Il presepe a Napoli, tra tradizione e modernità

In #artecultura, ARTE by Benito Dell'aquila Comments

Nelle case napoletane si è soliti chiedersi, “Ma a te, t’ piac’ ò presep’?”, battuta tratta da “Natale in casa Cupiello” del grande Eduardo De Filippo, commedia in cui il presepe è il tacito protagonista. Per i napoletani il presepe è motivo di vanto ed orgoglio, in quanto il suo allestimento inizia mesi prima e la meticolosità è certosina. Una tradizione che ha radici profonde nell’animo partenopeo, che si mescola con la storia e la cultura di un popolo intero.


Il presepe ha origini antichissime e prende vita dalle rappresentazioni  viventi di episodi sacri della natività. Ogni regione ha le proprie peculiarità nell’inscenare il presepe, seguendo una propria tradizione. A Napoli, questa tradizione ha acquistato i caratteri di una vera e propria passione, fino a sconfinare in una vera mania. Si dice che i Napoletani quando non sono impegnati a fare il presepe, sognano di farlo. Nel corso dei secoli il presepe napoletano si è arricchito di elementi e personaggi, perdendo la sua funzione religiosa e diventando espressione di un’intera comunità. Per secoli, re, nobili e ricchi borghesi hanno gareggiato nell’allestire impianti giganteschi e spettacolari, in cui scene profane riproducevano ambienti, scene e costumi della Napoli popolare e con il tempo hanno sopraffatto il gruppo della sacra famiglia. Per assicurarsi le statuine più belle, tutte denominate “pastori”, erano assunti artisti rinomati. Le statuine oltre ad assumere espressioni e fattezze di vere e proprie sculture, venivano arricchite di tessuti pregiati, gioielli e materiali preziosi. Orafi e argentieri di prestigio si occupavano di realizzare armi, strumenti musicali, e altri ornamenti del corteo dei Re Magi.

Queste opere, arrivarono a costare vere e proprie fortune. Le famiglie nobili gareggiavano in magnificenza con il presepe reale, nella speranza di meritare la visita del sovrano e spesso in documenti ufficiali, queste statuine compaiono nei registri dei pignoramenti. Il Re Carlo III aveva una smisurata passione, tanto da partecipare alla realizzazione e alla vestizione dei pastori dell’enorme presepe del palazzo reale. Il presepe napoletano ha raggiunto la magnificenza per dovizia e ricchezza dei particolari, la perfezione dei volti e delle figure umani ed animali, che creavano stupore nei visitatori e accrescevano il prestigio dei proprietari e degli artigiani.

Oltre al grande valore artistico ed economico, il presepe napoletano è ancora oggi un’importantissima fonte di costume storico. Ogni secolo ha trovato espressione nel presepe partenopeo che ha riprodotto mode, personalità e satire del proprio tempo. Ancora oggi alcuni pastorai producono pastori che rispecchiano i nostri tempi. Passeggiare per il quartiere di San Gregorio Armeno è un’esperienza imperdibile. Sono presenti mostre permanenti e negozi di artigiani che producono ancora statuette secondo la tradizione e divertenti personaggi moderni, dalla politica al cinema o al calcio. Tra le novità di quest’anno troviamo Renzi dimissionario e il calciatore Higuin il traditore.