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Canale di Suez, ecco cosa abbiamo imparato dal blocco dell’Ever Given

Dieci anni di duro lavoro e di cooperazione internazionale consentirono il 17 novembre 1869 di inaugurare il canale di Suez. Con l’aggiunta di nuovi tratti nel 2015, il Canale di Suez, che si trova in Egitto, collega Europa e Asia. Esso è di fondamentale importanza per il commercio mondiale, ma negli ultimi giorni si è fatta sentire la sua importanza come mai prima d’ora. Infatti, è bastato che una nave pesante come il cargo Ever Given si bloccasse nello stretto del canale per attirare l’attenzione delle grandi potenze mondiali, nonché dei social media.

Ever Given blocca il canale di Suez

Sono stati giorni di lavori intensi, fatti di collaborazioni internazionali ed impegno duraturo quelli che hanno preceduto il 29 marzo 2021, giorno in cui finalmente Suez tornava ad essere percorribile. Ma cos’era successo?

Il portacontainer giapponese Ever Given – lungo 400 metri e largo 59 – da giorni aveva bloccato il transito e creato dietro a sé una coda di più 300 navi in attesa di percorrere il canale per arrivare in una delle destinazioni di scambio commerciale consentite dal canale di Suez.

Come si evince, quindi, dal numero di imbarcazioni che ogni giorno ed ad ogni ora percorrono il canale, non era la prima volta che un carico pesante di quel tipo lo attraversasse. La questione delicata fu il modo in cui la nave “incriminata” si è trovata a farlo.

Una tempesta di sabbia ha costretto la Ever Given ad una manovra azzardata. L’enorme nave, infatti, a causa della manovra, ha assunto una posizione che ha bloccato completamente il canale. Essendosi posizionata trasversalmente, ed essendo soprattutto il canale di Suez molto lungo, ma anche tanto stretto, il blocco che si è creato è stato un gravissimo danno, soprattutto per l’economia.

La tempesta di sabbia è stata una causa da non sottovalutare, ma fenomeni di questo tipo sono frequenti nel territorio egiziano, ecco perché è stato predisposto che ciascuna delle navi che attraversi il canale sia dotata di un proiettore, affinché si possa bilanciare con la scarsa visibilità che tali circostanze determinano.

Tuttavia, le autorità egiziane incaricate di indagare a riguardo non escludono errori di carattere tecnico o umano. Considerazione che è stata fatta, tra le altre cose, perché già una decina di navi aveva percorso il tragitto durante la medesima tempesta di sabbia.

La cosa positiva, al momento, è che dopo scrupolosi lavori il canale è ad oggi finalmente libero.

Il canale di Suez, una risorsa mondiale di cui non si può più fare a meno

Basti pensare, come riporta Money.it, che il canale di Suez rappresenta il 40,1% del commercio marittimo che l’Italia svolge in un anno, per comprenderne la rilevanza.

La pandemia aveva già destabilizzato l’economia italiana, l’ingorgo di Suez è arrivato in un momento quanto più sbagliato. Le materie prime, che spesso appunto passano per il canale, erano già arrivate a prezzi esorbitanti, ma il blocco di Suez ha senza dubbio peggiorato la situazione. Non solo in Italia, ma nel mondo.

In primo luogo, perché tale fermo é costato circa 400 milioni di dollari l’ora al mondo intero, e poi oltre alle questioni meramente economiche, gli effetti sull’approvvigionamento delle risorse sarebbero stati ancora più disastrosi se non si fosse liberato per tempo.

Un po’ di numeri

Il 12 % del commercio internazionale passa per lo stresso di Suez.

Il fermo della nave è costato all’economia mondiale una cosa tipo 400 milioni di dollari all’ora.

Il prezzo del greggio, durante lo stop alla navigazione, è aumentato di 6 punti percentuali.

Dopo poco che l’Ever Given è stata “liberata”, il prezzo del greggio è diminuito di 2 punti percentuali.

Una nave incagliata in uno degli snodi commerciali fondamentali del globo, nell’anno (il secondo) della pandemia. Direi che andiamo di male in peggio. La nostra economia aveva bisogno di tutto, fuorché del blocco di uno degli snodi fondamentali alla sua vita.

La lezione sembra essere stata imparata. Soprattutto dopo un’attenta analisi di questi fattori, che la maggior parte della popolazione sino a questo momento dava per scontata, anzi non ne conosceva le dinamiche: il canale di Suez non può e non deve essere più in alcun modo bloccato.

Canale di Suez libero, l’Ever Given galleggia

Luna piena, alta marea, ed una dozzina di navi da traino hanno permesso la liberazione del cargo Ever Given dopo sei giorni. La nave ha ripreso il suo transito, e con essa tutte le altre navi che erano in attesa da giorni.

Importantissimo è stato quindi l’intervento dei rimorchiatori per garantire la normale ripresa del traffico marittimo, e dell’economia mondiale. Tanto sudore nel riuscire a portare a termine un’impresa simile è sfociato poi nell’urlo di gioia per esserci riusciti. Sirene che suonavano, marinai che festeggiavano. Ce l’hanno fatta, con non poche difficoltà, ma finalmente è tutto finito.

Un rimorchiatore battente bandiera Italiana, il Carlo Magno, partito lo scorso 15 marzo da Dubai, è stato fondamentale per liberare lo stretto.

Canale di Suez bloccato, a parlare sono i meme

É ormai consuetudine, nel Mondo 3.0 che ormai ci circonda, che eventi di rilevanza internazionale non siano solo riportati dalle testate più importanti, ma persino dai meme diffusi sui social network.

La notizia, a volte, arriva addirittura ad essere appresa proprio grazie a questi canali di informazione, perché ormai è così che dobbiamo considerare i meme. Ovviamente, l’accaduto al canale di Suez non ha fatto eccezione e gli utenti dei social si sono sbizzarriti a riguardo.

Eccone alcuni dei più diffusi che hanno fatto, letteralmente, impazzire la rete.

Fonte: Leggo

 

Il Canale di Suez lo si è sempre studiato nei libri di storia, in quanto, fonte di contesa di diverse potenze economiche internazionali. Nessuno si sarebbe aspettato che nel 2021 se ne tornasse a parlare in maniera così accurata dal punto di vista economico. Finalmente, è stato possibile far conoscere la rilevanza strategica che il canale ha a livello mondiale anche a chi di economia internazionale non se occupa, ed i social sono da considerare, ancora una volta, un potente mezzo di comunicazione a riguardo.



Giulia Grasso