#siamofatticosì – La paura è una condizione mentale

Ecco a voi il primo articolo della nostra rubrica scientifica #siamofatticosì, che vuole farvi conoscere i segreti del corpo umano! Inizieremo con il sistema nervoso e, in particolare, con cosa succede nel nostro corpo quando abbiamo paura.

Che cos’è la paura? L’enciclopedia Treccani la definisce come “uno stato emotivo consistente in una sensazione di insicurezza, di smarrimento o di ansia di fronte ad un pericolo reale o immaginario”. Ma cosa scatta nel nostro organismo quando vediamo una tarantola sul nostro letto oppure guardiamo un film di Dario Argento al buio, in una notte senza stelle?

A gestire la paura è l’amigdala (dal greco amygdala, ossia mandorla, a causa della forma) non a caso conosciuta come “centro della paura“. Si tratta di una parte del cervello, appartenente al sistema limbico, che fra le sue funzioni annovera quella di coordinare le emozioni. In realtà, l’amigdala svolge differenti compiti legati anche agli organi di senso. Si occupa, infatti, di analizzare gli stimoli sensoriali per valutarne la valenza emotiva, ovvero la corrispondete risposta delle emozioni.

Nonostante rappresenti una porzione minima del cervello, all’interno dell’amigdala si distinguono almeno una decina di aree, chiamate nuclei, raggruppati in due grandi categorie: nuclei basolaterali, che sono connessi alla quella parte del cervello responsabile dei comportamenti volontari e quindi corteccia prefrontale e aree motorie, e i nuclei corticomediali, legati alle funzioni autonome del sistema nervoso ed al controllo di visceri ed organi di senso.

Spiegare nel dettaglio le potenzialità dell’amigdala sarebbe impossibile in questa sede e anche gli studiosi più esperti non sono riusciti a descrivere minuziosamente le sorprendenti possibilità di questa parte del cervello. Possiamo immaginare l’amigdala come una sorta di “raccordo” delle diverse vie neurali: nel momento in cui le informazioni arrivano a questo “raccordo”, queste vengono scandagliate ed analizzate le singole percezioni dell’informazione.

Le informazioni possono raggiungere l’amigdala attraverso due vie, una più lenta, ma contenente informazioni più dettagliate, in quanto pre-elaborate da altre aree del cervello, ed una diretta, più veloce, ma anche più approssimativa. Qual è il vantaggio di ricevere informazioni attraverso da due vie parallele? Questo lavoro combinato permette all’amigdala, attraverso la via diretta, di recepire immediatamente il maggior numero di stimoli potenzialmente pericolosi, dall’altro, di valutare più attentamente alcuni di questi, attraverso le informazione dettagliate che arrivano dalla via più complessa. Facciamo un esempio: un forte rumore in lontananza può suscitare immediatamente uno stato di allarme, ma le reazioni difensive vere e proprie vengono innescate solo nel momento in cui il rumore viene identificato (un grido, uno sparo, un tuono…). Ecco perché non tutto ci fa paura!

Quando un’informazione viene recepita come pericolosa, l’amigdala reagisce inviando segnali di emergenza in tutte le aree del cervello. In questo modo, viene stimolata la produzione di ormoni, come l’adrenalina, che ci rendono più agitati, innescando la reazione del tipo “combatti o fuggi” del sistema nervoso simpatico che provvede ad aumentare il battito cardiaco e a dilatare i bronchi, aumentando la tachicardia e la respirazione: questo è infatti il motivo per il quale la paura comporta spesso e volentieri alta frequenza cardiaca e affanno! A questa reazione segue la risposta da parte dei sistemi mnemonici che cercano nella memoria ricordi associati a situazioni simili e, al contempo, registrano le nuove informazioni come origine di spavento. Ecco dunque perché, poi, ricordiamo bene qualcosa che ci ha terrorizzato e tentiamo in tutti i modi di evitarla!

Quando l’attività dell’amigdala è più sostenuta del normale, può instaurarsi una condizione di ipersensibilità: se molti stimoli vengono catalogati come paurosi, il corpo risponderà con un rilascio di adrenalina maggiore del previsto che può addirittura influire sul comportamento.  A cosa corrisponde questa condizione nella vita di tutti i giorni? Si tratta delle forme più gravi di timidezza, molto spesso associate clinicamente, e in modo errato, all’ansia o alla depressione e che, nel peggiore dei casi, arrivano a precludere la vita sociale e lavorativa. L’eccessiva produzione di adrenalina, conseguente all’iperattività dell’amigdala, esercita un effetto a cascata. Oltre ad ottenebrare le funzioni cognitive, infatti, può portare ad un aumento dei livelli di zucchero nel sangue e sfociare nel diabete!

Una lesione dell’amigdala può avere conseguenze disastrose sulla gestione dell’umore e della paura che vengono raccolte sotto il nome di Sindrome di Klüver-Bucy. In una situazione simile, in primo luogo, gli stimoli non vengono elaborati correttamente e i tempi di reazione ad un fenomeno esterno vengono compromessi. In secondo luogo, le ripercussioni non si limitano al comportamento associato alle emozioni, ma anche all’apprendimento emotivo. Chi ne è affetto perde pressoché completamente il senso del pericolo e del pudore, finendo per sperimentare, senza accorgersene, pratiche che possono risultare autolesioniste o oscene! Lesioni di tale genere originano danni permanenti,  che non possono essere corretti nemmeno da un adeguata rieducazione: “insegnare” la paura sarebbe del tutto inutile! Il caso più estremo, scoperto 6 anni fa, è rappresentato da una donna statunitense che è nata senza l’amigdala!

Questo è quanto, almeno per oggi! Quali misteri nasconde il nostro corpo? Come funziona il nostro organismo? Quale è l’organo più pesante? E l’osso più corto? Questo e molto altro se seguirete la nostra rubrica #siamofatticosì!



Andrea Colore