Intervista a Filippo Tortu: “L’obiettivo per i Mondiali è centrare una finale”

Filippo Tortu è un velocista italiano. Le sue specialità sono i 100 e 200 metri piani. A soli vent’anni, lo scorso anno, è stato capace di scendere sotto il muro dei dieci secondi nei cento metri. Battendo il precedente record di Pietro Mennea (10"01) è diventando l'italiano più veloce di sempre.

Come è nata la tua passione per l’atletica leggera?

L’atletica è sempre stata lo sport di famiglia. Mio fratello, mio padre e mio nonno, tutti velocisti. Da bambino ho fatto un po’ di tutto e mi sono appassionato al basket, l’ho praticato per qualche anno parallelamente all’atletica. Crescendo poi ho scelto di dedicarmi solo a quest’ultima per cercare di dare il massimo.

Quali sono i tuoi atleti di riferimento?

Sicuramente Livio Berruti. Non solo perché è stato un fenomenale atleta e perché vive lo sport come gioia, proprio come me. Avendo avuto modo di conoscerlo in questi anni mi sono reso conto che è anche un uomo di grandi valori e credo sia questo, quello cui ogni sportivo deve aspirare: essere un esempio dentro e fuori dal campo.

Qual è stato il momento in cui hai capito di poter diventare un atleta di livello internazionale?

Forse la prima volta che me ne sono reso conto è stata ai Trials europei di Baku (2014 ndr) per i giochi olimpici giovanili.  Corsi sia 100 che 200 riuscendo a conquistare rispettivamente un bronzo e un oro. Fu la prima vera esperienza internazionale e mi fece capire il livello cui dovevo puntare.

L’atletica è uno sport solitamente individuale, ad eccezione della staffetta. Quali sono gli aspetti che più ti piacciono di questa specialità?

Indubbiamente i rapporti umani che si creano tra i componenti. La staffetta deve avere nei suoi protagonisti armonia e collaborazione per funzionare alla perfezione. Sono convito che questo sia più semplice quando alla base di tutto c’è amicizia tra gli atleti che la compongono.

Fonte: OA sport
Fonte: OA sport
             

Sei l’italiano più veloce di sempre. Cosa è cambiato nella tua vita, dopo il 9"99 sui 100 metri stabilito a Madrid?

È cambiato tutto, ma allo stesso tempo è rimasto tutto come prima. Sicuramente vieni catapultato in un mondo diverso, con più aspettative e responsabilità. È un modo nuovo di vivere la mia vita da atleta e da ragazzo: più concentrazione, più attenzione ai particolari, impegno al 100% anche nella cosa che sembra più insignificante. La cosa che non è cambiata è la voglia di migliorarsi sempre e l’entusiasmo di praticare questo bellissimo sport.

Dopo quasi due anni di assenza sui 200 metri, li hai corsi recentemente al Golden Gala di Roma. Quale distanza preferisci? Pensi di concentrarti maggiormente solo su una delle due in futuro?

Credo di essere più portato per i 200. La gara di Roma non ha dato i risultati sperati, ma riflettendoci a mente fredda è normale. Il successo in un 200 è totalmente empirico. Va costruito con l’esperienza, gara dopo gara. A Roma sono partito troppo forte e all’arrivo mi è mancata un po’ di freschezza. Sbagliando s’impara.

Come giudichi la tua prestazione nell’ultima tappa di Diamond League a Oslo?

Sono molto soddisfatto della presentazione di Oslo. E’ stata una bella gara, la temperatura era freschina (16 gradi NDR) e quindi non ideale, ma continuare a confrontarmi con atleti di questo livello è per me molto stimolante.

Oltre all’atletica, quali sono le tue passioni?

Senza dubbio la musica, una compagnia costante in campo e fuori. Mi piace seguire altri sport, calcio, basket e freccette. Ultimamente ho iniziato una collezione di maglie da calcio di ogni tipo, ma ho dovuto impormi un limite di tre al mese, altrimenti so già che esagererei.

A fine settembre cominceranno i Mondiali di Doha. Quali sono i tuoi obiettivi per questa importante manifestazione?

L’auspicio è di arrivare al top della forma, per poter dare il meglio di me. L’obiettivo è di centrare una finale o nei 100 o nei 200, sarebbe un sogno. Infine mi piacerebbe fare un bel risultato con la staffetta. Ce lo meritiamo e credo che siamo pronti.

Quale pensi sia il tempo limite raggiungibile sui 100 metri dall’uomo? E il tuo?

Non saprei rispondere a questa domanda, ma forse non vorrei nemmeno. Nel senso che se penso ad un limite, penso anche al modo per superarlo e a quello che c’è dopo. Negli obiettivi deve esserci un prima (la strada per raggiungerlo) e un dopo (non accontentarsi e pensare a come migliorare). Quindi, mi permetta una risposta utopistica, se le dico che non vedo un limite alla velocità umana. Per quanto riguarda il mio, la risposta è simile nelle intenzioni, diversa nei contenuti: non voglio pensare a dove mi fermerò, voglio pensare a come crescere. Sicuramente ci sarà un apice, ma per ora non ci penso.