Il mito di Atlantide

Andrea Colore

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Più di 10 000 anni fa, al di là dello stretto di Gibilterra, sorgeva un’isola. Un’isola potente, temuta da tutti e importante governatrice di tutti i mari. Il suo nome era Atlantide.

Le prime testimonianze di questa leggendaria isola sono attestate da Platone, in due dei suoi dialoghi, il Timeo, che ha avuto una lunga fortuna durante tutta l’epoca medievale tanto nel mondo greco, quanto nel mondo latino, e il Crizia.

Mito o realtà, questo solo Platone lo sapeva. Innegabile è, agli occhi degli studiosi, che Atlantide è il paradigma della teoria politica del filosofo greco, ma altrettanto appurata è la teoria secondo la quale Platone si sarebbe basato sulla memoria di eventi passati, come la guerra di Troia e l’eruzione di Santorini, il catastrofico cataclisma che fece letteralmente saltare per aria un’intera isola! Fatto sta che la risonanza avuta da questo mito fu intensa. Ripercorriamo insieme le principali tappe di questo affascinante mito.

Secondo Platone, l’isola era situata oltre le Colonne d’Ercole, il limite del mondo allora conosciuto, ed era più grande della Libia e della Turchia messe insieme, che in seguito ad un terremoto divenne fangosa e del tutto impraticabile. Gli antichi Egizi, stando alla testimonianza del filosofo, la descrivevano come un’isola montuosa. Atlantide era una vera e propria potenza dagli ampi domini che si estendevano fino alle coste dell’Italia e dell’Africa, scontrandosi perfino con gli antenati di Atene, dai quali venne sconfitta. Questo conflitto e la conseguente e inevitabile decadenza vennero interpretati da molti come una metafora della fallimentare spedizione in Sicilia degli Ateniesi, durante l guerra del Pelopponneso. Fra Atene antica e Atene nuova avrebbe vinto la prima, in cui è assente la brama di potere e l’espansionismo, prima causa di decadenza.

Nell’antichità, non esistono altre testimonianze al di fuori di Platone e persino il più importante allievo di Platone, Aristotele, liquidò questa storia con molta sufficienza: Platone l’aveva creata e l’aveva fatta scomparire. Non tutti però credettero che fosse frutto dell’immaginazione di uno svitato. Alcune interpretazioni di storici la mettevano in relazione ai Galli, che sarebbero partiti proprio da lì, alri invece relazionavano la civiltà misteriosa ai Cartaginesi. Poco ha importato: il Medioevo, pur fondando gran parte del suo pensiero (almeno i  una prima fase) sul dialogo platonico “Timeo”, ignorò completamente il mito di Atlantide, soprattutto con la prevalente imposizione della filosofia aristotelica nelle scuole.

È stata l’età moderna a rivalutare il mito. A partire dall’Umanesimo, Platone, e il “Timeo” soprattutto, vengono radicalmente rivalutati alla luce della rinascita dell’accademia platonica ad opera del filosofo Marsilio Ficino. Ovviamente, anche la scoperta dell’America non ha potuto non rievocare la mitica civiltà sommersa: il Nuovo Mondo è la “Nuova Atlantide“, titolo fra l’altro di uno scritto di Francesco Bacone, dove si descrive una società utopica, collocata al largo della costa occidentale americana.

Ma dove era collocata Atlantide? È proprio una bella domanda. C’è chi ha voluto collocata in America, come in effetti Platone riferì che si trovasse oltre le colonne d’Ercole; talvolta invece la si identifica con le isole Azzorre o Canarie. Altri la collocano al Polo Nord e altri ancora persino nel Mediterraneo, identificandola nelle principali isole (Creta, Cipro, Malta). L’ipotesi più suggestiva rimane comunque quella della caldera di Santorini, di cui Platone avrebbe avuto notizia, tanto fu importante ed epocale quell’ evento.

Ovviamente, elencare qui tutte le opere su cui ha avuto un impulso il mito di Atlantide sarebbe impossibile: forse solo la guerra di Troia e pochi altri miti hanno avuto un fascino così persuasivo da far credere che tutto ciò sia aesistito veramente.