Intervista a Serena Rigacci: vi racconto Ghost Town

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Serena Rigacci, giovane artista italiana che ha di recente pubblicato il singolo Ghost Town, , featuring Lil Tjay e Coke Beats autore del brano, produzione Lang Father, Andrea Fresu, Le Chaleur per l’etichetta Hit Songs Group DBA – Keep Hold Srl – Mark Srl. Lil Tjay, rapper statunitense nato e cresciuto nel Bronx a New York, nonostante la giovane età è uno degli esponenti di spicco dell’Hip hop del momento.

Serena Rigacci con Ghost Town ci riporta al momento del primo lockdown, provando a far ritornare a galla il sentimento di vuoto generato dalle città deserte, mettendolo a confronto con la solitudine del giorno d’oggi. L’obiettivo, però, è quello di trasformare ogni difficoltà in opportunità, accettando il nostro cambiamento ed andando avanti.

Ovviamente, il tutto viene svolto in maniera magistrale, dimostrando una tranquillità assoluta a collaborare con personalità importanti del mondo musicale internazionale.

Serena è nata per sperimentare ed esplorare ogni genere musicale e come ogni “cavallo di razza” ha bisogno di poter spaziare là dove l’ispirazione del momento la conduce.

Dopo il fortunato duetto con Alkaline feat Famous Dex in Overseas e con I Know You Want Me Tonight in feat con Sean Kingston, cantautore e rapper giamaicano (di cui ricordiamo il grande successo di Beautiful Girls  e la collaborazione con i produttori italiani Takagi & Ketra cantando con Giusy Ferreri il brano Amore e Capoeira), Serena mette a segno un altro “colpo” con Ghost Town, scritto per lei da Coke Beats che insieme a Lil Tjay la accompagnano, mettendo in risalto il suo carattere e il suo grande talento. Buona lettura!

Come nasce Ghost Town?

Nasce in un periodo dove la quarantena era più dura, in cui c’erano appunto queste “città fantasma”. Era uno spettacolo inaudito, in cui c’erano città come Milano completamente deserte. Successivamente si è sviluppata nel tempo ed è stata scritta in collaborazione con Coke Beats. Mi è piaciuto molto lavorare al progetto con produttori esteri, poiché siamo riusciti a trasmettere un’emozione che ci riportasse a quei momenti.

Cosa ti aspetti di comunicare con Ghost town?

Al di là dell’immagina della città vuota, quasi fosse una cartolina, nella canzone si parla di un cambiamento. Infatti, bene o male, ognuno di noi in questi mesi ha apportato dei cambiamenti anche involontari. Nella canzone, infatti, dico “scommetto che chi sapeva chi ero io prima, manchi alla gente”. Andando avanti, inoltre, si dice che “bisogna accettare il cambiamento, poiché siamo comunque noi stessi”.

Come ci si sente a collaborare con personalità di calibro internazionale della musica?

Non sento tensione, nel senso che a prescindere dalla persona con chi faccio il duetto mi piace pensare che si possano unire due entità musicali diverse, creando qualcosa di completamente misto con un connubio unico. Cerco sempre semplicemente di fare il meglio.

Progetti per il futuro?

Non posso dire tutto purtroppo, ma sicuramente lavoreremo su qualcosa in italiano, ma non mi posso sbilanciare sul genere. Ci sono anche altri progetti che bollono in pentola, anche con personalità internazionali.



Paride Rossi