Intervista ad Arianna Porcelli Safonov: analisi tristocomica di una società in declino

Roberta Latorre

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Irriverente e al tempo stesso profonda, Arianna Porcelli Safonov mette a nudo ogni nostra debolezza, ci spinge a riconsiderare con occhio critico tutte le aporie della modernità, suscitando quel riso amaro che conduce ad una migliore conoscenza di noi stessi e del mondo in cui viviamo.

Tra la scrittura e il palcoscenico, si destreggia abilmente nel mondo della satira, diffondendo un tipo di comicità oggi molto raro, prezioso come non mai.

Pungente, arriva al dunque senza mezzi termini: la realtà è questa, che lo si voglia o meno, conviene calar giù dagli occhi il velo di innocenza e di ingenuità con il quale fingiamo di destreggiarci abilmente tra gli eventi della vita e che non ci permette di arrivare ad una conoscenza consapevole e reale del mondo che ci circonda.

Con una sfrontatezza precisa e tagliente, i suoi monologhi parlano di tutto questo.

Abbiamo intervistato Arianna, chiedendole di parlarci del suo esordio nel mondo del web, dei suoi ultimi progetti e delle sue prospettive per il futuro. Ci siamo soffermati soprattutto su quelle che sono le mancanze della nostra società e ne è venuta fuori una lucidissima analisi.

Nel 2008 entri per la prima volta nel mondo del web. Come nasce l’idea del blog “Madame Pipì” e quali erano le tue aspettative?

In realtà, nel 2008 mi occupavo di tutt’altro: lavoravo nel settore della produzione di eventi internazionali, professione che ho svolto fino al 2010.

Il blog di Madame Pipì è nato come valvola di sfogo, come spazio calmo, da un lavoro che prosciugava gran parte del mio tempo e delle mie energie; in quel periodo vivevo a New York ed ero talmente satura di cose, persone ed effetti speciali che solo quella città riesce ad offrire, che pensai di raccogliere le mie impressioni sull’assurdità del genere umano, in un piccolo sito web, senza la pretesa di pubblicare nulla o fare della scrittura, un mestiere.

 Dopo il web, hai deciso di esplorare il mondo della scrittura. Dopo “Fottuta Campagna”, nel 2017 pubblichi con Fazi Editore il tuo secondo libro, dal titolo “Storie di matti”. Chi sono questi matti contemporanei e quali sono le loro storie? Ma soprattutto, esiste per loro una speranza di guarigione? 

Sono molto affezionata ai matti, in generale e ai matti contemporanei raccontati in Storie di Matti: persone apparentemente normali e stimabili.

Dopo la leggerezza di Fottuta Campagna (che però racchiude un’esperienza di grande dramma umano!) e, a un passo dal quarantesimo anniversario della legge Basaglia, mi interessava far luce sul concetto di follia e sulla sua evoluzione: i malati psichiatrici sono sempre più emarginati, gli individui ” perbene” nascondono le proprie ossessioni dietro al vestito buono e in questo contesto, la società, non solo non aiuta ma affonda chi non riesce a sostenere il peso della perfezione, richiesta da questa epoca.

Da tale disagio possono scaturire spunti comici incredibili ma anche riflessioni importanti dal punto di vista etico ed è proprio questa dicotomia che cerco in tutto il mio lavoro narrativo. 

I tuoi ultimi progetti ti vedono protagonista di una serie di spettacoli in scena nei teatri di tutta Italia. Ti senti più a tuo agio davanti ad una tastiera o su un palcoscenico?

Mi sento a mio agio ovunque, se posso dire ciò che penso.

Anche se non ti piace definirti tale, possiamo dire che sei una blogger, una scrittrice, una youtuber e un’attrice. Quale mezzo preferisci, soprattutto per comunicare in modo autentico e diretto ai giovani, e qual è il tuo pubblico ideale?

Per fortuna, mi hai anticipata! Non amo questi termini, anche perché non ho competenza in campo social network e non mi stancherò mai di ripeterlo: non mi piacciono!

Quando ho tempo libero, esco, parlo, mangio, bevo e non posto la foto dei piatti su Instagram!

Se devo per forza catalogarmi, mi ritengo una scrittrice e una performer che, per diffondere il proprio lavoro in maniera democratica e capillare, ha capito che la rete è il posto di lavoro del futuro e come tale va trattato.

Per quanto il pubblico, credo che la mia proposta venga apprezzata soprattutto dagli over35, perché le tematiche che propongo sono più vicine al mio stesso target.

Da circa un anno però, trovo grande soddisfazione nel pubblico dei liceali!

Organizzo spesso, grazie all’aiuto di professori in gamba, moduli di lettura o spettacoli nelle scuole superiori e, per fortuna, i ragazzi di oggi non sono più fessi di quelli di ieri.

 

Il tuo ultimo progetto, Piaghe, consiste in una serie di spettacoli ispirati ai tuoi monologhi, in cui denunci in modo irriverente quelle che sono appunto le piaghe della società contemporanea. È possibile secondo te sfuggire a queste lacerazioni, nel senso letterale del termine, o almeno limitarne gli effetti? 

Piaghe è uno spettacolo con nove monologhi che interpreto attraverso l’interazione con le video-tele di Steve Magnani che ha disegnato, ispirandosi ai testi. 

Le Piaghe contemporanee sono i centri commerciali, la filosofia del contatto giusto, i talent show, i mille codici che proteggono i nostri account ma anche la grande distribuzione e molto altro.

Il claim dello spettacolo è “Resta sveglio!” proprio perché io e Steve crediamo che gli effetti delle Piaghe possano essere limitati da una scatola cranica sveglia, reattiva, dissidente.

Definisci i tuoi testi “tristocomici”. È una variazione sul tema del genere tragicomico o è qualcosa di diverso?

Le mie sono storie comiche molto tristi, aneddoti e personaggi vengono narrati in chiave umoristica oppure utilizzando la satira ma il cuore del racconto è sempre profondamente triste o, peggio ancora, grave.

Il genere tragicomico ha un finale quasi sempre tragico, nel mio caso, invece, spero francamente che l’epilogo sia diverso.

Forse triste ma comunque catartico!

Parlando di comicità, cosa ne pensi di quella di oggi in Italia, partendo dai programmi televisivi di cabaret, fino ai teatri e ai pochi esempi di stand up comedy? E in particolare, cosa pensi del fatto che il modo più immediato per generare l’approvazione del pubblico sembra essere il ricorso alla volgarità?

Ecco, a proposito di tragicomiche! Non ho la tv dal 2002 ma cerco di tenermi aggiornata in rete e, in questo momento, non trovo nulla di edificante nella proposta comica televisiva, a parte Crozza.

Antonio Rezza, Luttazzi, Guzzanti, tutti personaggi passati in tv che, al di là dei gusti del pubblico (che comunque non vengono tenuti in considerazione), hanno sempre avuto un messaggio potente da dare. Non vedo, al momento, artisti del loro calibro che facciano della comicità, un servizio pubblico.

Vedo, invece, la comicità televisiva, sempre più rivolta verso un intrattenimento che spenga il cervello al pubblico, anziché accenderlo di senso critico.

La stand-up italiana, alla quale vengo spesso associata pur non avendo affinità con essa, non mi convince in toto.

Pur essendoci bravissimi comedian, non mi affascinano le tematiche standard che scelgono: sesso, sesso orale e sesso. Ma è il mio umile parere di pubblico.

Alcuni dei tuoi testi sono molto critici nei confronti degli aspetti più negativi e fatiscenti della società, come le tendenze più superficiali del web o le nuove mode sempre più radical chic. Non hai mai paura che il tuo messaggio possa portare le persone a pensare che tutti coloro che seguono una moda o un determinato stile di vita siano da condannare indistintamente?

Per comprendere la comicità occorre un pò di senso critico, elemento fondamentale per approcciarsi a qualsiasi cosa.

Il senso critico consente di comprendere un valore assoluto: essendo tutti diversi, non possiamo essere tutti personalmente colpevoli ma si condanna un atteggiamento sociale che prescinde dalle persone.

Siamo colpevoli quando perdiamo identità personale e aderiamo al flusso indistinto della massa e questo è, a mio avviso, uno stile di vita da condannare indistintamente che spero passi presto di moda.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Ti piacerebbe cambiare ancora una volta piattaforma ed entrare magari nel mondo della televisione?

Il mondo della televisione avrebbe tanto bisogno di proposte come la mia, ma io sono cagionevole di pazienza e poco disposta a compromessi etici che non condivido. È una storia d’amore impossibile. Chissà…