“Caporetto. L’Italia salvata dai ragazzi senza nome” di Alfio Caruso

La battaglia di Caporetto è passata alla storia come la più grande disfatta dell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale. Da quel 24 ottobre del 1917 sono trascorsi 100 anni e una serie di eventi e manifestazioni hanno celebrato il ricordo di quel momento storico e del valore degli italiani morti in guerra per difendere la patria.

In merito, è stato pubblicato da Longanesi, “Caporetto. L’Italia salvata dai ragazzi senza nome” scritto da Alfio Caruso. Il giornalista e scrittore siciliano vanta all’attivo una cospicua produzione letteraria tra romanzi, thriller politici e di mafia e due saggi di sport con Giovanni Arpino. Tra le ultime pubblicazioni, si annoverano “Quando la Sicilia fece guerra all’Italia” (2014), “Con l’Italia mai!” (2015) e “1960. Il migliore anno della nostra vita” (2016).

Caruso torna in libreria scegliendo stavolta di affrontare l’argomento che ad oggi è diventato un’espressione dell’italiano parlato cioè la disfatta di Caporetto, delineandone scenari politici, strategie belliche e le forze umane impiegate per imporsi. In “Caporetto. L’Italia salvata dai ragazzi senza nome”, Alfio Caruso scrive di quel 24 ottobre 1917 quando l’Italia partì per vincere e tornò sconfitta, prediligendo il racconto di quei tanti italiani che si son battuti per la propria patria e di cui, ad oggi, il loro nome è sconosciuto.

Il giornalista ripercorre le circostanze che si sono susseguite con dati, dettagli e descrizioni precise e oculate riportando anche gli intrighi della massoneria e della politica. Un libro molto ben delineato e scrupoloso che per la mole di informazioni non può essere letto tutto d’un fiato. Caruso, infatti, racconta la battaglia di Caporetto dal punto di vista politico, militare ma anche umano con le successive ripercussioni nei vari ambiti della vita sociale, nell’arte e nella letteratura. Si sofferma sui tentativi per bloccare i commandos del giovanissimo Rommel, su quanto avvenuto ad Udine, sulla resistenza sul Piave, sulla sostituzione di Cadorna con Diaz e sul salvataggio di Badoglio.

La parte centrale del libro, però, è riservata ai “ragazzi senza nome” che con sacrificio e resistenza hanno evitato una disfatta definitiva. Uomini valorosi e patriottici che tornando indietro per non far vincere il nemico, hanno consentito di respingere l’offensiva e di procedere al contrattacco nell’estate del 1918.

Un libro, quello di Caruso, che, in occasione del centenario da “Caporetto” pone l’attenzione sugli uomini- eroi mai nominati e che sono stati fondamentali per la risoluzione bellica.

“Caporetto. L’Italia salvata dai ragazzi senza nome”, Longanesi, 2017, pagg. 328, € 18,60



Sandy Sciuto