“L’Arminuta” è cresciuta e diverse esperienze di vita la portano fino a “Borgo Sud”

Donatella Di Pietrantonio, dopo aver riscosso un enorme successo con il romanzo “L’Arminuta” – vincitore del premio Campiello 2017 – torna sulla vicenda della ragazzina “ritornata” dai genitori biologici con “Borgo Sud”. Libro pubblicato da Giulio Einaudi Editore, questa volta, candidato al Premio Strega.

Il racconto di Borgo Sud ancora una volta si centra su un dualismo.

Dal rapporto genitore-figlio di cui L’Arminuta è esempio perfetto, Borgo Sud compie un ulteriore passo introspettivo nell’esaminare le vite adulte delle due sorelle protagoniste. Da un lato la narratrice, dall’altro Adriana, il cui nome, nel mezzo di tanti posti e personaggi, sembra davvero occupare l’intera pagina.

Il punto di vista che viene esposto è quello della sorella narratrice, che ha vissuto parte della sua vita lontana dall’atmosfera campagnola dei genitori e dei fratelli. Lei ha studiato, ha trovato un marito perfetto, ed ha avuto poi un matrimonio e una vita (apparentemente) da sogno.

La fame di sapere l’ha aiutata a diventare insegnante, grazie agli studi universitari in città e al supporto del marito Piero. Non hanno avuto figli, ma si sono amati… fino ad un certo punto.

Piero, nel corso della storia, con la scusa di viaggi di lavoro, inizia a tradirla con degli uomini facendo venire fuori il suo vero essere. Cosa che aveva cercato di nascondere sin da quando si sono conosciuti. Sin da quando la suocera della narratrice le aveva detto – mentre preparava in fretta e furia tutto per il matrimonio -: “Se non vi sbrigate finisce”.

Parole di una mamma che già aveva capito tutto, ma non accettava, e allora sperava per il figlio una situazione più semplice. Una condizione che durò solo qualche anno di matrimonio e ben presto sfociò in altro.

Borgo Sud è, però, prima di tutto una storia di sorelle

La figura maschile è presente ed è importante, tuttavia rappresenta lo sfondo su cui il rapporto delle due sorelle si instaura.

Piero è quell’ombra sempre presente, nonostante anche il divorzio, nella vita della narratrice. D’altronde è la stessa che afferma che non è stata, né sarà mai pronta a vivere in un futuro diverso dal suo. A conferma di ciò, l’abilità di Piero di esserci per lei, soprattutto nei momenti difficili come quando Adriana verrà portata in terapia intensiva a seguito di una brusca caduta.

Per Adriana, animo libero e poco sofisticato come si evince dal suo dialetto marinaro, l’ombra maschile è rappresentata da Rafael. Marinaio di Borgo Sud che è stato la vera causa del suo male. Il male economico per ciò che concerne i debiti da cui Adriana scappa, mentre per quello fisico, al lettore, così come alla narratrice, sembra non essere dato sapere.

 Il loro è sempre stato un amore e odio, una grande percentuale del loro rapporto è stata sempre contrassegnata da una profonda passione che ha portato, poi, alla nascita del figlio Vincenzo. Sì, proprio come il loro fratello defunto, a cui la madre aveva dedicato tutta la sua vita.

Adriana proprio con in braccio Vincenzino, irrompe di nuovo nella vita della sorella, con la disinvoltura di chi scappa per paura dei debitori e non lo vuole fare vedere.

Da sorella ribelle a madre forte: questa è stata la più grande evoluzione di Adriana nel romanzo Borgo Sud. Per il resto è sempre alla ricerca della libertà che gli è stata negata.

Quella libertà che per Rafael è “vivere in mare senza altri padroni”, che però, ha causato il calvario e la fuga dell’amata. Quella libertà che, invece, per Adriana è voglia di recidere i legami con il luogo di nascita. Così, come la sorella, ma le direzioni che le due hanno intrapreso sono state completamente diverse.

La razionalità della narratrice l’ha condotta fino a Grenoble, in Francia. A seguito del divorzio, per proseguire la sua carriera di insegnante ha sfruttato questa grande opportunità, che all’infuori dei banchi di scuola la fa sentire tanto sola, se non fosse per le chiacchiere col vicino di casa e le coccole di un gatto.

L’irrazionalità di Adriana, al contrario, l’ha ricondotta nella stessa atmosfera in cui era cresciuta, anche se in un luogo diverso, quello di Borgo Sud. Tuttavia, il suo è sempre stato un istinto da nomade, per cui non è stata una sorpresa quando ad un certo punto ha fatto irruzione a casa di Piero e della sorella a Pescara, la vera sorpresa è stata non vederla da sola: ma con un bimbo di cui nessuno sapeva l’esistenza, il suo.

La maternità è, inoltre, un tema importante di Borgo Sud, che Donatella Di Pietrantonio si porta dietro sin dall’Arminuta.

La narratrice era cresciuta in un’altra famiglia, eppure quando la loro mamma biologica si ammala, trova il tempo di accudirla fino al suo ultimo respiro. Pur non avendo mai condiviso più di qualche scambio di battute, fa quello che qualsiasi altra figlia per bene avrebbe fatto. Perché lei è proprio l’emblema della brava ragazza.

Adriana, invece, rimane fedele a sé stessa, e per tutto il periodo della malattia della madre non si fa viva. Solo al funerale apparirà, con gli occhi gonfi dalle lacrime e il cuore pieno di rimpianti o rimorsi? Anche questa volta, lo sguardo del lettore, che è quello della narratrice, non capisce.

Dalla madre delle due sorelle, inoltre, emerge un tratto distintivo del sud: la superstizione che si mischia con l’ambiente religioso. Pare che, durante un litigio, la madre avesse lanciato una maledizione ad Adriana, a cui neanche la sorella intellettuale avrebbe creduto. Tuttavia, la vita di Adriana, le peripezie che ha dovuto affrontare non fanno altro che confermare l’idea che fosse davvero maledetta.

Difatti, le ultime parole della madre saranno proprio: “Fagli leva’ la maledizione”.

Borgo Sud si rivolge ad un lettore attento e attivo.

Attento alle minuziose descrizioni oggettive degli ambienti e soggettive della gente che vi abita. L’attenzione del lettore deve, però, fare i conti con i salti temporali. Non mancano, infatti, flashback e flashforward che rendono difficile capire in che periodo collocare i fatti che si stanno leggendo. Ma al contempo veloce, intenso, forte e misterioso il romanzo. Tutti hanno voglia di intrigo, e la scrittura dell’autrice si fa portatrice proprio di ciò.

L’autrice fa un gioco con il lettore: chiede che sia lui ad indovinare il momento esatto a cui si riferisce quando, ad esempio, da un momento all’altro i ricordi della narratrice cambiano prospettiva. D’altro canto sin dalle prime pagine ci avverte: “la memoria sceglie le sue carte dal mazzo”.

Il lettore di Borgo sud è attivo, soprattutto alla fine.

Il sentimento dominante delle ultime pagine è quello di irrisolutezza, la percezione è proprio quella di fermarsi e restare lì fermi, in attesa. La Di Pietrantonio lascia spazio al lettore, lo mette davanti ad una scelta o semplicemente lo saluta con la stessa facilità con la quale Adriana da un momento all’altro scompare dalla vita della sorella.

Chissà se riapparirà di nuovo, secondo l’autrice l’arco narrativo si è chiuso e lascia aperte altre possibilità. Il lettore, come la narratrice, spera di sapere di più di quella linea retta, eppure ingarbuglia, che inizia con Adriana con il bambino tra le mani e termina 16 anni dopo in ospedale.

Con mia sorella ho spartito un’eredità di parole non dette, gesti omessi, cure negate

Dinanzi a ciò, è facile farsene una ragione e non pretendere alcun continuo, ma per quel che vale: “Buona fortuna Adriana!”.



Giulia Grasso