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Intervista al Management: “A febbraio in tour per presentare Sumo!”

Agli esordi si sono presentati come il Management del dolore post operatorio, da un paio di anni Luca Romagnoli e Marco di Nardo hanno abbandonato il dolore post operatorio e sono semplicemente il Management. Il 2019 è stato un anno importante per loro perché sono ritornati sulla scena musicale con un nuovo progetto discografico dal titolo “Sumo” e contenente dieci tracce. “Sumo”, nella settimana di uscita, è entrato direttamente al 12° posto della classifica di vendita “Top 200 Pop” e al 20° di quella “Top 200 All Genres” su ITunes e al 7° posto della classifica di ascolto “Most Streamed Album” su Deezer.

Con il 2020, il duo del celebre album d’esordio “Auff!!!”, si appresta ad iniziare il tour di presentazione dell’album che partirà il 7 febbraio da Pescara e toccherà molte delle città italiane tra cui Torino (14/02), Bologna (15/02), Conversano (21/02), Napoli (22/02), Segrate (28/02) e Roma (29/02). Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con Luca Romagnoli che ci ha raccontato che fine ha fatto il dolore post operatorio ed il tour.

Da Auff!!! A Sumo: cinque album ed un’evoluzione musicale. Come nasce un progetto discografico del Management? Qual è il processo di scrittura e in cosa vi considerate diversi rispetto a prima?

Nel nostro processo di scrittura c’è un coinvolgimento molto emotivo innanzittutto. Il percorso più che di coerenza artistica – che per noi è una sciocchezza – è basato sul farci prendere dalle emozioni del momento consapevoli che la prima forma di coerenza è verso se stessi non verso il nostro lavoro passato. La cosa fondamentale della vita è capire che si cambia sempre, giorno per giorno, per essere felici e per portare avanti qualcosa che per noi è importante e vitale. Scrivere delle cose e portarle avanti per noi è importante purchè consono a momenti della vita che sono stati di crescita.

Avete mollato il dolore post operatorio per dare risalto solo all’idea del Management. È lecito chiedervi cosa ne avete fatto di quel dolore? Si è trasformato e se sì in cosa?

(n.d.r. ride) In verità, quest’ultimo disco è pieno di dolore, in tutte le sue forme. Il dolore post operatorio lo abbiamo interiorizzato: da fuori lo abbiamo portato dentro. A volte è stato legato all’estetica e al comportamento del gruppo. Lo abbiamo voluto trasformare in qualcosa di poetico, emotivo e musicale. Interiorizzato, così, il dolore viene sussurrato. Con quest’ultima provocazione sul cambio del nome, ci siamo voluti concentrare solo su concetti di poetica, di armonia e di produzione musicale.

Nel 2019 avete rilasciato “Sumo”, un album che vi fa scoprire più intimisti e allo stesso tempo amanti della sperimentazione. È proprio nell’omonima canzone che paragonate il tempo ad un lottatore di sumo. Ci spiegate perché il titolo e perché questa scelta?

Abbiamo scelto il titolo del disco in relazione a questa canzone perché il lottatore di sumo, una figura pesante ed imbattibile, rappresenta il tempo perché, secondo noi, nessuno vincerà contro il tempo però è il tempo che con il suo incedere costante crea i ricordi belli o brutti, la nostalgia, la malinconia, le assenze e i dolori che sono presenti in tutti i brani del disco. È per questo che alla figura del lottatore di sumo abbiamo dato questa importanza da essere il titolo del disco. Ma è anche vero che in tutto questo, c’è la lotta ossia la voglia di non dimenticare, di trasformare tutto questo in poesia e di cercare di raccontarlo perché noi siamo queste esperienze. C’è questa gioia di ricordare anche se il ricordo fa male. Di solito per chiudere questi discorsi cito Alda Merini che diceva: “La malinconia è la gioia della tristezza” per dire che la malinconia ha in sé anche un certo piacere nel ricordare cose che ci fanno male anche perché sarebbe più terribile dimenticarle.

Ad ogni nuovo ascolto, resta indelebile un concetto: la necessità di essere pervasi da affetto mista ad un senso di nostalgia e di malinconia. È molto interessante la scelta di inserire in più canzoni la presenza dell’albero. Ci racconti se ha un significato particolare per voi?

In questo disco ci sono delle cose che tornano e non ce ne siamo manco accorti. Ad esempio, tornano spesso: la luna, gli alieni, l’infinito, diversi pianeti e gli alberi. Ci sono alcune cose che, pur scrivendole per un amore, alla fine per me autore di testi, c’è sempre una visione per cui parlo del mondo e degli uomini e di come gli uomini stanno rovinando questo mondo.

Tra le canzoni spiccano “Per i tuoi occhi tristi”, “La notte nelle vene”, “Forte Forte” e “SessoSesso”. Come sono nate? E soprattutto che ruolo ha l’Amore per il Management?

Le canzoni nascono insieme a Marco Di Nardo, chitarrista e compositore di tutte le musiche. Io scrivo i testi e canto. Io amo scrivere sulla musica perché amo lasciarmi trasportare ed emozionare. Aspetto sempre che Marco mi dia una bozza abbastanza completa della canzone. Nasce sempre prima la musica dei testi perché detesto aspettare l’ispirazione con davanti un foglio bianco. È così che sono nate queste canzoni.

Per quanto riguarda l’Amore, sin dagli inizi ne abbiamo parlato. Molto dipende da quale angolazione lo guardi. Prima ne parlavamo dal lato della provocazione, cercavamo un attimo di gridare forte che il nostro modo di amare era diverso. Secondo noi, il centro fondamentale della vita e poi anche dell’amore, è sempre la libertà. Per essere felici, bisogna essere liberi. Questo è categorico. Libertà in amore è da intendersi nel senso di sentirci liberi di essere quello che siamo. Non si può amare una persona cercando di comandarla o di modificarla o di rinchiuderla. Nella libertà di essere ciò che siamo, se due persone libere e contente nella propria vita si trovano, due persone libere fanno un grande amore. Se una delle due persone vuole prevaricare sull’altra, è perché uno dei due o entrambi non sono persone libere e quindi si cerca di incantenare l’altra. La libertà è un concetto che può entrare solo nella testa delle persone intelligenti. Le persone stupide non sono capaci di comprendere il concetto della libertà.

Nuovo album, sarete in tour. Cosa manca al Management per sentirsi appagato se potesse pensare in grande?

Ho una visione su questo tipo di domanda molto particolare. Il punto è che se uno smette di avere un sogno più grande di se stesso, poi si ferma e diventa triste. Paradossalmente, ci deve sempre mancare qualcosa. Vogliamo sempre avere un sogno più grande di noi per impegnarci a realizzarlo. Una volta raggiunto, proviamo ad avere di più ma avere di più significa riuscire ad emozionarci sempre di più e più a fondo.