Le favole, uno strumento evolutivo per crescere ed imparare

Lucrezia Vardanega

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L’uomo è l’unico animale che non può vivere senza storie, cioè senza costruire e assimilare racconti inventati, attinti dalle fantasie altrui.

Se si trattasse soltanto di regalarci momenti piacevoli, in migliaia di anni di evoluzione umana avremmo già trovato il modo di sbarazzarcene come si fa con le cattive abitudini che ci fanno solo consumare tempo ed energie inutilmente. Invece il nostro bisogno di storie ci accompagna durate tutta la nostra vita, inizia dai racconti dei nostri antenati e ci permette di crescere ed evolverci nella società. Il bene e il male, il giusto e il sbagliato, la compassione e la rabbia, l’amore e l’odio: come in un grande calderone, l’agire di tutti noi comincia fin dalla più tenera età attraverso le favole.

Fin da bambini cresciamo affamati di storie. Le narrazioni sono in grado di svelarci il mondo di sentimenti che abitano dentro ognuno di noi: le storie che ci raccontano sono una finestra sul mondo che ancora non conosciamo. Come impariamo  a camminare, mangiare, saltare imitando gli altri nei loro comportamenti, così con le storie impariamo a vivere immedesimandoci nell’altro.

A chi non è mai capitato di sentir battere forte il cuore mentre leggiamo un thriller mozzafiato? Chi non si è emozionato durante un romantico film a lieto fine? Chi non ha provato rabbia di fronte al lupo che inganna la povera Cappuccetto Rosso travestendosi da nonnina?

Ma è solo un film! E’ solo un libro! Non è reale. Eppure anche se sappiamo che non è nient’altro che finzione narrativa, questa ci plasma. Ci innamoriamo di personaggi di carta e inchiostro, diventiamo amici del protagonista della fiction che guardiamo all’ora di cena, sorridiamo quando ripensiamo alla favola della buonanotte che da bambini ogni volta ascoltavamo come fosse la prima volta.

Ascoltando, guardando e leggendo storie i nostri neuroni si comportano come se fossimo nella medesima situazione del protagonista. Impariamo che ad ogni azione c’è una reazione, cambiamo il nostro punto di vista imparando a metterci nei panni dell’altro, mossi dall’empatia.

Nelle storie ci si rispecchia e ci si immerge in uno spazio-tempo immobile e lontano dalla realtà.  Così le storie ci consentono di vivere mille vite fuori da noi.

storie

Elaboriamo racconti persino quando dormiamo attraverso il sogno, dove siamo attori e registi di un copione creato dalla nostra mente. Spesso i sogni ci rivelano storie che non sappiamo di conoscere e per questo sono spesso oggetto di studi in psicologia. Non per nulla, il terapeuta chiede al cliente di tenere un diario dove scrivere la propria storia: ciò aiuta a riorganizzare le nostre emozioni, i pensieri e le paure più profonde del nostro essere.

I racconti sono un veicolo ancestrale, uno strumento evolutivo che ci ha traghettato fino ai giorni nostri. Gli uomini delle caverne si tramandavano storie, di cui abbiamo testimonianza grazie alle pitture rupestri e i graffiti incisi nei muri: così si spiegavano il mondo intorno a loro. Per lo stesso motivo la mitologia agiva attraverso metafore della vita e di comportamenti umani. La narrazione si è evoluta insieme all’uomo stesso; oggi il nostro bisogno di storie in cui immedesimarci lo ritroviamo nelle serie televisive, nei film, nei romanzi. Abbiamo imparato ad utilizzare l’empatia scatenata dalla finzione narrativa con la pratica dello storytelling, l’arte del raccontare storie in modo strategico e persuasivo.

Fino ad oggi, quando, stuzzicando la nostra natura un pò narcisa, i Social Network ci permettono di mettere in scena la Nostra Storia.

Sarà un caso che Instagram ha scelto di chiamare Stories i frammenti del nostro quotidiano che condividiamo ogni giorno con la community?

“Raccontami un fatto e lo imparerò, raccontami la verità e io ci crederò, ma raccontami una storia e rimarrà nel mio cuore per sempre”
Antico proverbio indiano