Internet Archive è il luogo virtuale dove trovare libri di valore

Nell’era di streaming e on demand non possiedi nulla e tutto è in affitto. Internet ci illude di poter arrivare a qualsiasi informazione. Eppure non è proprio così, anzi. Oggi abbiamo la fortuna di immergerci in questo mondo digitale con una facilità assurda,  pero ciò che non troviamo subito ci fa perdere la curiosità di cercare altrove.

I veri appassionati di libri vorrebbero tra le mani quelli più antichi in materia, ma sappiamo che non è cosa semplice. O almeno fino a qualche tempo fa era così.  Oggi abbiamo l’Internet Archive.

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È stato fondato dall’ingegnere informatico Brewster Kahle nel 1996 e ha lo scopo di conservare un numero immane di siti web, disponibili a chiunque abbia una connessione internet.

Considerando che il suo motto è “accesso universale a tutto il sapere”, è un luogo digitale che in questi mesi di isolamento è prezioso più che mai.

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Avrete sicuramente letto scorrendo la home di Facebook di Davide Semenzin, ma siamo sicuri che non ci avete dato l’attenzione che merita. È un ragazzo italiano che cura i sistemi di digitalizzazione dei libri e i centri di scansione dell’Internet Archive. L’occasione si è palesata quando cercando un libro di Daniele del Giudice (“Staccando l’ombra da terra”) ha potuto consultarlo proprio su questa piattaforma.

Prima di arrivare però a fare ciò che fa oggi di strada ne ha fatta.

Ha preso parte ad un progetto “Berkeley prosopography services “ che possiamo definire un social network delle vite degli autori del passato.

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Oggi l’Archive scansione mille libri al giorno e contiene già 3.8 milioni di libri digitalizzati. Si può trovare di tutto: da libri illustrati di fine Ottocento, agli studi geroglifici pubblicati nel Cinquecento, fino ad arrivare a documenti più antichi, arrivando addirittura nell’anno mille.

Insomma un valore inestimabile!

Semenzin ammette quanto sia importante il ruolo degli scanner, che in nessun modo danneggiano i libri, ad esempio rimuovendone la rilegatura.

Lui ne usa tre. Il modello più vecchio è il Full Frame Scribe, che grazie alle telecamere e al vetro mobili, permette una digitalizzazione di ottima qualità. Il secondo modello è la Table Top Scribe che consente, tramite un sensore magnetico (inventato da lui), la digitalizzazione di massa. Infine il terzo tipo è usato per inserti pieghevoli, mappe e pagine di grandi dimensioni.

È un peccato sapere che di questa grande opportunità non si servino anche biblioteche e università italiane che preferiscono lasciare i documenti dietro teche di vetro. Lontano dagli occhi appassionati come quelli di Semenzin, che invece dona ogni giorno la possibilità di emozionarsi dinnanzi ai libri dal valore inestimabile.



Rachele Pezzella