Intervista a Dario Rossi: le percussioni, l’elettronica e la potenza del live

Dario Rossi, uno dei drummer più conosciuti al mondo, ci parla della sua sperimentazione musicale

Dario Rossi è uno dei drummer più conosciuti al mondo, per la grande intensità delle sue performance live nelle piazze e nelle strade. Percussionista della scena underground, ma anche produttore della propria musica, nella primavera del 2020 produrrà il suo nuovo album. Noi di Social up abbiamo avuto occasione di ascoltare un suo concerto ed intervistarlo al BASE di Milano, durante l’inaugurazione dell’ Urban Greening, un nuovo spazio verde, destinato ad essere punto di ritrovo e di condivisione all’interno del Base.

Street Drummer, molti ti hanno definito così. Come definiresti la tua musica e il tuo stile?

Penso che mi abbiano definito così perché effettivamente è il modo in cui mi sono fatto conoscere all’inizio. Poi da lì la mia musica ha avuto un’evoluzione. Compongo, infatti, anche musica elettronica e sono arrivato negli ultimi anni a creare un connubio tra le due realtà: le percussioni, viste dal lato underground, suonate con oggetti e materiali di riciclo e l’impiego dell’elettronica. Quindi alla fine non mi definisco né street drummer, né drummer, né artista. Non mi definisco e non lascio che siano gli altri a definirmi. Sono un artista che cerca di fare ciò che gli piace nel miglior modo possibile.

All’età di 10 anni hai cominciato a studiare batteria. Già da prima avevi cominciato a sperimentare sul ritmo, e sulle percussioni. Da dove sei partito? Dove pensi di essere arrivato? Dove pensi di poterti ancora spingere.

Fin dai primi anni di vita ho sempre avuto una passione per l’ascolto dei suoni. Ascoltavo molte musicassette e successivamente mi sono ispirato ai suoni dei primi anni 80‘ soprattutto. Senza sapere cosa fosse un sintetizzatore, senza sapere cosa fosse una batteria elettronica mi concentravo sui suoni e provavo appunto ad emularli suonando su delle superfici oppure attaccando delle catene sotto i barattoli per cambiarne il suono, trasformandolo in un suono metallico, percussivo, ma che ricordasse la musica elettronica, che poi, in effetti è un po’ il riassunto di quello che faccio adesso: mettere la musica elettronica in una performance live.

Il mio obiettivo primario di ora è quello di focalizzarmi sulla produzione musicale in studio e di rafforzare l’abbinamento tra la mia performance live e l’impiego della musica elettronica. Adesso avrò un disco in uscita in primavera: di otto tracce originali, anche con sintetizzatori e arrangiamento di brani. Dopo varie esperienze live, più di vent’anni, con i gruppi musicali prima e poi col progetto sperimentale “Dario Rossi”, adesso è venuto il momento di fare la “hit” (ride).

Nel 2011 il primo enorme successo a Londra durante l’esibizione a Piccadilly Circus, poi a seguire in molte altre piazze d’Europa e di Italia. Cosa provi quando ti esibisci? Da cosa ti fai guidare nelle tue esibizioni? Dove trovi la concentrazione necessaria?

L’energia te la dà il pubblico, accanto a quella che tu dai a te stesso mentre ti esibisci. E’ uno scambio di energie che varia a secondo del luogo in cui ti trovi. Come per tutti gli artisti c’è la serata in cui sei più carico e quella in cui sei meno energico e questa è una cosa che con l’esperienza si si impara a gestire. Un bravo artista secondo me deve imparare sempre a dare la stessa versione, sia se che ci sia una sola persona, sia che siano diecimila.

La musica è uno scambio col fuori, ma in realtà è molto importante l’attenzione che hai con la tua interiorità. Bisogna avere ben presente e saldo dentro di sè il motivo per cui si suona; ricordarsi del perché si è iniziato. Poi vi sono esperienze positive e negative, ma l’aver ben chiaro qual è il motivo che ti spinge ad andare avanti nel fare musica, nell’essere un artista, è secondo me fondamentale per avere la concentrazione giusta in ogni situazione.

Ti sei esibito in moltissime città. Una città, una location che ancora ti manca, in cui ti piacerebbe suonare?

New york. In generale l’America. L’Europa l’ho girata quasi tutta, davvero. Penso che un’esperienza in America sia una cosa diversa da quello che si può vedere nel nostro Paese. O in Giappone, mi piacerebbe molto come meta.

Una superficie su cui ancora non hai suonato e che ti piacerebbe suonare?

Bhe io credo che tutto ciò che tocchiamo emetta suono, anche quando non suoniamo, il contatto con gli oggetti che ci circondano produce riverbero e quindi musica. Detto questo penso di averli toccati tutti gli strumenti, perché da quanto ti dicevo prima, anche dove non ho suonato, in realtà ho suonato (ride) e poi davvero sperimento con molti materiali diversi durante le mie performance.

In quali progetti sei attualmente impegnato e quali saranno i tuoi progetti futuri?

Sono molto focalizzato sulla prossima uscita in vinile e digitale, la primavera del prossimo anno. E’ un disco per me molto importante, che finalizza un percorso sia umano che artistico. Un lavoro che suggella un po’ quanto ho fatto fino ad ora. Ci saranno molti eventi di presentazione. La prossima estate molti festival all’aperto, che sono secondo me la realtà più adatta alla mia performance live. Intensificherò anche le performance all’estero.



Francesco Bellia