La casa delle bambole umane di Anatoly Moskvin

Anatoly Moskvin era uno storico molto conosciuto nel suo paese, Niznhy Novgorod, in Russia. Uomo estremamente intelligente era esperto di cimiteri e parlava ben 13 lingue. Nel 2001 si scoprì che questo genio aveva anche un altro hobby: riesumava bambine morte da poco, le mummificava, le vestiva e le teneva in casa come fossero bambole.

L’uomo venne scoperto quando la polizia si presentò a casa sua per fargli delle domande su alcuni reclami nel cimitero locale. Quello che videro fu raccapricciante ed Anatoly venne arrestato.

In casa sua vennero ritrovati i corpi mummificati di 29 bambine, dai 3 ai 12 anni. Anatoly riesumava le bambine, le mummificava e le trasformava in bambole seguendo una guida che lui stesso aveva stampato, seguendola ogni volta scrupolosamente. Poi le vestiva come bambole e le teneva in casa, dando loro nomi e celebrando per ognuna la festa di compleanno. In alcune aveva persino messo delle scatole musicali all’interno della cassa toracica.

Alcune avevano il viso ricoperto di cera e truccato, mentre altre erano ricoperte di tessuto. Nella casa degli orrori vennero ritrovate anche delle registrazioni in cui l’uomo celebrava delle feste di compleanno per le sue bambole e in uno di questi confessa che le bambole sono composte da resti umani.

La madre di Anatoly, 74 anni, disse di non essersi mai accorta di nulla. Pensava che quello di creare bambole era un hobby strampalato del figlio, ma non avrebbe mai pensato che fossero dei cadaveri.

Anatoly ha spiegato che la sua ossessione per la morte inizia all’eta di 12 anni, quando durante un funerale lo costrinsero a baciare la salma di una bambina di 11 anni.

Nel 2011 venne arrestato e nonostante sia stato considerato una specie di genio non viene ritenuto in grado di poter sostenere un processo motivo per cui fu rinchiuso in un istituto psichiatrico.

Durante l’arresto ha affermato che lo scopo delle sue macabre azioni era di tenere le bambine al caldo perchè le loro famiglie le avevano abbandonate al freddo.

Il racconto di una delle madri delle vittime

Natalia Chardymova era la mamma della piccola Olga, brutalmente uccisa nel 2002. Olga aveva solo 10 anni, quando per la prima volta le venne permesso di camminare da sola da casa sua fino a quella della nonna, nell’isolato vicino.

Un tossicodipendente però la assaltò per rubarle gli orecchini e poi la uccise colpendola con una sbarra di ferro in testa. Il corpo venne ritrovato solo 5 mesi più tardi.

Oltre a questo dolore, per la madre si aggiunge quello di aver pregato per ben nove anni su una tomba vuota. 

Natalia racconta anche come Anatoly perseguitasse la famiglia lasciando dei bigliettini sulla tomba di Olga per ogni ricorrenza: il compleanno, l’inizio e la fine della scuola, le feste nazionali. Nel biglietto l’uomo si firmava come “L’angelo gentile” e si rivolgeva alla bambina come “Signorina”.

Dopo vari messaggi e alcuni danni alla tomba, decisero di chiamare la polizia che però non poteva fare molto. Solo nel 2011 Anatoly viene scoperto e la polizia chiede a Natalia e a suo marito di aprire la tomba di Olga perchè in una casa sono stati scoperti 29 corpi di bambine mummificate.

Quando recuperarono la tomba, videro un buco sulla parte superiore creato da Anatoly per riesumare il corpo. Natalia non sa darsi pace perchè quell’uomo ha vissuto con la sua bambina per nove anni, quasi quanti ne ha vissuti con lei.



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