Giancarlo Giudice il mostro di Torino

Nove donne uccise brutalmente. Nove prostitute. Un unico colpevole: Giancarlo Giudice. Quella di Giancarlo Giudiceè stata un’infanzia infelice infatti già in tenera età venne trasferito in un collegio. Venne a sapere della morte di sua madre dopo che i funerali presero atto. Aveva solo 13 anni e dopo quella notizia cosi terribile per lui, si suicidò. Ma non andò a buon fine.

Costretto a sopravvivere dopo anche l’abbandono del padre alcolista che si trasferì in calabria con la sua nuova compagna lasciandolo praticamente solo e senza amore in fin dei conti era solo un bambino. Con tutti questi sentimenti negativi cresceva diventando adulto e prendeva forma dentro se il serial killer Giancarlo Giudice il “mostro di torino”.

Giancarlo era narcisista e faceva il camionista. Compagna di viaggio la sua droga preferita: la cocaina. Il 28 dicembre dell 1983 scelse la sua prima vittima, Federica Pecoraro. Una prostituta quarantenne di cui non si saprà nulla del suo corpo per tre anni. Solo dopo il suo arresto dirà alla polizia: “Risulta scomparsa, ma non siete mai riusciti a identificarla perché vi ho fatto trovare il cadavere completamente sfigurata bruciandola. La Pecoraro fu solo una delle nove vittime. Annunziata Pafundo, 48 anni, ritrovata sulla superstrada di Chivasso, soffocata a casa e poi lasciata lì, fu la seconda dopo solo due settimane. Giancarlo Giudice era anche ossessionato dal sesso in modo molto violento, le sue vittime le uccideva prima, durante o dopo il rapporto sessuale. Infatti altre quattro le uccise nel suo appartamento in via Cravero 33, zona Regio Parco. Quasi tutte legate da cavi elettrici e in pose assurde strangolate da calze nylon.

L’ultima è Maria Rosa Paoli uccisa da un colpo di pistola sparato a distanza molto ravvicinata. Dopo due ore dal suo ultimo omicidio venne arrestato mentre era in macchina probabilmente masturbandosi. La polizia trovò all’interno della sua auto due pistole e sangue sul sedile posteriore. Era quello della povera Maria Rosa Paoli. Durante l’interrogatorio confesso tutto e le sue parole uscirono con gioia come se ne fosse davvero soddisfatto del lavoro svolto, come se non se ne fosse quasi accorto di aver ucciso nove donne.

Alla domanda perché l’hai fatto lui rispose dicendo: Erano vecchie, grasse e poco curate racconta. Una l’ha eliminata perché aveva un reggiseno a fiori che giudicava volgare. Non c’è logica perché nella sua testa tutto è stabilito. È metodico. Uccide, si riposa. E il giorno successivo si sbarazza del corpo. Probabilmente uccideva queste tipologie di donne perchè gli ricordavano sua madre e quindi pensava di uccidere lei.

Riteneva di sentir delle voci nella sua mente. una mente malata sicuramente ma da non dimenticare la sua infanzia traumatica ma questo non lo giustifica affatto. Il mostro di Torino viene condannato all’ergastolo poi la pena gli viene ridotta a 30 anni più tre di manicomio criminale.

Nel 2008 sui giornali si annunciano le sue dimissioni dall’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, dopo anni di cure. La sua privacy è protetta e filtrano solo indiscrezioni che si trovi in una comunità terapeutica, legata alle strutture sanitarie del territorio e controllata assiduamente. Da allora, sul caso è calato il silenzio.