Intervista al Maestro Filadelfo Castro: la musica, Rita Pavone e JAMS

Stasera su Rai Gulp andrà in onda “JAMS”, la serie co -prodotta da Rai RagazzieStand By Me con la consulenza scientifica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, diretta da Alessandro Celli e con la speciale partecipazione di Martina Attili. I primi 5 episodi sono già disponibili in anteprima su RaiPlay.

Nel cast anche il Direttore d’orchestra Filadelfo Castro che abbiamo già conosciuto lo scorso febbraio alla 70° edizione del Festival di Sanremo durante il quale ha diretto Rita Pavone.

Per Filadelfo Castro, però, non è una novità lavorare con artisti così importanti. Da sempre per lui la musica è tutto. Step by step è riuscito a trasformarla da una dipendenza ed una passione ad un lavoro.

Nel suo studio di Como, immerso tra il lago e le montagne, ha creato da zero progetti innovativi (Bouchra, Leonardo Decarli) ha collaborato con i grandi della musica italiana (Pooh, Max Pezzali, Rita Pavone, Gatto Panceri, Enrico Ruggeri & Nico Fortarezza, Valerio Scanu, Dodi Battaglia, Claudio Cecchetto). Perché il lavoro e la qualità pagano, sempre.

In questa intervista, il Maestro Castro si racconta a 360 gradi: dalla musica come dedizione fino alla partecipazione in “Jams” come attore.

Produzione, composizione, direzione artistica. Una vita all’insegna della musica. Maestro Castro, qual è lo stato di salute della musica italiana oggi? Cosa dovrebbe imparare dalla musica internazionale e cosa dalla propria storia?

Grazie della domanda davvero profonda ed intelligente. La musica italiana ha subìto un profondo ed intenso rinnovamento negli ultimi anni: la trap, l’hip hop, l’elettro pop e l’indie hanno preso molto spazio togliendolo ai nostri artisti storici. E’ nato dunque un nuovo mercato dettato anche dalle logiche di Spotify e dei nuovi media attraverso i quali i più giovani fruiscono della musica. In questo scenario sono nate nuove opportunità per noi artisti e produttori, ma anche la necessità di esplorare un nuovo modello di sostenibilità economica della professione musicale. Purtroppo non tutti si sono fatti trovare pronti a questo cambiamento ed è necessario maturare nuove skill per rimanere nel mercato.

Dalla nostra storia dobbiamo imparare che la musica italiana ha vinto nel mondo quando ha mantenuto una sua identità precisa (e non mi riferisco solo alla lirica); se continueremo a imitare i prodotti esteri perderemo la grande sfida dell’internazionalizzazione e correremo il rischio che le nuove generazioni ascoltino sempre meno le nostre canzoni. Dobbiamo ritrovare una nostra identità adeguata al presente tornando a quel livello di creatività pura che ci ha reso eccellenti nel mondo.

Il suo curriculum svela molte collaborazioni con artisti del calibro dei Pooh, Claudio Cecchetto, Gatto Panceri e Ronn Moss. Ci racconta qualche aneddoto o restroscena?

Contrariamente a quello che molti pensano, l’incontro con gli artisti è quasi sempre del tutto casuale; non ci sono particolari lobby o strategie, ognuno di noi deve creare buona musica e tenerla nel cassetto pronta per quando qualcuno avrà bisogno di lei. Claudio Cecchetto mi convocò nel suo ufficio dopo avere ascoltato una versione di “Come mai” di Max Pezzali che avevo arrangiato per un artista emergente, pensavo mi chiamasse per dirmi che non potevamo pubblicarla, invece mi ha detto: “E’ la più bella versione dopo quella di Max”, qualche settimana dopo è venuto da me con un pezzo di Max Pezzali da suonare e abbiamo iniziato una bellissima collaborazione. Stessa cosa è avvenuta per Ronn Moss, ha ascoltato un mio brano tramite un’amica comune e ci siamo tr

ovati in studio a lavorare poco dopo. Il mio lavoro è basato solo ed esclusivamente su proporre buone canzoni.

Da ultimo ha diretto l’orchestra nella settantesima edizione del Festival di Sanremo per Rita Pavone. Come vi siete conosciuti? Com’è stato stato interfacciarsi con lei?

E’ stato sempre Claudio Cecchetto a suggerire a Rita di lavorare con me, è nato da subito un rapporto bellissimo con lei e con Giorgio Merk (il figlio e autore del brano di Sanremo). Rita è un vulcano di energia, ha una voce esplosiva e una presenza scenica impressionante, è stato facilissimo lavorare con lei: non impone nulla, rispetta i collaboratori, lascia a tutti libertà creativa e sul palco non ti lascia il minimo dubbio che possa accadere qualcosa di negativo. E’ una delle migliori professioniste che abbia mai conosciuto in vita mia e dirigere l’orchestra per lei è stata senza dubbio un’esperienza meravigliosa che mi porterò per sempre nel cuore!

E’ musicista per cinema, Tv e pubblicità. Come cambia il modo di approcciare alla composizione e alla scrittura in base al progetto di riferimento? Ci sono dei principi che cerca di rispettare sempre?

Il principio fondamentale che seguo è quello di lasciarmi contaminare dalle persone e dai progetti per i quali sto lavorando, di essere sempre al servizio della musica, della voce dell’artista o delle immagini (nel caso di musiche per la TV o per il cinema) e cerco di cambiare spesso il mio approccio. Non amo ripetermi o intraprendere la via già conosciuta, sono un esploratore avventuroso e pieno di curiosità verso il nuovo e l’ignoto. Cerco sempre di ricordarmi che studiare è fondamentale per ridurre le possibilità di errore, ma la dote più importante di un musicista è saper ascoltare e guardare dentro di sè. La musica si forma spontaneamente nel nostro inconscio, siamo vibrazione pura e di conseguenza emotività dobbiamo solo trovare il modo di veicolarla nella maniera più pura verso un mezzo tecnico.

A proposito della TV, ci racconta di “Nuovi Eroi”, serie tv in 30 puntate in onda su Rai Tre, in cui si è occupato delle musiche?

“Nuovi eroi” è un progetto molto bello nel quale si raccontano storie con un profondo significato umano e sociale, è stata una serie molto complessa da gestire per la quantità di musiche da creare e per la volontà della produzione di caratterizzare ogni storia in maniera differente. Per me è stata una sfida e una gioia, perché in ogni episodio ho potuto suonare pressoché ogni genere musicale: dalla musica classica all’EDM. Questo è quello che amo della musica per le immagini e delle produzioni televisive: la volontà di essere sempre imprevedibili e ringrazio la produzione Stand by me e Simona Ercolani per avermi lasciato cosi tanta libertà di espressione.

Il prossimo progetto in cui la vedremo impegnato è la pluri-premiata serie TV per Ragazzi JAMS di RAI nella quale ha partecipato in qualità di attore. Qual è il suo personaggio? Com’è stato interpretarlo?

Mi avete scoperto! In JAMS, oltre ad avere composto le musiche, ho avuto la possibilità di recitare.  Simona Ercolani della produzione Stand by me mi ha detto in una riunione di approvazione delle musiche: “Stiamo cercando il professore di musica…non lo troviamo…ora lo devi fare tu!”.

Fortunatamente nella finzione faccio qualcosa di compatibile con la mia natura: un professore di musica moderno e vicino ai ragazzi, l’ho presa come una sfida e un’occasione per imparare cose nuove e osservare il set da vicino. E’ stata una grande esperienza che mi ha molto divertito. E non è stata neanche l’unica volta! Se siete curiosi, mi trovate anche nel film di Massimo Boldi e Christian De Sica “Amici come prima” nel ruolo di chitarrista della band presente nel film al fianco di Christian.



Sandy Sciuto