@delia-giandeini

Cinque curiosità da sapere sul Pride, più che una semplice parata

Dagli aggiornamenti sul DDL ZAN a testimonianze inerenti al mondo gay e transgender sino ad arrivare all’oroscopo colorato con i colori della bandiera arcobaleno. Questo è il sostegno che Social Up sta cercando di dare alla comunità LGBTQIA+, ma in generale, a tutte le persone che si sentano in qualche modo discriminate e non rappresentate. Continuiamo, quindi, a parlarne e a fare il punto su una celebrazione che interesserà le strade e le piazze di tutto il mondo. Infatti, proprio questo è il mese del cosiddetto Gay Pride, letteralmente “l’orgoglio gay” – anche se in verità la storia e le curiosità a riguardo vanno oltre il mero orientamento sessuale.  Ecco, allora, cinque risposte a cinque quesiti inerenti al Pride che tutti dovrebbero avere ben presenti affinché si smetta di giudicare senza prima conoscere.

Perché giugno è il mese del Pride

Il Pride, precedentemente noto come Gay Pride, è una vera e propria manifestazione pubblica. Una celebrazione  destinata all’accettazione ed alla rivendicazione sociale dei diritti civili e legali delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, non-binarie e queer.

La sua origine è, però, tutta una storia. In primo luogo, per comprendere la ragione della denominazione iniziale  Gay Pride, occorre ricordare lo slogan delle prime persone omosessuali che decisero di non nascondersi più.

Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud.

Ovvero, “Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio”, da qui il termine pride. Ma perché avere bisogno di urlare questo orgoglio ad alta voce? Basti ricordare che fino agli anni ’60 (ed anche qualche anno dopo) gli omosessuali erano costretti a nascondersi, a vivere il proprio orientamento in silenzio, nonché ad essere continuamente etichettati come “diversi, sbagliati, invertiti”. Lecito, quindi, era considerato il maltrattarli.

Per molto tempo la comunità gay ha preferito subire, fino a quando non è arrivato il 27 giugno 1969, e da allora non solo hanno scelto di reagire, ma anche di prepararsi tutti insieme all’azione.

La notte tra il 27 e il 28 giugno, ecco dove si nascondono le ragioni di giugno in quanto mese del pride, noto anche come Pride Month.

In quella notte a New York, nel club gay Stonewall Inn, finalmente la comunità LGBTQ capì di avere voce in capitolo nella propria vita. Infatti, fu la prima volta che reagirono alla violenza dei poliziotti con altrettanta violenza. Le retate della polizia nei bar gay erano una consuetudine, si andava lì per picchiare e magari arrestare qualcuno di loro. Dopo anni di oppressione, quella notte fu la più cruda di tutti ed, al contempo, la più importante ad oggi.

Fonte: ParmaDaily.it

La polizia, di numero inferiore rispetto ai membri del club, decise di tornare l’indomani con niente poco di meno che con l’unità utilizzata per gli scontri sulla guerra in Vietnam. Tuttavia, anche la comunità LGBTQ aveva radunato le proprie forze e tra slogan d’eccezione, ironia, irriverenza e tanta violenza, lo scontro fu pesante ma prepotentemente significativo.

Precisamente un anno dopo, per omaggiare il coraggio dei “rivoluzionari gay” di quei giorni, si organizzò a New York il primo Gay Pride. Da lì, si diffuse anche in altre città americane la voglia di urlare a gran voce che le cose stavano cambiando. Vestiti stravaganti e colori sfarzosi, una vera e propria parata d’orgoglio e di voglia di esprimere alla luce del sole l’orgoglio di poter scegliere chi amare e chi essere.

Da quel momento, ogni mese di giugno in diverse città, la parata del Pride non ha più smesso di essere celebrata, perché ancora oggi vi è la necessità di ricordare quel gesto di coraggio e di rivendicare i propri diritti.

Chi partecipa al Pride

Si è parlato del Pride come manifestazione pubblica aperta a tutti, ovvero a prescindere dall’orientamento sessuale. É vero che i suoi primi partecipanti fossero essenzialmente i componenti della stessa comunità LGBTQIA+, tuttavia i tempi sono cambiati ed oggi più che mai non si tratta solo di una rivendicazione legata all’orgoglio gay.

Motivo per cui, nel tempo ha perso l’accezione “Gay Pride”. Perché il Pride non riguarda solo una comunità, ma l’intera società, e ciascuno di noi dovrebbe avere a cuore il combattere per i diritti civili altrui. Il Pride è questione di umanità.

Le tematiche affrontante in quella che è apparentemente una festa, sono così importanti da coinvolgere tutti. D’altro canto, sarebbe stata una contraddizione se i gay avessero imposto la partecipazione solo a chi è parte della loro comunità. Dato che la ragione fondamentale del Pride è, in fin dei conti, rivendicare il diritto di essere tutti considerati in quanto essere umani.

Come e dove si celebra la manifestazione del Pride

Non è una semplice “carnevalata”, ma una manifestazione con uno scopo profondo che coinvolge ogni anno milioni di persone in tantissime città diverse. Da quel 27 giugno 1970 ne ha fatta di strada il Pride, e ad oggi viene celebrato in Africa, Lettonia, Croazia e in tante altre parti del mondo (a volte anche illegalmente).

In Italia, ad esempio, il primo Pride ebbe luogo a Sanremo nel 1972. Era più una manifestazione pubblica di omosessuali che si riunirono per protestare contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali”. Solo nel 1994 avvenne il primo Pride Unitario a Roma, ed oggi in Italia, si organizzano fino a 30 Pride nelle città più importanti.

Persino in Russia si sono svolte alcune parate, con risultati, purtroppo, pessimi considerando l’opposizione della polizia ed il fatto che i pride sono vietati dalle autorità cittadine di Mosca e San Pietroburgo.

Quasi tutte le parate del Pride sono simili, giacché hanno insito lo spirito di attivismo politico e rivendicazione sociale. Tuttavia, questo è solo lo scopo mentre le modalità con cui si festeggia sono di gran lunga molto più estrose. Colori, musica, cartelloni, trucchi. In prima linea, come quel 27 giugno 1969, le draq queen, pronte ad intonare i cori, a divertirsi per un futuro migliore, e decisamente più colorato.

Inoltre, oggi più che mai i brand si dimostrano sensibili alla questione e spesso decidono di collaborare all’organizzazione del pride. Non mancano durante il mese del Pride, infatti, campagne pubblicitarie e di sensibilizzazione da parte di quelle aziende che nella loro policy hanno proprio il rispetto di tutte le minoranze. Un modo per festeggiare il Pride pur non scendendo direttamente in piazza, ma far sentire comunque il proprio supporto.

Perché il simbolo della comunità LGBTQA+ è la bandiera arcobaleno

Che il Pride sia una delle manifestazioni più colorate di sempre non v’è dubbio. La bandiera arcobaleno, o della libertà, è il simbolo del movimento di liberazione omosessuale. Fu ideata nel 1978 da un artista statunitense, Gilbert Baker, la cui opera originale è oggi conservata al MOMA.

Originariamente era composta da otto colori. Il rosa per la sessualità; il rosso simbolo della vita; arancione colore della salute; giallo come la luce del sole; verde come la natura; turchese per indicare l’arte e la magia; il blu che dona serenità ed infine il viola per lo spirito.

Da quando, però, fu utilizzata per la prima volta al Gay Pride di San Francisco nel 1978, in quanto simbolo di libertà gay, la sua popolarità si diffuse. Ragion per cui, per motivi economici e anche per difficoltà nel reperire tutte le tinte, si decise di fare a meno di due strisce. Ad oggi infatti ritroviamo solo sei colori, in ordine: rosso, arancione, giallo, verde, blu e viola. I colori che rappresentano la comunità LGBTQA+ e che si sventolano durante tutti i Pride.

Perché ha ancora senso “festeggiare” il Pride

Alla domanda hanno risposto alcuni nostri lettori che pur non conoscendosi hanno lanciato il medesimo messaggio.

Desirée, 22 anni: “L’omofobia è purtroppo un male che corrode la nostra società. Il fatto che non sia stato ancora approvato il DDL ZAN mi fa capire che la comunità LGBTQI+ ha sicuramente bisogno di farsi sentire in qualche modo, e sicuramente il Pride ha necessità di esistere per questo. Una manifestazione per una maggiore tutela”.

Ilaria, 25 anni: “Si, ha senso perché ancora oggi siamo molto lontani dalla parità di diritti in base a orientamento sessuale, identità di genere, etnia ecc. Oltre che a livello legislativo parlo anche di inclusività e informazione a livello sociale. Essendo il simbolo della lotta per tutto ciò, avrà lunga vita secondo me”.

Silvia, 22 anni: “Il Pride ha ancora senso perché ognuno deve sentirsi libero di fare/amare chi vuole. Una libertà che nel 2021 a qualcuno viene ancora negata e dunque c’è bisogno di agire e fare qualcosa a riguardo”.

Marco, 25 anni: “Il pride ha senso farlo perché tutt’oggi, purtroppo, c’è gente che non capisce che ognuno può amare chi vuole e che soprattutto, se due persone dello stesso sesso stanno insieme non intaccano in alcun modo la vita di chi pensa il contrario. Quindi, a chi ha un opinione opposta alla mia direi semplicemente di avere un po’ più di empatia e immaginare che al posto della persona offesa ci sia un proprio caro.. chissà se direbbe la stessa cosa!”

Federica, 24 anni: “Il Pride serve a sensibilizzare le persone che ancora non capiscono che essere arcobaleno non è qualcosa di sbagliato. Non è qualcosa di penalizzante, anzi. Al contrario di quel che si pensi, considerando la traduzione dall’inglese, non manifestano l’orgoglio per esibire i propri gusti sessuali e/o un abbigliamento sgargiante bensì l’essere diversi. Come le feste “commerciali ” della donna o della mamma/del papà, il pride non è solo un mese ma dovrebbe essere sempre. Evidentemente per sta società malata, serve “festeggiare” un avvenimento del genere per far passate un messaggio molto più grande: il rispetto”.

Giulia, 22 anni: “Vorrei tanto che il Pride non avesse più senso né motivo d’esistere. Al contempo, però, mi rendo conto che nonostante tutti i passi in avanti, non siamo ancora a quel punto. Dopo lo straordinario coraggio di chi ha rischiato la vita per rivendicare i diritti civili non possiamo mollare. Lo dobbiamo a loro, ci dobbiamo riuscire”.



Giulia Grasso