Intervista agli Anticorpi: musica per ballare ed accendere il cervello

Abbiamo intervistato la band elecropop degli Anticorpi, composta da Giovanni Di Iacovo, Arnaldo Guido e dalla speciale frontgirl Electra.

Il progetto degli Anticorpi nasce a fine 2019 con l’obiettivo creare musica che “muova il corpo, ma accenda anche il cervello”. Un progetto atipico per il mercato musicale italiano, che unisce la leggerezza dell’elettronica all’atmosfera riflessiva del cantautorato.

Le due voci della band alternano un ruvido cantato classico ad uno stile parlato più incalzante, incarnando le diverse anime del progetto: punk e pop, nichilista e sexy, clubbing e performativa, veloce ed energica, intimamente coinvolgente e politicamente scorretta.

Dal lancio della band, hanno pubblicato i singoli “Lavastoviglie” (Cazzimma Dischi/Believe, novembre 2019), “Curami” (febbraio 2020) e Cortesemente mi diresti che mi ami” (aprile 2020). Nelle scorse settimane, invece, hanno lanciato il singolo “Nuovo Ordine Mondiale”, canzone che ironizza sul mondo dei complotti, ora più che mai attivissimo, e prova a far guarire dal bombardamento mediatico subito ai tempi della pandemia.  

Giovanni Di Iacovo vive tra Pescara e Berlino, è stato sceneggiatore per RaiDue della fiction Offline e ha pubblicato romanzi tradotti anche all’estero tra i quali “Sushi Bar Sarajevo”, “Tutti i poveri devono morire”, “La Sindrome dell’Ira di Dio”, “Labbra al Neon”, “Noi siamo la Notte” e “Confessioni di Uno Zero”. Oltre ad essere docente di Letteratura Contemporanea e di Letteratura e Musica, Giovanni è anche dj di musica elettronica in Italia, a Berlino, Tokyo e San Francisco con il nick Vescovo. Dal 2019, inoltre, è anche Vicesindaco con delega a Cultura e Creatività della città di Pescara.

Arnaldo Guido, invece, è uno sviluppatore software, speaker, produttore musicale, event manager, autore di canzoni.  Ha prestato la sua voce a diversi programmi radio e televisivi, spettacoli teatrali, reading letterari, festival musicali (IndieRocket, Future Days) e giochi elettronici (PAL.MA.)

Un duo particolare, a tratti atipico, che ha saputo trovare il giusto incastro per dare vita ad un genere poco diffuso in Italia, ma che promette bene. Buona lettura!

Come nasce questo “strano” duo?

Giovanni: Con Arnaldo collaboro da tanti anni tra Pescara e Berlino, alternandomi tra l’essere dj di musica elettronica ed assessore alla cultura. Abbiamo deciso entrambi di creare il progetto Anticorpi, per unire alla musica elettronica, di base coinvolgente ed intelligente, dei testi densi ed importanti. Di solito, infatti, la musica elettronica è rappresentata come un divertimento “leggero” o come qualcosa di sperimentale, da ascoltare quando sei prossimo al suicidio (ride, ndr.).

Per questo, abbiamo pensato di creare qualcosa che coinvolga il corpo, ma faccia sudare anche il cervello. In termini di generi musicali, attingiamo alla musica elettronica europea, ma anche sudamericana, mentre a livello di testi ci ispiriamo al cantautorato italiano.

Arnaldo: Giovanni è da sempre un romanziere, anche a livello lavorativo, mentre io sono sempre stato a contatto con la musica, sia ballandola che gestendo una discoteca molto importante nel centro Italia. Abbiamo iniziato a collaborare quando lavoravo in radio, attraverso l’organizzazione di letture in diretta di alcuni romanzi di Giovanni.

Avevo voglia di mettere su un progetto di musica elettronica, con testi densi e “dance” e lo stesso Giovanni. Abbiamo iniziato nel 2017 a lavorarci su e siamo usciti nel 2019. Per questo, il nome Anticorpi è stato dato in tempi non sospetti insomma, senza cavalcare l’onda di lockdown o pandemia (ride, ndr).

È molto affascinante la convivenza tra due generi musicali spesso “lontani tra loro”, ma come riuscite ad incastrarli e a dare il giusto risalto sia alla parte strumentale che cantata?

Giovanni: In Italia è qualcosa che non succede quasi mai, ma nel resto del mondo, invece, la musica elettronica veicola molti messaggi importanti. Fondamentalmente lavoriamo molto sui pezzi, concentrandoci nel trovare la giusta armonia tra parole e musica.

Le nostre canzoni nascono da un voler raccontare qualcosa, attorno al quale si costruiscono musicale e parole. Cerchiamo di evitare argomenti retorici, dicendo quello che pensiamo a modo nostro.  

 

Arnaldo: Noi facciamo questo perché siamo questo, è quasi naturale per noi. La cultura che ci contraddistingue è fatta così. Da sempre ho divorato la musica italiana dei mostri sacri, ma allo stesso tempo ho toccato con mano i dischi di un dj, lavorando e ballando. Siamo due persone che amano la poesia e la prosa, ma che vogliono farti ballare (ride, ndr).

Tutti i nostri brani, per quanto spinti musicalmente, sono anche “canzoni”, ossia tranquillamente cantabili con una chitarra di fronte ad un falò. A questo ci teniamo molto.

Crediamo nell’arte, ma anche nell’artigianato, ricercando la caparbietà e la costanza degli artigiani. De Gregori, ad esempio, diceva “io faccio le canzoni come il ciabattino fa le scarpe” ed è una frase importante, che racchiude le regole di artigianato da utilizzare nell’arte.

L’attuale mercato musicale italiano si è spostato verso la mera ricerca dello spettacolo, qualche volta tralasciando la qualità. Da addetti ai lavori da molto tempo, sarà possibile un’inversione di tendenza?

 Giovanni: penso che alle case discografiche di oggi manchi un po’ di coraggio. In Europa i generi musicali sono tantissimi, mentre in Italia ci si chiude a riccio, poiché si ha paura di scontentare un pubblico o un altro a seconda di quello che si propone. Credo sia un falso problema però. La vita delle persone, infatti, si alterna tra momenti di divertimento e di riflessione.

Le canzoni anni ’80 italiane, ad esempio, all’apparenza sembrano scanzonate, ma in realtà costituiscono un patrimonio musicale straordinario, conosciuto moltissimo all’estero. Una fase nuova ci sarà, segnata però sempre da una divisione tra ciò che è “leggero” e ciò che è “impegnato”. È un dualismo che, secondo me, nuoce alla musica e a chi la ama.

Arnaldo: La scena musicale è sempre più frazionata. I social la fanno da padrone e le case discografiche, di conseguenza, non sono più alla caccia del talento ma quasi a quella dell’influncer. Da ciò deriva il fatto in cui abbiamo assistito ad un festival di Sanremo in cui la voglia di parlare della performance è stata fortissima, magari a discapito della musica. Lo spettacolo è assolutamente importante, ma deve essere un plus rispetto alla qualità del brano.

Come giudichereste il Festival di Sanremo?

Giovanni: noi veniamo dal punk e di conseguenza stimiamo la vera cantante punk di Sanremo: Orietta Berti. Si è fatta fermare dalla polizia, ha allagato l’albergo, ecc, incarnando a pieno l’essenza punk (ride, ndr).

Ho guardato più attentamente le performance, spesso non accompagnate da una robustezza musicale

Arnaldo: il povero Amadeus si è dovuto adattare al mondo che è cambiato, forse non sempre in meglio. La musica che ascolta la società era su quel palco ed è difficilissimo fare un festival in un momento in cui si ha la possibilità di ascoltare ciò che si vuole in qualsiasi momento.

Hanno vinto i Maneskin con un pezzo rock vintage, ma nel 2021. È inquietante che la musica non si riesca ad evolvere. Anche Musica Leggerissima rappresenta un’operazione abbastanza “nostalgica”.

Mi parlavate di un terzo componente della band. Chi è?

Giovanni: si chiama Electra. Abbiamo pensato potesse funzionare avere una frontgirl di livello e così abbiamo costruito Elettra, una cantante virtuale con una propria voce campionata. Dal vivo lei interagisce con il pubblico attraverso uno schermo e delle animazioni.

Arnaldo: sul palco, di solito, ci siamo io e Giovanni, con al centro un monitor in cui vive appunto Elettra, la vera e propria leader della band.

Progetti per il futuro? Quando sperate di tornare live?

Giovanni: a breve uscirà il nuovo singolo sui temi del body shaming e diritti LGBT. Siamo nati per suonare dal vivo e sono convinto che da luglio in poi sarà possibile tornare sul palco.

Arnaldo: la scorsa estate siamo riusciti a suonare, non potendo però andare all’estero. Avevamo pianificato, infatti, anche date a Berlino, Washington e New York, che vogliamo recuperare assolutamente in futuro.



Paride Rossi