L’Europa dei musei unita a sostegno del patrimonio culturale egiziano e mondiale

In ARTE by redazioneLeave a Comment

È l’Europa delle eccellenze nel campo della museologia, dell’egittologia, dell’archeologia, dell’archeometria e della gestione del patrimonio culturale, quella che si raccoglie compatta attorno al progetto dell’Unione EuropeaTransforming the Egyptian Museum of Cairo (Trasformare il Museo Egizio del Cairo). Un’operazione di collaborazione inedita che vede protagonista l’Italia con il Museo Egizio – capofila dell’intervento – insieme al Louvre, al British Museum, all’Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino, al Rijksmuseum van Oudheden (Leiden), al BBR – Bundesamt für Bauwesen und Raumordnung, all’IFAO – Institut Français d’Archéologie Orientale e all’ICA – Istituto Centrale per l’Archeologia.

Prende pertanto avvio formalmente il percorso di 36 mesi durante il quale queste prestigiose realtà culturali assisteranno congiuntamente il Museo Egizio del Cairo nella realizzazione di nuove e significative aree espositive e nel delineare il proprio sviluppo futuro con una visione strategica. Il progetto si propone inoltre di accompagnare una riflessione condivisa sulle modalità espositive della collezione e supporterà la predisposizione della candidatura del sito museale egiziano a Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

I partner coopereranno quindi per incarnare le ambizioni dell’Unione Europea, che ha stanziato a tal fine un finanziamento di 3,1 milioni di euro, condividendo le proprie esperienze e lavorando all’unisono e in modo inclusivo per il comune obiettivo di garantire la promozione della cultura, la tutela del patrimonio e l’ampliamento dei confini intellettuali e culturali, nonché della cooperazione internazionale, contribuendo a creare un senso di comunità e a rafforzare la società civile.

Il progetto triennale Transforming the Egyptian Museum of Cairo è pensato per essere la prima fase di una progettualità più ampia volta ad apportare aggiornamenti significativi per il Museo. In particolare, in questa prima fase l’azione si concentrerà sulla revisione delle gallerie d’ingresso, sulla redazione del masterplan museale e sulla rivisitazione delle sale destinate al corredo delle Tombe Reali di Tanis.

L’obiettivo principale del progetto è delineare una visione strategica dettagliata per il museo che coinvolga una serie di interventi come la gestione e la conservazione delle collezioni, il coinvolgimento del pubblico, la programmazione e la comunicazione, la generazione di reddito e il modello di gestione. La definizione di queste strategie consentirà di migliorare gradualmente l’esperienza dei visitatori, di attirare più flussi nazionali e internazionali e di favorire l’impatto economico del museo, mentre ulteriori benefici economici deriverebbero dall’attuazione di iniziative di valorizzazione da parte del Ministero delle Antichità.

Proprio un aumento significativo della capacità tecnica e gestionale del Museo Egizio del Cairo è uno dei principali risultati attesi, determinando così un impatto sostenibile di lungo termine non solo per il Museo, grazie a un processo di formazione nei confronti del personale del Ministero delle Antichità egiziano finalizzato alla definizione di altri progetti in grado di trasformare il panorama museale nel Paese.

Come spiega Christian Greco, direttore del Museo Egizio, “si tratta di un progetto di alto valore scientifico e culturale, che offre alle principali collezioni egittologiche europee l’opportunità non soltanto di operare in un’ottica di piena collaborazione fra esse ma, soprattutto, di intervenire sul campo fianco a fianco con i colleghi egiziani, in un processo di reciproco accrescimento che porterà grandi benefici alla nostra attività”.

“È per noi tutti un grande privilegio – prosegue il Direttore – poter intervenire su quello che per ogni egittologo rappresenta “la madre” di tutti i musei, la culla dell’egittologia, il museo in cui è possibile trovare le più importanti collezioni al mondo. Ora, dall’unione di questi prestigiosi musei europei, mettendo a fattor comune esperienza e conoscenza del proprio patrimonio materiale, prende forma quello che mi piace definire una sorta di museo egizio impossibile, frutto del bagaglio intangibile che ciascuno di noi porta con sé in questa operazione. Per la prima volta viene infatti messo in totale condivisione il “sapere” delle rispettive collezioni, in un dialogo finalizzato a consacrare il museo di Piazza Tahrir quale fulcro dell’egittologia mondiale”.

“Questa – conclude Greco –  è la nostra grande sfida: svilupperemo un masterplan volto al ripensamento del sito nella sua totalità, al di là della sola componente espositiva, capace di reinterpretare il ruolo stesso del Museo Egizio del Cairo; in primis, all’interno della società e nella sua funzione educativa per i giovani egiziani, coinvolgendo le scuole e tutte le componenti sociali, promuovendone la comunicazione in Egitto e all’estero. Ma, soprattutto, nella strategia di ricerca, anche nell’ottica di ricollegare i magnifici monumenti ospitati al suo interno con il territorio, sviluppando un percorso di potenziamento della biblioteca nonché di digitalizzazione e studio degli archivi”.

Il ruolo di capofila attribuito al Museo Egizio dal progetto rinsalda inoltre lo stretto legame fra Torino e l’Egitto, come spiega la sua presidente Evelina Christillin: “Molti secoli fa, nel lontano Cinquecento, ai Savoia, nobile famiglia in cerca di origini e blasoni illustri, lo storico di corte, Filiberto Pingone, attribuì un’antica discendenza egizia, attraverso Eridano, o Fetonte. Sembrava così, alla nuova dinastia, di potersi accreditare nel modo migliore agli occhi dell’intera Europa, vantando avi nella civiltà più straordinaria dell’antichità;  altri tempi, altre leggende”.

“La realtà di oggi – sottolinea Evelina Christillin – ci rende orgogliosi di poter tornare, con Torino e col nostro Museo, nel cuore dell’Egitto per vivere un’esperienza di collaborazione scientifica e professionale nel Paese che, davvero, ci ha consentito di essere quello che siamo, e a cui tutto dobbiamo; un centro di ricerca e di saperi legati per sempre, e sempre di più, alla splendida civiltà fiorita da millenni sull’altra sponda del Mediterraneo”.