio nemico (anche lui stravagante) dell’Isola delle Rose.



Francesco Bellia