Come posizionare un sito web senza penalizzazioni

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Il posizionamento forzato di un sito web non è mai una strategia efficace, specialmente sul lungo periodo: questo metodo di lavoro, infatti, assicura risultati solo sul breve termine, sotto forma di un aumento del numero di accessi, ma poi determina la cancellazione del sito in questione dalle prime pagine dei risultati di ricerca che vengono visualizzati dagli utenti. Basta il tempo necessario a Google per effettuare i rilievi del caso, che quasi sempre avvengono in automatico, per fare sì che il sito che ha sfruttato il posizionamento forzato cada nell’oblio. Come si può intuire, dunque, una strategia di questo tipo non è per nulla consigliabile, anche perché non si beneficia di un ritorno concreto e, anzi, si finisce per rimetterci il denaro speso per il lancio del sito e per la sua promozione.

No al posizionamento forzato

Non si può pensare di ottenere risultati duraturi se il sito che si gestisce viene posizionato in modo artificioso, per esempio attraverso l’acquisto di link. Occorre, invece, affidarsi al posizionamento naturale: per saperne di più, si può navigare sul sito egidioimbrogno.it, anche per contattare direttamente un professionista del settore. Se si vuol avere la sicurezza di non usufruire di un posizionamento provvisorio o forzato, infatti, è sempre consigliabile rivolgersi a un esperto del settore.

Come si ottiene un posizionamento naturale

Viene spontaneo domandarsi, a questo punto, quali siano le procedure che devono essere seguite per arrivare a un posizionamento naturale. Prima di tutto, il sito che si vuole promuovere deve mettere a disposizione informazioni complete e veritiere, che siano realmente utili per coloro che le leggono. Un altro aspetto importante è la chiarezza della struttura, che deve essere il più possibile intuitiva. In sintesi, c’è bisogno di argomenti che vadano incontro alle ricerche degli utenti e alle loro aspettative. Qualsiasi lavoro orientato a un incremento della visibilità di un sito deve rispettare le direttive in merito di Google. Il ricorso a servizi ingannevoli e tecniche fraudolente, al di là delle questioni etiche, non è redditizio sul piano pratico, in quanto è destinato a generare una penalizzazione da parte del motore di ricerca.

Come funziona Google

Gli utenti meno esperti possono attendersi che dopo aver pubblicato sul proprio sito una nuova pagina essa venga indicizzata nel più breve lasso di tempo possibile. In realtà non è così – o, per essere precisi, non è più così, perché un tempo con l’algoritmo Caffeine i nuovi contenuti in effetti venivano indicizzati subito -. Oggi non si può far altro che aspettare che passi lo spider, vale a dire Googlebot, che si occupa proprio di indicizzare i contenuti che sono stati pubblicati più di recente. Attraverso Googlebot, tra l’altro, viene stabilito il tasso medio di aggiornamento di ogni sito, che determina la frequenza con la quale esso sarà rispiderizzato, cioè visitato le volte successive. A questo punto, si potrebbe pensare di trovare un modo per far sì che Googlebot passi più di frequente: la soluzione sta nel fargli credere che il tasso di aggiornamento del sito sia quotidiano, se non addirittura più frequente.

Forzare l’indicizzazione

Quando si parla di forzare l’indicizzazione, non è detto che si faccia sempre riferimento a pratiche fraudolente: spesso si tratta di mettere in atto comportamenti che sono leciti, se non addirittura ufficiali, ma che vengono definiti forzosi semplicemente perché inducono gli spider ad analizzare le risorse subito. Una soluzione di questo genere non c’entra niente con il posizionamento, in quanto chiama in causa unicamente la velocità con la quale le pagine vengono scansionate. Insomma, il posizionamento non è condizionato in alcun modo da tali pratiche.