Cos’è la musica Trap e perché è diventa così famosa in Italia

Claudia Ruiz

In MUSICA / Claudia Ruiz / Comments

Aprite Spotify e digitate DPG! Premete play e cercate di capire. Quello che state ascoltando è il trap italiano. Gli estimatori di De André probabilmente smetteranno di seguirci, le groupie dei The Clash ci odieranno a morte, eppure stiamo parlando del genere musicale più seguito e ascoltato degli ultimi mesi, forse anni. Nato e cresciuto un po’ sottotono, il genere trap è esploso in Italia con Ghali, Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang, Rkomi, Izi, SickLucke e molti altri. La trap è arrivata quindi a contagiare anche l’ambiente più commerciale, quello che passa in diffusione alla radio, quella che ascolti in palestra durante la lezione di spinning.

In realtà, negli Stati Uniti questo sottogenere del rap esiste già dagli inizi degli anni Duemila, anche se la sua vera affermazione arriverà soltanto diversi anni dopo. Come ogni sottogenere nasce la diatriba: è degno o no di far parte della famiglia del rap? “Non è un genere a sé stante, è un ramo del rap. Però è come passare dalla ruota di legno allo pneumatico. Non vorrei sembrare antimusicale, ma non suono strumenti, suono il computer. Il ritmo rallentato va in controtendenza a un mondo, non solo musicale, dove domina la velocità”, spiega Charlie Charles.

In slang americano la parola “trap” indica il luogo in cui avviene lo spaccio di droga. In un’intervista Genius, uno spacciatore afroamericano, ha definito la musica trap “musica da bambini drogati” o, meglio ancora, “Trappola”, riprendendo il significato britannico del termine e non discostandosi molto dalla traduzione che si può fare in italiano; ad ogni modo si tratta di un riferimento celato al mondo della droga, come un tunnel da cui è difficile o quasi impossibile uscirne. L’impressione, ascoltando una base trap, è quella di un ritmo più dilatato e privo del tradizionale andamento incalzante del rap.

Alcuni elementi della trap sono in comune con il rap, altri elementi derivano dalla dubstep e dall’elettronica. La fusione di queste diverse influenze genera una musica che presenta linee vocali a metà tra il cantato e il rappato, utilizzo dell’autotune nelle voci (proprio l’autotune è l’elemento che ha generato malumori tra i rapper quando li si accostava al genere trap) e base dal ritmo ripetuto e sincopato. Nei testi delle canzoni vengono descritte le situazioni di vita nei quartieri, spesso in modo “brutale” e senza filtro.

A livello internazionale la musica trap è stata anticipata da artisti come Gucci Mane e portata a importanti successi commerciali da interpreti come i Rae Sremmund, Young Thug, 2 Chainz, XXXTentacion, Lil Yachty.

Quando parliamo di trap italiana però non possiamo che nominare il giovanissimo produttore Charlie Charlesdeus ex machina dietro a pezzi di grande successo, come “Ciny” di Sfera Ebbasta e “Dende” di Ghali. A poco più di vent’anni questi ragazzi hanno fatto il boom di ascolti e di visualizzazioni su YouTube e Spotify con i loro brani, diventati virali in pochissimo tempo, riuscendo a diventare musicalmente ed esteticamente influenti, anche grazie ad un sapiente utilizzo dei social network. Se pensate di ascoltare una qualsiasi playlist di musica italiana non potete esimervi dall’ascoltare l’intero album di Sfera Ebbasta o l’ultimo successo di Ghali, il quale non sa già più dove conservare i propri dischi di platino.

Se dobbiamo parlare della trap italiana certo dobbiamo nominare Pyrex, Side, Tony Effe e Wayne (e Sick Luke) l’ormai celebre Dark Polo Gang, amata/detestata da milioni di fan/haters. I loro video sono delle vere e proprie parodie, caratterizzati da balletti truci, una trasgressiva ed esasperata passione per la moda e da un linguaggio abbastanza demenziale imitato ed amato sia tra i giovanissimi che dai “nostalgici trentenni”. Questo quartetto ha avuto poi la fortuna di ribattezzare un’epoca, in cui contenuti poveri di significato e morale colpiscono in pieno i cuori adolescenziali più di ogni altra cosa. Detto ciò non c’è da stupirsi della fama ottenuta.

Se dobbiamo invece, parlare di trap italiana genuina di quelle che quando l’ascolti ha davvero qualcosa che lascia il segno dobbiamo citare Achille Lauro. Un ragazzo che la strada l’ha vissuta in prima persona e le sue canzoni, per contenuti e stile, sono quanto di più verosimile ci possa essere nel mercato discografico della musica trap italiana. Rkomi, dal canto suo, possiede una proprietà di scrittura e urgenza espressiva che sono fuori dall’ordinarietà, la totale assenza di cliché e luoghi comuni lo rende davvero un artista degno di questo nome. Non vi illudente questi sono solo alcuni dei nomi influenti di questo genere in Italia.

Moda o musica di sostanza lo scopriremo nel tempo, certo è che le nuove generazioni li hanno portati al successo. I quindicenni hanno sbarrato la porta a qualsiasi altra proposta musicale e le radio così come i programmi televisivi e i loro “colleghi” musicisti non hanno potuto far altro che piegarsi al volere della Trap. Saranno i sovversivi ventenni trapper a dettare le leggi, riuscendo a mantenere la propria identità o si dovranno piegare a quel bieco e cinico mondo della musica commerciale? Troppo presto per dirlo, troppo giovani gli artisti per preannunciarlo, fatto sta che hanno monopolizzato l’attenzione di tutti, anche la nostra in verità, quindi non resta che premere play su Spotify e dargli forse una chance.