Intervista a Michele Imbimbo: fan e creazione di valore nella sport industry

Abbiamo intervistato Michele Imbimbo, CEO della startup Stargraph, di cui vi avevamo già parlato qualche settimana fa.

Stargraph permette alle società sportive e agli organizzatori di eventi in generale di monetizzare le interazioni con la propria fan base, sfruttando nuove tecnologie come la blockchain, con l’obiettivo di creare community per ogni singolo brand grazie alla raccolta dati pre e post evento.

Un progetto interessante che ha attirato l’attenzione di grandi realtà del sistema Italia, da TIM ad Aprilia, fino ad Infront, il colosso del broadcasting dei diritti sportivi. Stargraph è una realtà che continua a stupire e sicuramente farà strada. Buona lettura!

Come nasce l’idea di Stargraph?

Stargraph nasce come piattaforma per creare e condividere autografi digitali fatti dalle star dello sport e della musica e l’idea nasce “in pista”. Infatti, io ed Ursula, founder del progetto, siamo appassionati di motori e corse di moto in particolare. Così, durante uno di questi eventi, ci siamo trovati di fronte ad una folla di fan che aspettava ore sotto il sole cocente per avere l’autografo di Valentino Rossi. Tutta questa “fatica” per avere semplicemente un foglio di carta firmato che, però, dopo qualche giorno veniva completamente dimenticato e non aveva nessun valore. Inoltre, il pilota, era sottoposto ad uno stress non indifferente e c’erano evidenti problemi di ordine pubblico, non solo per l’incolumità del pilota ma anche dei fan stessi che si strattonavano e spingevano per riuscire ad avere l’autografo. In tutto questo, gli sponsor non avevano alcun ruolo e, soprattutto, non avevano possibilità di conoscere chi fossero quei fan così appassionati che, evidentemente, erano un target importante per il brand che aveva investito centinaia se non milioni di euro.

Credits: widemagazine

Così, quando ci arriva una mail che ci segnala un’iniziativa di Aprilia di selezionare le migliori startup per portarle ad un Gran Premio di MotoGP, ecco che si uniscono i puntini ed elaboriamo la prima presentazione in cui raccontiamo la nostra idea di piattaforma per dare la possibilità di firmare e distribuire autografi digitali. Da lì a qualche giorno, incontriamo i vertici del team e subito riceviamo il loro supporto e si inizia a lavorare insieme per il primo appuntamento ufficiale di Stargraph che è Valencia, proprio in MotoGP. L’emozione di entrare nel box il giorno della gara non lo dimenticheremo mai…

In che modo il tuo percorso di studi ha aiutato nello sviluppo della tua idea?

Il percorso di studi ha influito onestamente poco: mi sono laureato nel 2008 e il mondo delle startup, in Italia, non era così sviluppato. Così, uscito dall’università di Salerno con una laurea in Economia e una tesi sull'”Impatto Economico delle Olimpiadi”, il mio desiderio di lavorare nel mondo dello sport si è infranto con le zero risposte ricevute all’invio di curriculum alle aziende sportive in cui pensavo di lavorare, cercando di unire competenze e passione.

Così sono stato assunto in una grande azienda italiana ma in un settore completamente diverso: lì ho iniziato un percorso professionale che ha aiutato a costruire le basi per la nascita di Stargraph. Infatti, ho lavorato in diverse funzioni aziendali tra cui business development, innovazione, sostenibilità e sponsorship. E proprio durante questo percorso ho avuto modo di entrare in contatto con le startup e di apprendere le basi che mi sono servite per costruire Stargraph e, allo stesso tempo, per prendere una decisione drastica e importante: lasciare il posto fisso per dedicarmi completamente al mio progetto.

Qual è il progetto che porti più nel cuore?

Dal 2017 ci sono stati diversi episodi difficili da dimenticare, a partire proprio dall’esordio in MotoGP o al primo evento pubblico in cui abbiamo presentato Stargraph a Capri, in occasione del convegno nazionale dei giovani industriali alla presenza del Ministero dello Sport e di tantissime autorità. Altro momento che ha segnato una svolta, è stato l’invito in Silicon Valley per partecipare ad un evento esclusivo sullo sports-tech insieme a NBA, NFL, Nascar e tanti altri. Ma diciamo che ultimamente abbiamo raggiunto una milestone che ci rende particolarmente fieri: abbiamo esordito in Formula1 grazie ad uno degli sponsor più importanti nel motorsport al fianco di Lewis Hamilton.

Una superstar internazionale che sceglie una piccola startup autofinanziata è qualcosa di molto raro: basti pensare che quello che potremmo definire un nostro competitor ha raccolto 100 milioni di euro ed ha ufficializzato una collaborazione con un team di formula1 che viaggia nelle parti basse della classifica del mondiale. Noi avendo raccolto 0 euro abbiamo lavorato a fianco del 6 volte campione del mondo che anche quest’anno sta dominando.

Quale credi siano le opportunità non sfruttate dal mondo dello sport nell’ambito delle sponsorizzazioni e degli eventi?

Il mondo degli eventi è rimasto molto radicato al passato con i brand che investono principalmente per avere visibilità e per attivare i fan in maniera tradizionale. Una volta che l’evento è finito, molto spesso si conclude anche la relazione con il fan. Noi, invece, siamo convinti che i fan siano di un valore inestimabile per i brand che investono e devono organizzarsi per offrire qualcosa di esclusivo per moltiplicare il messaggio del brand anche al di fuori dell’evento e nei giorni successivi.

E poi la mancanza di raccolta dati che è una lacuna di molti eventi sportivi in Italia è assolutamente una mancanza da sistemare. È una grossa perdita economica per sponsor, atleti e società sportive.

In che modo pensi che Stargraph possa legarsi al mondo del virtual advertising in tempo reale?

La visione di Stargraph è di creare valore per i fan e per la sport industry, utilizzando tecnologie innovative. In futuro è naturale aspettarsi una nostra associazione al virtual advertising, frontiera che sta rivoluzionando il modo di pensare alla pubblicità.

Il virtual advertising comprende molte varianti però. Ad esempio, i cartelloni pubblicitari allo stadio personalizzati in base all’utente che sta guardando: in quest’ottica, abbiamo già mossso i primi passi grazie all’utilizzo della realtà aumentata per coinvolgere ed intrattenere i fan ed, al tempo stesso, raccogliere i loro dati creando una relazione duratura con i brand che investono in sponsorizzazioni.

Lo abbiamo già fatto con il merchandising dei club e la maglia della Nazionale di calcio, potrebbe essere interessante anche offrire una soluzione simile per il virtual advertising.

Come credi possa evolvere il rapporto con i fan in futuro? Cosa ha eliminato definitivamente il Covid?

Il Covid nello sport, per ora, ha eliminato i tifosi dal vivo. Ed è un fenomeno storico, ma i tifosi, come già è accaduto sugli spalti dei gran premi italiani di MotoGp e Formula1 a Misano e Mugello, ritorneranno presto. Più che eliminare credo che l’effetto principale del Covid sia stato quello di accelerare il processo di trasformazione digitale anche nello sport. Durante la pausa forzata delle competizioni e la ripresa a porte vuote, i club e gli sponsor si sono dimostrati incapaci di interagire con i loro tifosi. E questo, a mio avviso, deriva dalle scelte fatte in passato che non gli hanno consigliato di conoscere in profondità i loro fan.

Molti si sono concentrati sulla creazione di contenuti digital per aumentare il numero dei follower sulle varie piattaforme social: ma i follower sono diversi dai fan e questa differenza è stata completamente dimenticata. I follower mettono mi piace ad una foto, i fan seguono quell’atleta o quella squadra in tutto il mondo, acquistano merchandising e biglietti, hanno una fede incondizionata. Io dico sempre che creare una follower base sui social non è un asset per il club o l’atleta, ma è un asset del social media.

Se cambiano gli algoritmi o, per assurdo il social media viene chiuso o fallisce, tutto il lavoro di aumentare il numero di follower svanisce completamente. Ciò che fa davvero la differenza è saper portare la relazione con la propria fanbase su piattaforme proprietarie in grado di attivare processi di engagement e data acquisition, necessari per conoscere approfonditamente gli utenti con cui ci si rapporta, così da migliorare in modo esponenziale la propria offerta e le modalità di attivazione e contatto. E questa è la strada per lo sviluppo futuro di Stargraph



Paride Rossi