Le app di domani sempre più inclusive e a prova di user experience grazie a Glueglue: il caso NOD

In qualsiasi ambito della nostra società non si può più prescindere dall’aspetto tecnologico. Una prospettiva “futuristica” quello del mondo dominato dalle macchine che oggi è sempre più presente. Solo che l’essere umano non si trova sottomesso ad “un mostro tecnologico” che vuole distruggere tutto, bensì sommerso da milioni di app, ognuna diversa dall’altra, di cui è impossibile fare a meno se si desidera accedere a diversi servizi. Viviamo con il telefono in mano e non solo per navigare sui social network. Grazie alle app è possibile pagare le bollette, fare la spesa, prenotare un viaggio.

Tutto grazie ad un’applicazione che facilita, accelera, e a volte migliora la proceduta ed al contempo presenta dei limiti pratici non indifferenti a cui un’agenzia come Glueglue cerca di rimediare.

Si parla in tal senso di carenza nell’ambito delle competenze digitali di base ed avanzate. Questioni che a lungo andare rischiano di escludere un’intera parte della popolazione poiché incapace di compiere da sola semplici azioni per via della poco dimestichezza nell’utilizzo di determinate app.

In effetti, questo è quanto si evince dalla rilevazione DESI del 2021. L’indice europeo di economia e società digitale mostra come, nonostante l’Italia abbia compiuto notevoli progressi nell’adozione di nuove tecnologie, siano comunque ancora necessari sforzi per aumentare la copertura delle reti ad altissima capacità e soprattutto per stimolare l’adozione. Uno stimolo poco efficace a causa di un basso e lento tasso di digitalizzazione. Dovuto, tra le altre cose, alla difficoltà che molti italiani hanno nell’approcciarsi alle nuove tecnologie.

I nati tra il 1965 e il 1979, ovvero gli appartenenti alla GenX, sono coloro che necessitano più aiuto a riguardo. Le barriere tecnologiche rendono loro difficile l’utilizzo ed è per questo che spesso si arrendono alla novità e preferiscono la via fisica. Tuttavia, a causa della progressiva complessità di cui certi servizi tecnologici si compongo, presto anche le altre generazioni rischieranno di rimanere escluse da determinati avanzamenti sociali. I quali sono, oggi, inevitabilmente digitali.

Si sottolinea, a tal proposito, che spesso il problema della difficoltà di utilizzo di certe app non si deve al solo aspetto personale del non essere un nativo digitale.

Poiché se è vero che sono i giovani a sapersi destreggiare con facilità nel mondo digital, è altrettanto vero che gran parte del merito dipende oltretutto da come la piattaforma, in cui questi navigano, sia strutturata.

Si è abituati a vedere l’app già confezionata, ma dietro vi è un lavoro di design, architettura, in sintesi di User Experience non indifferente. Ad avere un ruolo chiave in ciò, è appunto l’UX Designer, chi si occupa di agevolare l’approccio alla tecnologia delle persone. Si tratta di una figura chiave nel contesto dello sviluppo di un’app, dato che da questo dipende la soddisfazione ed anche la fedeltà dell’user. Determina appunto la relazione tra un cliente e il prodotto.

Su queste basi si poggia Glueglue, l’agenzia di prodotto digitale che dal 2007 progetta e realizza applicazioni web e mobile di alta gamma.

Vanta un portfolio ampio che comprende brand e nomi di rilievo come Norma’s Teaching, Smeg, Roofus, Confindustria, Flower Burger e Vodafone. L’agenzia punta a realizzare progetti che possano essere sempre più fruibili da tutte le generazioni, poiché – spiega Matteo Lo Manto, fondatore di Glueglue:

Abbiamo imparato che alcune dinamiche sono più complesse di altre per alcune generazioni. Ecco perché ci focalizziamo sui feedback che riceviamo per presentare dei prodotti che siano intuitivi e facili da utilizzare per tutti, per il maggior tempo possibile.

Matteo Lo Manto

Glueglue è frutto dell’esperienza, ma soprattutto dell’intuizione di tre designer digitali che progetto dopo progetto sono riusciti a trovare un metodo di lavoro soddisfacente che consentisse loro di ideare costantemente prodotti digitali di successo e sempre più inclusivi. Si parla per l’appunto di “esperienza” perché – spiega Lo Manto – “il  metodo di lavoro si è evoluto costantemente attraverso un processo basato sul trial & error, testando molti approcci differenti a definire l’approccio attuale composto dai seguenti 6 step principali”.

In primo luogo, il briefing.

Sembra scontato ma è fondamentale concepire un momento iniziale in cui chiarire quelli che sono gli obiettivi che il cliente auspica di raggiungere. In sintesi si tratta del why bother del prodotto che si vuole creare, senza il quale non si può arrivare da nessuna parte neanche online.

Step 2: la ricerca.

Non si smette mai di studiare neanche quando si hanno ben chiari gli scopi che si intendono raggiungere. Risulta fondamentale, allora, esplorare lo stato dell’arte del settore e i prodotti più rilevanti per il progetto in questione. Al fine di rimanere sempre al passo con i tempi, notare cose che non si erano considerate e soprattutto vedere come differenziarsi dai competitors.

Il terzo passaggio del processo di progettazione è il wireframe.  Si propone di definire le caratteristiche e le funzionalità del prodotto digitale, disegnando la struttura e le aree funzionali del prodotto stesso.

Poi si passa al quarto stadio, quello più divertente per ogni designer che si rispetti: il design vero e proprio dell’app. Si prendono in considerazione le linee guida aziendali per i colori e si continua come sempre poi con una ricerca visiva. Ricorda Lo Manto che “una buona interfaccia digitale dovrebbe avere il giusto equilibrio estetico e funzionale”.

Una volta completato si avrà il prototipo: la fase del processo di progettazione che rende le cose chiare al 100% in termini di flusso utente e interazioni. In fine, e siamo al punto sei, Sviluppo e Test.

L’obiettivo di questa fase non è solo avere una piattaforma ben strutturata, ma assicurarsi che sia a prova di user!

Ecco perché è quindi fondamentale testare il prodotto sul campo, con sessioni dal vivo con utenti reali o con tool che permettono di creare screen recording e heatmap, un modo semplice ed immediato per dare una prima occhiata a cosa sta succedendo e se ci sono potenziali problemi.

Fabian Niederkofler, Senior Digital Product Designer Glueglue

Insomma, un lungo processo che si compone di varie fasi ma che nel suo complesso digitale mira ad assicurarsi che gli utenti abbiano con la piattaforma un’esperienza più soddisfacente possibile.

La storia più vecchia del mondo del “cliente ha sempre ragione” trova una sua collocazione digital nel lavoro degli UX designer. Glueglue, che come si è detto pone molta attenzione alla ricerca, ha analizzato a tal proposito le nicchie di mercato in cui il rapporto tra persone e tecnologia è difficoltoso e rischia di estromettere presto nuovi utenti. Sono principalmente due i settori presi in considerazione da Lo Manto: il settore bancario e quello dei viaggi. Si tratta di “settori in forte crescita a livello di digitalizzazione. Eppure la complessità che ci vuole per finalizzare un’operazione limita l’accesso ad una parte della popolazione che non ha gli strumenti per imparare a utilizzare queste modalità di fruizione del servizio. Bisogna cominciare a pensare a una struttura più inclusiva e a dei processi snelli e la user experience può aiutare in questo”.

Per chiarire ancora di più in che cosa consista l’attenzione posta da Glueglue nell’esperienza utente, Lo Manto ha raccontato a Social Up alcune parti del processo di creazione del prodotto NOD (Norma On Demand). Un caso studio esemplare che fa del rapporto con l’utente il senso dell’intero progetto.

Norma è un’insegnante di inglese emersa su Instagram con il nome Norma’s Teaching. Grazie ai metodi giocosi e alla sua allegria è riuscita nel tempo a raggiungere circa 740 mila follower sul social. Tuttavia, per espandersi e al contempo mantenere il suo lavoro online ha deciso di affidarsi a Glueglue con l’intento ben preciso di creare il ‘Netflix’ dell’apprendimento della lingua inglese. Da qui l’appellativo “on demand”.

Lo sviluppo del progetto ha visto la partecipazione attiva di Norma. Dunque, è seguita una fase di co-design con il team di prodotto per strutturare al meglio i wireframe. Il tutto pensato, ancora una volta, per plasmare la piattaforma sul livello di conoscenza della lingua dell’utente e sui suoi principali interessi. Considerando, inoltre, la personalità di Norma e il mood che propone sui social, il design non poteva che avere un’interfaccia utente colorata e giocosa per enfatizzare le funzionalità legate ad un approccio in stile gamification.

La sfida di Glueglue, in tal senso, non è stata dunque costruire la migliore piattaforma di inglese online di tutti i tempi, bensì sviluppare un prodotto digitale iper performante, avente l’obiettivo di ospitare picchi di migliaia di utenti contemporaneamente. Il tutto mantenendo inalterate le performance e garantendo un’esperienza utente sempre ottimale.

Da un lato, quindi, le milioni di app piene di passaggi e click da fare per cercare di ottenere una singola informazione. Dall’altro, il servizio di Glueglue che disegna e sviluppa piattaforme capaci di mettere l’utente e i suoi interessi al centro.

 



Giulia Grasso