Il latte: come l’evoluzione ci ha permesso di nutrircene

In SCIENZE, social up by Bruno MorelloLeave a Comment

Il latte è un alimento che reputiamo ordinario, alla portata di tutti. Tuttavia, la capacità di utilizzarlo come alimento (in età adulta) risulta essere un carattere relativamente nuovo e quasi contro il nostro “essere mammiferi”. Biologicamente parlando, il latte è un alimento fondamentale fino allo svezzamento che è, per definizione, il momento in cui ci separiamo dall’utilizzo di latte come risorsa principale.

Azione dell’enzima lattasi

La digestione del lattosio è resa possibile dall’enzima lattasi, capace di scindere quest’ultimo in glucosio e galattosio, rendendone possibile l’assorbimento. La persistenza della lattasi è, come già accennato, un carattere fissatosi di recente: precisamente a partire da 10000 anni fa, quando l’uomo ha compiuto un passo importante verso l’era neolitica, passando da una vita nomade ad una sedentaria e di conseguenza cambiando regime alimentare (grazie all’allevamento). Da quel periodo, l’uomo ha iniziato ad assumere latte e ciò è risultato vantaggioso dal punto di vista nutritivo; l’enzima lattasi, dunque, si è fissato nel tempo (in un linguaggio tecnico, si dice che è stato sottoposto a selezione positiva). È noto, inoltre, che nella nostra popolazione (intesa in senso ecologico, cioè i membri appartenenti alla specie Homo sapiens) non tutti sono in grado di digerirlo e sono presenti diversi gradi di tolleranza al lattosio.

È stato osservato che la capacità di assorbimento del lattosio risulta frammentato:

  • in alcune parti dell’Africa ed estremo oriente la frequenza di persone tolleranti è molto bassa;
  • un valore alto si riscontra in alcuni gruppi nell’Africa orientale, tra le popolazioni del Nord Europa e dei loro discendenti in America e Australia;
  • in Europa e Medio Oriente si hanno frequenze intermedie di persone tolleranti.

Questi diversi gradi di tolleranza sono correlati al consumo di latte e all’utilizzo della pastorizia da parte delle popolazioni umane, nostre antenate, e da un fattore climatico: nei territori in cui non erano presenti climi estremi, gli animali potevano essere allevati e il latte è stato consumato per migliaia di anni, con conseguenze che si ripercuotono nella nostra attuale capacità di consumare il lattosio; inoltre, la presenza di industrie casearie, oggi, facilita l’assunzione di prodotti a base di lattosio grazie alla fermentazione degli stessi.

È curioso notare che in alcune parti dell’Africa, in cui il clima non permetteva l’allevamento di animali da latte, sono presenti popolazioni con un alto tasso di tolleranza. Ciò è dovuto al fattore nomadismo: alcune popolazioni sono ancora nomadi, si spostano, quindi, in cerca di condizioni ideali anche per l’allevamento.

Popolazioni nomadi dedite alla pastorizia

Alcuni studi sulla genetica dimostrano che gli alleli coinvolti nella produzione dell’enzima lattasi sono diversi in relazione alla regione geografia in cui c’è un tasso di tolleranza, ciò dimostra che si tratta di un carattere selezionato in maniera indipendente in varie parti del mondo: un meraviglioso esempio di come vengono regolati i processi dall’evoluzione.

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Bruno Morello

Bruno Morello

Nato a Catania nel 1993 e laureando in biologia evoluzionistica. Le mie passioni sono la musica e la natura in tutte le sue forme, dal microscopico all'immensità dei pianeti e delle stelle.

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