Juventus – Real Madrid, dalla A alla Z

Sono passati pochi giorni dalla finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. A Cardiff le merengues hanno conquistato la terza Champions League in quattro anni, la dodicesima della sua storia e soprattutto la seconda di fila, i primi a compiere un’impresa del genere. Una grande delusione invece per la Juventus, che dopo un gran primo tempo non è riuscita ad evitare la sconfitta: è la settima finale di Champions League persa su nove disputate. Senza soffermarci sulla mera cronaca del match, SocialUp ha voluto raccontarvi la partita tramite un’analisi del match e i vari temi emersi dalla finale di Cardiff, dalla A alla Z.

A – Agnelli e Allegri. Partiamo dal post-Cardiff: sono loro le due figure a cui la Juventus si deve aggrappare per ripartire. Toccherà a loro rimotivare un gruppo che rischia un tracollo emotivo dopo la finale persa e rinforzare adeguatamente la squadra in estate per ritentare l’assalto alla Champions League.

B – BBC, Barzagli Bonucci Chiellini. Il muro che ha garantito sei anni di vittorie in campo nazionale alla Juventus e che ha permesso alla Vecchia Signora di giungere fino alla finale di Cardiff. Dopo l’impresa contro il Barcellona però, zero gol subiti di fronte alla MSN, a Cardiff la difesa della Juventus ha subito un sonoro poker da Ronaldo e gli altri galacticos, dimostrandosi vulnerabile se attaccata in velocità e in profondità, come successo in occasione del terzo e quarto gol madridista.

C – Cardiff, una località inconsueta per giocare una finale di Champions League, che si è dimostrata però adeguata – sia per quanto riguarda la città sia per quanto riguarda lo stadio – ad ospitare un evento di tale portata. Ben riuscito anche il primo esperimento di stadio “chiuso”, con un tetto a proteggere l’evento da eventuali attacchi terroristici.

D – Dodici, il numero di Champions League vinte dal Real Madrid, con il Milan ormai staccato di cinque lunghezze. Non che ce ne fosse bisogno, ma quest’ultima vittoria è stata la conferma che i blancos sono il più grande club europeo della storia del calcio.

E – Eleganza, elemento che i giocatori del Real Madrid abbinano a tecnica e qualità. Kroos, Modric e Isco, i giocatori che rispondono maggiormente a queste caratteristiche, durante la finale hanno connotato le loro giocate di una rara eleganza, una rara gioia per gli occhi di ogni amante del calcio.

F – Forza, la forza dimostrata dal Real Madrid, più abituato a giocare eventi europei di questo tipo. Forza che non ha avuto la Juventus, e che dovrà dimostrare nei prossimi anni per poter conquistare il trofeo.

G – Gigi Buffon, perché se c’era un giocatore della Juventus che meritava di vincere la Coppa questo è proprio Buffon. La vittoria della Champions sarebbe stato un premio sia per l’annata incredibile sia per la sua carriera, che lo rende il miglior portiere di tutti i tempi. E ora le possibilità di Gigi di vincere la Coppa diventano sempre più risicate: salvo sorprese, gli rimane un solo anno per compiere l’impresa.

H – HD, Higuain e Dybala, ovvero quello che è mancato alla Juventus. I due uomini di maggior qualità del reparto avanzato della Juve, i due uomini a cui la Juve si aggrappava per decidere la partita. Non solo per propri demeriti – sono stati infatti isolati dalla squadra, che soprattutto nel secondo tempo non riusciva a ripartire – il primo ha confermato il suo scarso feeling con le finali, il secondo ha dimostrato di non essere ancora un top player, almeno nelle partite che contano.

I – Immagine della partita, 64esimo minuto: la Juve tenta di uscire dalla propria metà campo con un disimpegno sulla fascia sinistra tra Alex Sandro e Mandzukic. Quest’ultimo si fa anticipare da Modric e, servito da Carvajal, dal fondo effettua un cross perfetto sul primo palo dove si fa trovare in perfetta posizione Ronaldo: piatto destro, 1-3 e partita chiusa. Se nel primo tempo la Juventus era riuscita a dialogare frequentemente palla a terra, nel secondo tempo è mancata proprio questa capacità di fraseggio, che è invece riuscito al Real: è qui che si è decisa la partita.

L – Livello. Nonostante la sconfitta, la Juventus in questi anni è riuscita a raggiungere il livello dei top 5/6 club europei, che ogni anno si giocano la Champions League, e questo status raggiunto sarà impossibile da smantellare in pochi mesi. Il punto da cui deve ripartire la Juventus e da cui i tifosi possono essere parzialmente rincuorati.

M – MM, Mario Mandzukic, l’uomo che ha provato a rovesciare il destino di questa finale. Una rovesciata che entra senza dubbio a far parte dei gol più belli della Champions League. L’unico che si salva della squadra bianconera, a conferma di una stagione stratosferica per il croato, nel nuovo ruolo di esterno sinistro.

N – Notte, la notte di Cardiff resterà nella memoria di molti. Sia nel male, perché è comunque una forte delusione per la Vecchia Signora, che pensava fosse l’anno buono per alzare quel titolo che manca dal 1996, sia nel bene, perché da una sconfitta così pesante non si può far altro che trarre gli insegnamenti con cui migliorare. E una notte che resterà impressa anche tra i “gufi” di tutta Italia: dopo Istanbul 2005, Atene 2007, Madrid 2010 e Berlino 2015, un’altra notte europea che ha diviso l’intera penisola.

O – Ossessione: perché alla settima finale persa su nove giocate, per la Juventus la Champions League rischia di diventare un’ossessione. Quella stessa ossessione per il triplete di quest’anno che ha influito sull’esito della finale di Cardiff: in Europa l’ansia per la vittoria può giocare brutti scherzi.

P – Panchina, perché la superiorità madridista si è vista non solo nell’undici titolare, ma anche nei ricambi in panchina. Da un lato è entrato Lemina, dall’altro Asensio – il wonderboy madridista che ha segnato l’ultimo goal -, da un lato Marchisio, dall’altro Bale, da un lato Cuadrado, dall’altro Morata: lampante superiorità.

Q – Qualità, vale a dire il fattore che ha deciso la partita. Se nel primo tempo la qualità del fraseggio bianconero è stato alla pari se non superiore a quello madridista, nel secondo tempo è salita in cattedra la maggior qualità del Real Madrid e dei suoi interpreti. Un totale dominio del centrocampo e Juventus costretta alla fase difensiva: i fattori che hanno portato alla seconda, terza e quarta rete delle merengues.

R – Ronaldo, Cristiano Ronaldo, il giocatore più decisivo del mondo. Due goal a decidere la finale per la sua quarta Champions League, per il quinto anno consecutivo capocannoniere della Champions League, e a dicembre vincerà il quinto Pallone D’Oro. Forse non rivoluzionerà mai il gioco del calcio come l’hanno fatto Crujiff, Maradona e Messi, ma nessuno è mai stato decisivo nella storia del calcio come CR7.

S – Sette, il numero delle finali perse dalla Juventus, su nove disputate. La massima competizione europea che, se non lo è già, rischia di diventare una maledizione per il club e i tifosi della Vecchia Signora.

T – Tribuna, perché oltre a ciò che è successo in campo, ha fatto assai discutere la scelta di Zidane di mandare in tribuna Jàmes Rodriguez. È ormai chiaro come il colombiano sia ai margini della rosa e che partirà in estate: a contenderselo Manchester United, Inter e PSG.

U – Unione: la Juventus nel secondo tempo si è dimostrata disunita, poco compatta e organizzata nella sua disposizione difensiva. Tutti elementi che hanno caratterizzato i sei anni del dominio bianconero in Italia, e che a livello europeo sono mancati proprio sul più bello.

V – Velocità. Se abbiamo parlato di eleganza, qualità e tecnica, non si può dimenticare la velocità delle transizioni offensive realizzate dal Real Madrid nel secondo tempo. Una velocità che ha messo a nudo le difficoltà della difesa bianconera.

Z – O meglio ZZ, Zinedine Zizou Zidane. Quando un anno e mezzo fa subentrò sulla panchina del Real a Rafa Benitez, fu accompagnato da un’immensa dose di scetticismo: “Deve fare gavetta” “Non è un’allenatore, gestisce solo i giocatori”. Diciotto mesi dopo: rivoluziona il Real Madrid a livello tattico – CR7 più vicino alla porta, Casemiro a protezione del centrocampo, maggior fraseggio e gioco corale – e vince una Liga e due Champions League. Leggenda, da calciatore e da allenatore.



Andrea Codega