Intervista ai chiamamifaro: “Londra”, Riccardo Zanotti e la pandemia

Dopo l’esordio di “Pasta Rossa”, brano che supera il mezzo milione di stream complessivi ed è protagonista delle principali playlist per tutta l’estate e di “Domenica”, che ne ricalca le orme, accompagnandoci dal 3 novembre a oggi, e dopo oltre un milione di streams complessivi, i chiamamifaro hanno rilasciato “Londra” lo scorso gennaio.

chiamamifaro è il progetto di Angelica Gori, 19 anni appena compiuti, accompagnata da Alessandro Belotti, di indole e stanza bergamasca ma con una forte passione per i luoghi esotici e i cactus. Il nome scelto è chiamamifaro, perché la luce del faro è un posto sicuro, illumina sempre qualcosa o qualcuno. È una luce singola che non lascia solo nessuno, neanche un due. E per Angelica, il faro è il luogo in cui ha capito che la musica puó essere la sua strada.

Come per “Pasta Rossa” e “Domenica”, anche nel caso di “Londra” la direzione artistica è di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. Abbiamo intervistato Angelica Gori che ci ha raccontato chi sono i chiamamifaro, come nascono le loro canzoni e molto altro.

“Londra” è il terzo singolo dei chiamamifaro, dopo “Pasta rossa” e “Domenica” che sono state accolte subito benissimo. Vi aspettavate tutto questo successo?

No, non ci aspettavamo niente. Siamo stati super felici del riscontro positivo delle prime due canzoni che ci ha motivato ancora di più e a lavorare bene per questo progetto e a migliorarci ogni giorno. Ancora ho il terrore che un giorno mi sveglio e sparisca tutto. Non ho ancora realizzato bene questa cosa.

Secondo te quali sono i punti di forza della vostra musica, visto che i singoli hanno raggiunto il mezzo milione di streams?

Non saprei. Credo la nostra identità musicale e artistica si crei col tempo. Non ti so ancora dire chi siamo, so che ci piacciono tante cose e che piano piano, pezzo dopo pezzo, creeremo il nostro puzzle. Un nostro punto di forza è la verità e l’onestà che cerchiamo di mettere nei nostri pezzi dato che ci piace raccontare dei momenti di vita quotidiana, di cose normali, banali che però meritano perché sono i più importanti.

So che con Alessandro Belotti (l’altra metà dei chiamamifaro) siete stati compagni di liceo. Mi racconti come siete passati da compagni di liceo a suonare insieme fino a diventare il fenomeno musicale del momento?

Facevamo lo stesso liceo, lui è due anni più grandi di me quindi in classi diverse. Un giorno nei corridoi mi ha salutata. Ricordo che in una delle conversazioni che abbiamo avuto gli ho detto che somigliava molto a Bob Dylan. Inizialmente facevamo musica separati. Un paio di anni fa mi avevano chiesto di cantare ad un piccolo festival di Bergamo, avevo bisogno di un chitarrista e ho chiesto a lui. In realtà, il festival non c’è stato per un imprevisto, ma da lì abbiamo iniziato a suonare insieme e non abbiamo smesso.

Che tipo di rapporto c’è tra te e Alessandro?

Totalmente litigioso! (ndr ride) Siamo due persone diverse sia come carattere sia come preferenze musicali. Ci scanniamo tutto il tempo, ma è pure bello arrivare ad un compromesso perché è una cosa che funziona ed entrambi lo sappiamo. Siamo coscienti di questa cosa.

Come nasce una vostra canzone?

Generalmente tutto parte da un’idea di melodia o di testo, la lavoriamo insieme sia arrangiamento sia testo. In realtà, non c’è uno schema fisso.

Mi hai detto che avete influenze musicali diverse, quali sono le tue?

Negli anni dell’adolescenza che hanno fatto maturare in me la voglia di fare musica nella mia vita, le influenze sono state l’indie rock britannico quindi i The Black Keys, i The Kooks, i The Arctic Monkeys. In seguito, ho riscoperto con una consapevolezza diversa il cantautorato italiano. Tra tutti De Andrè.

Qual è stato il primo approccio con la musica che ti ha fatto appassionare alla musica fino a volerci investire?

Il motivo è che in famiglia si è sempre suonato tanto. Mio zio suona sempre ogni volta che ci ritroviamo. Dopo cena suona la chitarra e si canta insieme. Mi faceva impazzire quell’atmosfera che si creava ogni volta che dopo cena qualcuno tirava fuori la chitarrra. Da lì mi sono detta che anch’io lo volevo fare. Ho iniziato a suonare la chitarra e la prima canzone che ho imparato è stata “Wonderwall” degli Oasis. In seguito è arrivata la curiosità e la voglia di scrivere qualcosa di mio.

Voglia e curiosità che ci ha portato al terzo singolo “Londra”. Quando l’hai scritto e da cosa ti sei fatta ispirare?

Ho scritto “Londra” a Londra (ndr. ride). Ricordo che ho scritto il testo in un bar di Camden Town. È una storia abbastanza autobiografica ed era più uno scrivere un diario che non una canzone. In seguito, qualche giorno dopo è arrivato a Londra anche Alessandro per andare insieme al concerto di John Mayer. Era ottobre 2019. Insieme abbiamo scritto la melodia di Londra, ho ancora il video della prima volta che l’ho suonata alla chitarra.

Chiamamifaro non sarebbe cosa è se non ci fosse stato l’incontro artistico con Riccardo Zanotti (ndr. leader e voce dei Pinguini Tattici Nucleari). Qual è il valore aggiunto di lavorare con lui?

Riccardo lavora alla produzione in studio insieme agli altri produttori Giorgio Presenti e Marco Ravelli. Il valore aggiunto è la sua esperienza. È un musicista a 360 gradi e quindi ci insegna come si fa musica professionalmente. È stata un’incredibile dimostrazione di fiducia quella di credere nel progetto perché neppure noi ci credevamo così tanto. Invece, sentirsi dire che poteva funzionare è stata una svolta per crederci come facciamo adesso.

In un altro vostro singolo dal titolo “Domenica” canti degli anni che non ti cambiano, ma inevitabilmente il 2020 ci ha cambiati alla luce della pandemia. Cosa sta lasciando nella vostra musica?

La quarantena per me è stata pesante, come per tanti, quindi non è stata produttiva. Mi è servita a posteriori perché, rimanendo sola con me stessa, ho imparato a bastarmi e a stare bene con se stessi. Credo mi abbia aiutata perché ho maturato delle riflessioni che poi sono riuscita ad integrare all’interno delle mie canzoni.

Ultima domanda: siete i chiamamifaro ma qual è oggi il tuo faro, la tua luce?

Può sembrare banale, ma in questo momento direi Alessandro. Lo è stato negli ultimi anni e continua ad essere un punto di riferimento importante a livello musicale e umano. Siamo amici da tanto tempo e credo che nella vita serva sapere di avere quelle persone che non se ne vanno mai e che non se ne andranno comunque vadano le cose.



Sandy Sciuto