Intervista a Irene Ghiotto: “Vi presento SuperFluo, il mio secondo album!”

Irene Ghiotto, artista vicentina, vincitrice di AreaSanremo nel Dicembre 2012 e in gara alla 63ª edizione del Festival di Sanremo nel 2013 nella categoria ‘Nuove proposte’ con il brano “Baciami?” e vincitrice del Premio Bianca D’Aponte nel 2015, ha rilasciato il suo secondo progetto discografico dal titolo “SuperFluo”, pubblicato da Granita Records nel 2019.

Il disco è interamente scrittto da Irene ed è stato prodotto con la collaborazione di Carlo Carcano. Contiene dieci tracce ridotte, esplosive, asimmetriche, barocche e trasversali.

Da novembre Irene Ghiotto è in giro per l’Italia a presentare e a cantare il suo nuovo album. Tra una data e le prossime che la vedranno protagonista il 16 gennaio a Como, il 17 gennaio a Milano e il 9 febbraio a Varese, abbiamo intervistato la cantante vicentina.

Irene, “SuperFluo” è il tuo secondo progetto discografico. Qual è il messaggio dell’album? Perché la scelta di questo titolo?

Il titolo ha una storia interessante. Stavo cercando un’unica parola che racchiudesse lo spirito giocoso, ritmico ed acceso, ma che nascondesse anche l’ornamentale ed il superfluo. Leggendo un libro, ad un certo punto, mi sono accorta che la parola “superfluo” era stata messa a capo. Nella lettura a mente ho letto Super – Fluo, accorgendomi che sfruttando l’accento la parola prendeva tutt’altro significato. Quindi, mi piacciono i giochi di parole e mi piace che questa parola possa essere interpretata in due modi diversi. Mi piace che chi legge il titolo o chi ascolta il disco possa mettere l’accento dove gli va in base a che intonazione del disco sente propria.

In cosa credi che questo nuovo album sia diverso dal precedente? Quali sono i punti di forza e quali il tallone d’Achille?

Il punto di forza è la libertà espressiva, la ricerca e la commistione di generi. Questa voglia che il disco rappresenta di uscire fuori dalle etichette e dai canoni di genere. Il punto debole potrebbe essere che, essendo proprio fuori dalle categorie prestabilite, è più difficile da agganciare come intenzione e come significato. Quindi ci vogliono delle orecchie attenti e qualcuno che vada in profondità e non resti nella superficie del primo impatto.

L’album è composto da dieci tracce in cui si alternano generi e sonorità diverse tra loro, tra l’altro, tutte scritte interamente da te. Come scrivi una canzone? Da cosa trai ispirazione?

Scrivo canzoni perché il linguaggio musicale mi è molto affine, mi è molto utile e mi serve per mettere a fuoco delle cose che non riesco ad esternare o elaborare. Parto sempre dalla scrittura di un testo in cui parlo di qualcosa che mi riguarda.

Nella tua carriera, vi è la partecipazione al circuito Area Sanremo nel 2012 e al Festival di Sanremo nel 2013. Ci parteciperesti ancora? Cosa pensi dei talent?

Per me l’esperienza di Sanremo è stata molto formativa ed intensa. Sono felice di averla fatta, però è un capitolo chiuso. Lo relego al passato, ad un ricordo anche se bello di un periodo molto caotico. Adesso mi sto prendendo un po’ di spazio e un po’ di misura nel fare musica e dischi come piace a me. Non verrebbe da propormi. Poi per fatalismo, ti dico anche che se dovesse capitare, magari non mi viene di dire di no in assoluto. Non è nei miei piani. Per quanto riguarda i talent show, quest’ultimo è uno spettacolo televisivo che mette in scena performer, cantanti, cantautori e band. Io non lo riesco a demonizzare perché credo sia un intrattenimento televisivo che ha il suo senso ed il suo seguito. Ciò che è diventato difficile e spigoloso è che la discografia si è concentrata lì, lasciando un 10% della musica che vive e prolifica anche senza il mezzo televisivo. Il problema non sono i talent come intrattenimento televisivo, ma che tutte le energie vengono convogliate lì mentre musica bella ce n’è tanta e soprattutto altrove.

Vi è pronto un tour di presentazione di “SuperFluo”. Ci puoi svelare qualche retroscena?

Stiamo lavorando al live da parecchio tempo perché il disco è un disco colorato con tanti strumenti quindi per portarlo dal vivo siamo riusciti a ridurre l’organico ossia tre musicisti più me. È stato un lavoro molto duro. Sono contenta e non vedo l’ora di far sentire i brani live perché dopo tanti anni sono di nuovo in piedi sul palco concedendomi di essere frontwoman.



Sandy Sciuto