Intervista a Cecilia Cottafavi: la regina del vintage e del second hand

Cecilia Cottafavi, autrice di “A qualcuno piace vintage”, è la mente (e la mano) dietro alla community Maertens (@maert.ens). In questo spazio Cecilia condivide negozi vintage, da visibilità ai second hand e aiuta le persone ad avvicinarsi a questa realtà.

Nasce in realtà nel 2019 ma è solo nel 2021 che esplode davvero. Dopotutto per le cose belle ci vuole tempo. Ci vogliono errori, conoscenze, e passi falsi. Bisogna porsi tutte le domande del caso, sia giuste che sbagliate, e solo allora si raggiunge una certa consapevolezza, anche d’acquisto.

Ad oggi infatti non ci sono più scuse: è impossibile non sapere cosa sta succedendo nel mondo della moda e non solo. Cecilia infatti con il suo progetto vuole invitarci a riflettere e promuovere nel nostro piccolo una rivoluzione in campo moda.

A questo punto non vi resta che leggere l’intervista!

Cecilia, come ti sei avvicinata al mondo del vintage? come è scatta la scintilla? 

Mi sono avvicinata al vintage in realtà da piccolissima. Quando ero bambina con la mia famiglia andavo nel sud della Francia per passare le vacanze. Qui alloggiavamo in case sperdute perchè amavamo visitare i paesi medievali e i negozi di antiquariato. Solo successivamente mi sono avvicinata alla moda. 

fonte IG @maert.ens

Come ti documenti quando visiti un posto nuovo per cercare  negozi vintage o second hand? 

Tendenzialmente i luoghi che ho visitato nell’ultimo anno per fare ricerca erano posti dove vedevo che c’era richiesta da parte dei miei followers. Questo sicuramente per me è fondamentale. Oltre a ciò scopro nuovi luoghi imperdibili parlando con i negozianti e le persone. Per trovarli ex novo invece da un lato mi baso sulle mie conoscenze che magari vivono nella città che devo andare a visitare, dall’altro mi fido molto della mia community. Magari in una story metto un box di domande e chiedo. Da li raccolgo le informazioni. Quando sono andata a Roma per esempio ne mancavano tantissimi e quindi mi ero affidata a internet. Per Firenze invece unendo ciò che mi dicevano le persone ero riuscita a creare una lista quasi perfetta. 

È molto difficile però capire quali sono quelli in cui vale la pena comprare qualcosa. Viaggiando di città in città mi sono resa conto infatti che c’è un diverso rapporto con il vintage. Milano è diversa da Roma, Firenze è un po’ più simile. C’è un approccio diverso insomma da regione a regione. 

fonte IG @maert.ens

C’è qualcosa nel vintage che è veramente difficile da trovare? 

È difficilissimo trovare i capi basic. A Milano c’è un negozio che si chiama “Share, second hand – reuse”. Non è un vintage ma un charity second hand. Però quando qualcuno mi chiede dove trovare capi vintage basic, di solito lo indirizzo li. 

fonte IG @maert.ens

Hai qualche consiglio da dare a chi si avvicina al vintage per la prima volta? 

Ci sono due aspetti importanti ma che seguono due percorsi differenti. Da un lato a chi si approccia per la prima volta al vintage consiglio sempre di selezionare bene il negozio da cui iniziare. Se una persona è abituata a frequentare per anni un negozio contemporaneo, e quindi perfetto, potrebbe trovarsi spaesato a frequentare un negozio vintage che magari è piccolo, con poca luce e con i capi ammassati. A Milano è abbastanza semplice trovare negozi così ora. 

Dall’altra parte chi passa da fast fashion a vintage ha ancora la voglia di comprare compulsivamente. In questi casi dico sempre di iniziare da negozi che costano poco. Danno la possibilità semplicemente di comprare di più.  

fonte IG @maert.ens

Che cosa non può mai mancare nel tuo armadio?

È semplicissimo: le camicie. Le metto finché posso e poi le sostituisco con i lupetti, altro capo difficilissimo da trovare nel vintage. Ne ho tanti da tantissimi anni comprati da mia mamma. L’anno scorso su Instagram Ziepulci ne aveva venduti alcuni, ma quando non posso comprarli vintage li prendo sostenibili. 



Rebecca Bertolasi