Intervista al Baffo: il racconto in blu di storie di vita quotidiana

È conosciuto per le sue vignette come Il Baffo su Instagram, social in cui oramai è seguito da più di 500.000 follower, ma per l’anagrafe è Giulio Mosca, classe ’91, genovese d’origine e torinese d’adozione.

A soli vent’anni, Giulio si è trasferito a Torino. Nel 2014, dopo esser stato assunto in un’importante agenzia pubblicitaria come motion designer, si è licenziato per fondare una startup nel settore gastronomico insieme ad altri due soci che in seguito è stata acquisita da Just Eat, multinazionale inglese.

 È nel 2016 che nasce il personaggio del Baffo che diventa virale in poche settimane.

Le sue vignette raccontano momenti di vita, attimi di pensieri, sensazioni che tutti abbiamo provato una volta nella vita e mettore il follower in una tale empatia con l’autore che non può fare altro che condividerle.

Il riscontro è stato talmente importante che il Baffo ossia Giulio Mosca ha pubblicato quattro libri ossia “La notte dell’Oliva” nel 2017, diventato subito un best seller e “Sublimi Banalità Quotidiane” e “La fine nel mondo di qualcun altro” nel 2018 e “Le poesie si possono disegnare” nel 2019.

Durante il lockdown abbiamo chiacchierato con Giulio Mosca chiedendogli segreti dell’essere un vignettista ai tempi dei social e del suo nuovo libro su cui sta lavorando.

Sin dall’università ti sei dato tanto da fare. Sembra chiaro che alla base del tuo successo ci sia scommettere su se stessi e sulle proprie idee. Da cosa ti sei fatto ispirare? Non credi di essere stato un precursore dei tempi?

Ho cominciato ad usare Internet in questo modo per un bisogno personale, in realtà. Durante il periodo in cui lavoravo nella mia startup, sentivo questa mancanza di un’area creativa tutta mia, nonostante il lavoro che facessi lo fosse già.

Da quel momento mi sono detto: “Faccio un disegno al giorno e lo faccio su Internet”. Disegnando pubblicamente mi sarei sentito più in dovere di farlo. Da lì non mi sono più fermato.

Possiamo dire che sono stato uno dei primi che ha iniziato sui social network con uno stile di vignetta singola molto diretta, ma non il primo visto che già c’era Mattia Labadessa che aveva iniziato a fare vignette prima di me, anche se con uno stile e con tematiche diverse. La figura del vignettista sui social è nata sicuramente con lui, a pensarci. Zerocalcare, invece, è stato il primo fumettista sul web.

Non è solo una questione di creare vignette originali ma anche di veicolarle, sfruttando al massimo i social. Nel tuo caso, che ruolo hanno avuto? E quale funzione gli riconosci nel futuro?

Per me sono stati fondamentali. Il social network è uno spazion virtuale in cui si possono veicolare messaggi in maniera più veloce rispetto al mondo fisico. I social hanno un potenziale enorme e avranno questa forza anche nel futuro. Ovviamente se vi sarà una saturazione, sarà necessario creare e trovare altri canali in cui poter diffondere la propria arte.

Il contenuto è la cosa principale, però. Senza un contenuto forte e di qualità, non c’è social network che possa aiutare.

A proposito di contenuti, parliamo delle tue vignette. Da dov’è nata l’idea di realizzarle così come sono ossia con questa scelta di colori, con questi personaggi e con queste parole?

I personaggi hanno la pelle blu perché volevo trovare un modo per renderli memorabili e quindi riconoscibili e distinguibili.

La parte psicologica e introspettiva di questa scelta è l’introduzione di un elemento surreale. Nonostante i personaggi abbiano sembianze umane, io volevo dargli questa caratterizzazione derivante dal colore della pelle per far sì di riuscire a guardarli in maniera distaccata. Vederli da fuori per comprenderli meglio perché penso che quando ciò accade ci si immedesima anche di più.

Dal punto di vista dei colori, la palette cromatica ha sia delle valenze emozionali soprattutto legate ai dialoghi non sempre felici sia una semplice preferenza di colori proprio a livello tecnico.

I colori sempre presenti solo il blu e il rosso che sono colori primari con significati opposti ma a cui gli esseri umani hanno attribuito nei secoli un valore.

Da dove trai ispirazione?

Ci sono vari modi in cui può nascere una mia vignetta. A volte faccio prima il disegno e poi è come se mi mettessi quasi ad ascoltare i personaggi. Ciò mi rende un ascoltatore che gli mette le parole in bocca dopo averle immaginate.

A volte, invece, faccio il lavoro inverso. Parto da un concetto, una frase o un’illuminazione e costruisco a ritroso la vignetta. Altre volte creo delle strisce con sequenza di immagini. In quel caso, parto prima dal testo e poi dalla struttura.

Quanto c’è di autobiografico nelle tue vignette?

Non sempre quel che c’è nelle vignette corrisponde a qualcosa che mi è accaduta nella vita. Per tutti gli autori credo sia impossibile non inserire qualcosa delle proprie esperienze perché è parecchio difficile estraniarsi dall’opera che si crea. Quindi sì, ci sono spesso delle note autobiografiche, ma non sempre tali e quali. Talvolta sono romanzate, altre volte sono esperienze che ho avuto e che mi hanno portato ad altre conclusioni o ad un altro ragionamento.

Spostiamoci alle tematiche che tratti nelle vignette. È come se parlassi alla generazione dei trentenni con in più l’odore del sesso sempre presente.

Per quanto riguarda il discorso generazionale, credo sia inevitabile che si finisca a parlare a chi ha la tua età. Non è voluto. Parlando di me, di conseguenza sono io nei miei anni di vita.

Dal punto di vista delle tematiche, anche sessuali, io parlo di esperienze di vita. La sfera sessale è una costante della vita dell’uomo e io cerco di parlarne senza esasperarla o diventando volgare, ma non per un mio atteggiamento di censura ma proprio perché secondo me raccontata così assume molto più valore rispetto ad una banale erotizzazione esasperata senza contenuto.

Fare vignette per te a volte funziona come andare dal terapeuta, una sorta di autoanalisi…

Forse sì! Ma questo succede dopo del tempo. Magari rileggendole capisco se sono cambiato. Le mie vignette sono molto spontanee. Spesso nascono proprio sul momento, in modo molto veloce. Per questo motivo a volte mi autoanalizzano e altre volte le riesco a comprendere dopo.

Ci sono vignette nate da diverbi o incomprensioni con amici o conoscenti che sono stati uno strumento che vi ha portato a chiarire e a riavvicinarvi?

Non è mai successo perché non ho mai inserito nessun altro a parte situazioni avvenute con la mia compagna.

La quarantena da pandemia globale ha stravolto le vite. È cambiato qualcosa nel tuo modo di creare e di pensare le vignette?

In realtà no perché io lavoro da casa. Ho continuato a farlo. Sono una persona che esce pochissimo e ho pochi contatti sociali. Anzi, al contrario, la quarantena mi ha fatto capire che mi sono isolato dal mondo.

È cambiato però il fatto che la mia ragazza è rimasta a casa ed è stato piacevole poterla avere in giro oltre il consueto per così tanti giorni.

Dal punto di vista dell’affrontare la vita, invece, è stato un periodo strano. Un’esperienza nuova per tutti. Credo però che sia ancora troppo presto riuscire a dire se ha influenzato la mia arte perché non ne siamo ancora completamente usciti.

Parallelamente ai social, le tue vignette sono diventate dei libri. Graphic novel ed editoria.Qual è il valore aggiunto di pubblicare libri con le tue vignette?

Il primo valore aggiunto è stato il contatto umano con una serie di autori che diversamente non avrei potuto avere e che con il tempo sono diventati amici.

Questo è il valore aggiunto principale che va oltre tutto anche oltre il riconoscimento economico.

Dal punto di vista più tecnico, invece, avere la possibilità di pubblicare è stato un modo di avere consapevolezza che chi acquista un tuo libro ha fatto uno sforzo per comprendere il tuo linguaggio e che ha investito dei soldi per leggerti. Quindi hai la sua attenzione e il suo interesse che va oltre il semplice seguirti sui social da uno smartphone mentre è in autobus o in fila. Ciò ti permette di avere un’attenzione maggiore e allo stesso tempo di migliorare lo stile narrativo, di essere più preciso e completo. Sono queste le cose che mi hanno dato più soddisfazioni.

Anche perché chi ti segue sui social è un pubblico che si è fidelizzato col tempo e che è interessato ad avere un tuo libro, no?

Si si…devo molto a coloro che mi seguono. Hanno sempre risposto bene alla pubblicazione dei miei libri. Gli sono grato perché mi hanno dato la possibilità di pubblicare. Sicuramente la maggior parte delle persone che legge i miei libri è gente che mi segue su Internet.

Sei a casa che stai lavorando sul tuo prossimo libro. Cosa puoi svelarci?

Sto lavorando a questo libro che per me sarà molto importante perché pubblicherò con una nuova casa editrice con cui non ho ancora lavorato. Non la posso ancora nominare, ma per me è un grande passo avanti.

È un libro su cui punto molto perché per me vorrebbe essere il libro dove per una volta mi sento al centro per cento pronto a raccontare una storia con il linguaggio del fumetto dopo aver speso tre anni a studiarlo.

Non vuol dire che rinnego cosa ho fatto prima. Anzi! Mi sento più sicuro di me stesso, ci credo molto e ci conto anche molto!

 Ultima domanda. Qual è il più grande desiderio che vorresti realizzare per il progetto de “Il baffo”?

Per il progetto de “Il baffo” non saprei cosa aspettarmi. Per il libro mi piacerebbe venisse apprezzato anche da chi non mi segue o da chi legge fumetti in generale senza seguirmi o essere affezionati ai miei personaggi. Per il futuro si vedrà.



Sandy Sciuto