Cosa sarà: un memorabile Kim Rossi Stuart al Roma Film Fest 2020

Presentato all’edizione 2020 del Roma film fest, 15 th edizione, Cosa sarà è l’ultimo film di Francesco Bruni: una pellicola che pur essendo classificata come commedia rientra in realtà nel genere drammatico. Un film catartico, che ha tra i suoi pregi principali il suo essere molto verosimile. Un lungometraggio in cui si descrive da vicino la lotta contro la malattia (la leucemia) da parte di Bruno Salvati, il protagonista, interpretato da Kim Rossi Stuart, ma anche una pellicola che indaga con ironia amara, anche speranzosa, le dinamiche familiari dinnanzi ad un evento improvviso quanto schiacciante come lo scoprire di essere affetti da un terribile male.

Se è vero che sono tanti i film italiani ispirati a simili vicende, detti appunto cancer movies, pensiamo ad esempio al recente Sul più bello, o anche al trascorso Bianca come il latte rossa come il sangue, possiamo senza dubbio affermare che Cosa sarà è distante anni luce da tali teen movie, in cui si raccontano per lo più storie adolescenziali correlate alla malattia; così come è lontano da film che sfruttano commercialmente l’argomento malattia per provocare facilmente il pianto.

L’opera di Francesco Bruni, al contrario, è incredibilmente verosimile e mostra un’ autenticità del racconto tangibile, lì dove, in effetti è autobiografica. L’abilità di scrittura di Francesco Bruni, viene confermata anche in questo film, così come era possibile riscontrarla nel gradevolissimo Scialla (film del 2011, di cui era anche regista) e in molti altri film del bel cinema italiano, di cui è stato sceneggiatore.

Come si diceva la componente drammatica di Cosa sarà è fin da subito tangibile, nel suo essere fedele alla realtà. Si ripercorrono la scoperta della malattia e la lotta contro un male che si insinua nel sangue. Se non fa sconti sul descrivere la condizione del malato leucemico, nelle scene in ospedale, la regia di Bruni però è interessata complessivamente più al contesto che a descrivere la degenza del malato. La pellicola infatti è più una presa di coscienza di ciò che la malattia rappresenta per il protagonista, piuttosto che essere una cronaca del male di cui egli è affetto.

Attraverso una battaglia, una ricerca per riscoprire se stessi, i propri legami, le proprie priorità, Francesco Bruni dirige un film forte, che però scongiura fin da subito il pericolo di attorcigliarsi su ste stesso. Come ribadisce il titolo del film la pellicola rappresenta l’opposizione alla malattia, la ricerca di chi riflette sul male capitatogli con atteggiamento attivo, permeata da uno sguardo positivo verso il futuro.

Kim Rossi Stuart offre un’interpretazione memorabile, quella di un uomo che si scopre fragile e che si interroga su questa fragilità fisica, domandandosi se essa non sia anche psicologica e risalente nel tempo. La sua amara ironia è percepita come plausibile dallo spettatore, il quale si ritrova inserito nello humor nero del protagonista.

Il regista è acuto nel cogliere le preoccupazioni, i dubbi, le regressioni sognanti del protagonista (è vero che la debolezza dei malati leucemici li spinge spesso a ritornare bambini, in cerca di sostegno, a ricordare il passato), attraverso una regia garbata, che sa essere catartica senza essere strappalacrime, proprio perché mantiene un buon equilibrio e punta su una recitazione che toglie, invece che aggiungere o essere sovrabbondante.

La seconda parte del film, quasi “una caccia al tesoro” è sicuramente la migliore, quasi un road movie in cui vengono approfondite le psicologie dei personaggi e in cui la risata ha più spazio, ironizzando sui legami familiari e sulla stranezza di alcune situazioni atipiche che in effetti possono accadere nella realtà.

Un buon film italiano, che ha anche una particolarità che lo rende stranamente attuale, in quanto l’isolamento del malato leucemico comporta la presenza di molti personaggi che indossano in diversi momenti la mascherina medica. Fa un certo effetto constatare che i personaggi muniti di mascherina non risultino allo spettatore troppo distanti dalla realtà che oggi, in epoca covid, viviamo tutti i giorni.

Non è un caso infatti se il titolo originario “Andra tutto bene” è stato cambiato con “Cosa sarà”?, proprio per non entrare in suggestioni pandemiche, che vengono decisamente naturali nell’assistere al film.



Francesco Bellia