Intervista a Bugo: “La nostalgia è una forza che coinvolge tutti”

La sera in cui Cristian Bugatti alias Bugo è ritornato alla ribalta la ricordiamo bene.

Festival di Sanremo 2020. Amadeus ha chiamato sul palco Morgan e Bugo per cantare “Sincero”. I due hanno iniziato a cantare finchè Bugo improvvisamente ha lasciato il palco.

Tutto ciò che è successo dopo, dai motivi fino alle dichiarazioni dei due, oramai è storia sia della kermesse sanremese sia della musica italiana.

L’episodio è stata un’ottima possibilità per Bugo di parlare nuovamente di musica anche grazie al suo nono disco dal titolo “Cristian Bugatti”, pubblicato da Mescal e distribuito da Sony.

A distanza di mesi e con una pandemia globale in corso, siamo riusciti ad intervistare Bugo il quale ha provato a tirare le somme dei pro e dei contro post Festival di Sanremo e ci ha raccontato l’album che per le nostre orecchie è davvero un ottimo lavoro.

Bugo, siamo oramai lontani da quella fatidica serata del Festival di Sanremo. Dopo mesi proviamo a tirare le somme sui pro e i contro di quei momenti?

Per me la questione è finita già quella sera e con la conferenza del giorno dopo. La mia uscita dal palco è stato il gesto di una persona che crede nella dignità dell’uomo e dell’artista. Tirare le somme non mi serve, perché le uniche cose che contano per me sono la musica e il mio disco nuovo, che appunto è uscito proprio nei giorni sanremesi.

È stato definito il precursore dell’indie italiano. Si riconosce in questa definizione? E soprattutto la musica può essere etichettabile?

Mi hanno definito in molti modi, ma è così per quasi tutti gli artisti. Credo che in parte sia anche comprensibile che la musica debba rientrare in certe categorie, non c’è niente di male. Se uno fa musica metal, fa musica metal. Non c’è niente di sbagliato in questo. Che io sia un precursore forse è anche vero, quando io ho iniziato nel 2000, col mio primo album (La prima gratta), in Italia non si parlava molto di cantautori e di indie, eravamo anche nella mentalità della band underground anni ‘90. La mia idea di allora è stata quella di riportare in auge un genere, quello dei cantautori, che pareva un po’ dimenticato.

Parliamo dell’ultimo album. Nove canzoni godibili e ben assortite in cui predominano sentimenti e contraddizioni dell’essere oramai adulti. Volendo essere sinceri, ci sono rimpianti legati alla sua carriera artistica?

Rimpianti? Nessuno. Avere rimpianti e rimorsi è solo una perdita di tempo perché la vita va avanti e il passato ormai è passato. Io penso al mio presente, al disco che segna un nuovo inizio della mia carriera. Non mi sembra nemmeno di essere un 40enne, mi sento in forma come un esordiente.

In “Al paese” canta di una “lei” che vuole andare via. Secondo lei quanto incide sullo sviluppo di un artista esser cresciuti in un paese? E quando è il caso di scappare?

La vita di provincia può essere alienante per chi ha una mentalità curiosa. In questa canzone parlo del desiderio di fuga da un luogo che opprime, ma che al tempo stesso ci manca. Questo è il paese, così sono le origini; ci allontaniamo ma poi un po’ ci mancano. Parlo di fuga perché per me “fuggire” è molto diverso da “scappare” (anche se sono sinonimi). Scappare è quasi da codardo, è mancare alle proprie responsabilità; fuggire è l’allontanarsi da una situazione che non ci rappresenta.

In “Che ci vuole” parla del bisogno di una donna che fa bene come le verdure. Qual è il tipo di amore “che ne vale la pena” per Bugo?

In realtà non è una canzone d’amore, non si parla di una donna nel ritornello. “A me ci vuole te” non è per una donna, ma vale anche per tutti; vale per un amico, o un nostro caro o anche una donna, ma non solo per la donna. La canzone parla di una serie di situazioni umane che tendono alla faciloneria, e poi c’e quel ritornello che è un apertura al prossimo, come dire: non mi interessa se nel mondo ci sono i furbi, io ho te (non necessariamente l’amore)

In “Mi manca” canta con Ermal Meta e nel video ufficiale vi è Ambra Angiolini. Com’è nata la collaborazione con Ermal Meta? E perché  la scelta di Ambra Angiolini per il video?

Ho completato la canzone nella primavera del 2019, con la mia voce. Ma mi sono reso conto che se avessi cantato con un altro uomo sarebbe arrivato più forte il messaggio sulla nostalgia. E così ho fatto sentire la canzone ad Ermal il quale, entusiasta, ha accettato di cantare insieme a me. L’idea di coinvolgere Ambra mi è venuta nel momento in cui volevo un videoclip intenso in cui inserire anche la partecipazione femminile, oltre a quella maschile mia e di Ermal. Possiamo dire per completezza. Perché la nostalgia è una forza che coinvolge tutti. Ambra è stata magnifica, sono molto felice che abbia accettato di mettersi così in gioco.

Sempre in “Mi manca” ripercorre i momenti dell’infanzia e dell’adolescenza. Che tipo di adolescente è stato Bugo? Cosa sognava? Come trascorreva il suo tempo?

La canzone non è tanto riferita all’adolescenza. Il mondo di riferimento è solo quello legato all’età delle scuole elementari e medie, tra caramelle colorate, lanciare sassi ai vetri, sputare, comprare le figurine per collezionarle o usarle come merce di scambio, il primo pallone.  È tutto molto innocente, come appunto lo si è in quel periodo, diciamo tra gli 8 e i 13 anni. Io ho passato un’infanzia felice, ero un bimbo attratto dallo sport, amavo stare con gli amici e giocare. E non avevo alcun interesse per la musica.

In “Fuori dal mondo” canta della voglia di evasione da questa realtà. Come dovrebbe essere il mondo perfetto secondo Bugo?

Questa è una canzone d’amore. L’amore è il nostro mondo, quel mondo che non è sempre evasione dalla realtà, ma che vive il nostro quotidiano come nella canzone dove i protagonisti parlano “dal divano”. Però l’amore è anche quello stato mentale che ci fa sentire “fuori dal mondo”. Non a caso, capita che alla nostra amata si possa dire “con te mi sento fuori dal mondo”: questo è l’effetto dell’amore. Il mondo mi va bene così com’è, non sogno un mondo diverso e non sono certamente il tipo che anela ad un mondo perfetto. Certo, vorrei vedere più rispetto ed uguaglianza, ma vivo bene la mia epoca.

Tornerà a cantare live a luglio. Cosa si augura per il mondo della musica post quarantena e cosa si aspetta da questo mini tour?

Le cose torneranno normali nel 2021 e penso che sarà tutto come prima del Covid. Questa estate sarà un periodo di transizione, in cui pubblico e artisti vivranno per forza di cose i concerti in maniera diversa. Dopo Prato (22 Luglio) e Ravenna (24 Luglio) arriveranno altre date e poi in autunno recuperiamo i concerti che abbiamo dovuto spostare per l’emergenza sanitaria: il 23 Ottobre sarò all’Alcatraz di Milano, il 7 Novembre a Livorno, il 13 a Pordenone, il 14 a Roma e il 19 a Torino … Vedremo, io certamente ce la metterò tutta per dare il meglio nonostante questa situazione complicata.



Sandy Sciuto