Intervista ai Tre allegri ragazzi morti: “La trap è un genere che ci piace!”

In MUSICA by Sandy SciutoLeave a Comment

Un’estate all’insegna di un tour che tocca ogni parte d’Italia per i Tre allegri ragazzi morti che non hanno altro desiderio di suonare il più possibile.
Non ha bisogno di presentazioni la band di Davide Toffolo e compagni. Da sempre riconosciuti per le loro maschere che rimandano ad uno scheletro e per la loro musica originale, dolcissima e a tratti soavemente spietata, i Tre allegri ragazzi morti sono una conferma della musica italiana.
“Sindacato dei sogni”, il loro nuovo disco, è arrivato a distanza di tre anni da “Inumani” mantenendo testi e arrangiamenti che li hanno contraddistinti fin dagli esordi.
In occasione della Festa dei lavoratori hanno pubblicato il singolo “Lavorare per il male” feat. Pierpaolo Capovilla.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Enrico Molteni col quale chiacchierando abbiamo scoperto anche qualcosa che non ci aspettavamo.

Sindacato dei sogni è il vostro ultimo e ottavo album. Dieci nuove canzoni in cui i TARM tornano alle origini. Sindacato e sogni: come riuscire a farli convivere?
Siamo un po’ specialisti in questo tipo di figura retorica che è l’ossimoro, no? Da anni abbiamo un gruppo dove c’è l’allegria e la morte insieme nello stesso nome. Quindi siamo riusciti a mettere sindacato e sogni anche nel titolo. Ci piaceva l’idea che ci fosse il contrasto tra una cosa che necessità un’organizzazione così grande e una cosa così semplice che ognuno di noi ha che sono i sogni.

Nell’album ci sono due canzoni dai titoli particolari quali “C’era un ragazzo che come me non somigliava a nessuno” e “Difendere i mostri dalle persone”. Secondo i TARM, quello di oggi è un mondo senza identità, in cui è difficile essere persona?
Noi suoniamo da tanti anni e cerchiamo di stare attenti a quello che succede. È un po’ il nostro lavoro quello di tenere le antenne alte e cercare di interpretare i tempi. Sicuramente i tempi che viviamo sono, per l’ennesima volta, difficili da interpretare. Non sono mai stati facili però più andiamo avanti più le cose si complicano quindi direi che non è facile trovare il senso delle cose che succedono però è bello cercarlo. Questo è sicuro.

Per la copertina del disco avete puntato ai gattini: “Caramella”, “Bengala” e “Calamita”. Come mai proprio dei gattini?
Bah…questo non lo so dire bene. So che ci faceva sorridere l’idea che il gattino sia un animale che spinge così tanto alla condivisione. Si sa che i gattini vengono molto volentieri postati sui vari social. È una sorta di atteggiamento spiritoso verso quella consuetudine.

Cantavate “Non saremo mai come voi. Siamo diversi. Puoi chiamarci se vuoi ragazzi persi”. Ci sono stati momenti in cui vi siete sentiti come gli altri? E soprattutto in cosa vi sentite ragazzi persi?
È la prima canzone scritta dai Tre Allegri. Diciamo che tendiamo a sentirci molto simili alle altre persone che si sentono come noi. È abbastanza difficile da spiegare. Pensiamo che ci sia un certo tipo di atteggiamento verso la vita verso le cose che è quello che viviamo noi personalmente e anche la gente che ci segue. È un modo per gridare la nostra diversità da chi è diverso. L’altro giorno una bambina di dieci anni leggeva il testo e diceva: “Giusto. Chiaro!” E penso che il testo già sia abbastanza chiaro di per sé.

A proposito di ragazzi persi, viene da pensare a Dalla e all’omaggio in musica che gli avete dedicato (n.d.r. “Alle anime perse”). Cosa significa aver avuto un Dalla nella musica italiana e come vedete l’avvento della musica trap nel nostro panorama musicale?
Sicuramente Dalla per noi è un fuoriclasse della musica italiana. Era sicuramente uno dei cantautori più stimolanti perché era molto talentuoso dal punto di vista musicale e dal punto di vista della scrittura e in più era abbastanza pazzo per stupire sempre. Era abbastanza imprevedibile e questi sono tutti elementi che aumentano la sua caratura gigantesca di artista. Cosa penso della trap? A noi piace! È un vestito nuovo per comunicare canzoni nuove. È interessante che ci sia questo nuovo fenomeno perché vuol dire che c’è un cambiamento in atto. Arrivando ad un certa età, abbiamo assistito a varie mode musicali però spesso le varie mode musicali portano con sè dei contenuti nuovi. La trap è un genere musicale che ci piace. A me personalmente piace molto perché spesso è abbastanza vicino ai miei ascolti. È abbastanza scura: ha queste basi ipnotiche con alcuni elementi di frequenze alte che brillano.

 

Sei fondatore de “La Tempesta dischi”. Oltre ad essere il produttore di voi stessi, produci numerosi artisti tra cui Giorgio Canali, gli Zen Circus e Maria Antonietta. Cosa non può mancare ad un’artista per appartenere a ” La tempesta dischi”?
“La tempesta dischi” siamo noi tre: io, Davide e Luca. È la nostra società. È vero che io ci spendo più tempo in termini di lavoro di ufficio però siamo ugualmente coinvolti. Cosa non deve mancare? È difficile la risposta. La decisione di lavorare insieme con altri artisti è sempre molto istintiva e naturale. Non ci sono troppi calcoli dietro. Sicuramente non ci sono calcoli economici o idee simili. Tendiamo a lavorare con le persone con cui abbiamo una stima umana e artistica forte. È una cosa abbastanza semplice e che è venuta negli anni. Soprattutto suonando in giro incontri tanta gente, suoni con tanti gruppi e quando ci si piace, si decide di lavorare insieme. Abbiamo messo a disposizione la nostra struttura ad altri gruppi a partire da Giorgio Canali. Da quel momento abbiamo iniziato a pubblicare anche altre cose che ci sembravano interessanti. Nonostante i tempi siano cambiati, “La temepsta dischi” continua a fare cose che abbiano un valore artistico forte.

L’album è piaciuto, sarete in tour tutta l’estate. Inoltre, sarete presenti anche al Jova Beach Party. Ma che altro sognano di fare i TARM?
(n.d.r. ride) Beh, siamo stati fortunati nel senso che abbiamo suonato tanto e abbiamo fatto tanti concerti. La gente viene a vederci e credo che questo sia il sogno più bello. Ci sono sempre tante idee che vengono in mente, però credo che questa cosa qua sia la più importante.