Bergamo Film Meeting 39: il cinema di Volker Schlöndorff

Protagonista del Bergamo Film Meeting 39  è stato senz’altro il cinema europeo. Tra i film iscritti alla Mostra Concorso è stato premiato Madly in Life di Raphaël Balboni e Ann Sirot.

Accanto alla sezione Europe Now, dedicata a due registi del cinema europeo contemporaneo, molto interessante, a nostro parere, la retrospettiva sul cinema di  Volker Schlöndorff, regista tedesco celebre soprattutto per la grande cura e raffinatezza nel trasporre opere letterarie nelle sue pellicole, senza tradirne lo spirito originario, anzi, riuscendo sempre con abilità e con una non indifferente eleganza formale, densa di contenuto, in questo compito.

Della sua vasta filmografia, che il Bergamo Film Meeting su My movies ha messo a disposizione, spicca innanzitutto “Il tamburo di latta” , film del 79′ tratto dall’omonimo romanzo di Gunter Grass.

Il tamburo di latta (1979) scheda film - Stardust

In questo bel film, vincitore a Cannes e agli Oscar del 1980 come Miglior film Straniero, il regista riesce con abilità a riproporre tramite sequenze, affiancate,  a volte , da una voce narrante esterna, la storia del piccolo Oskar, un bambino che all’età di tre anni si rifiuta di crescere ulteriormente e cadendo consapevolmente dalle scale, provoca a se stesso un incidente che gli blocca la crescita.

Dotato di alcune facoltà che potremmo definire “ultrasoniche“, il piccolo Oskar, è in grado con le sue grida di infrangere qualsiasi superficie cristallina, un metodo che usa per evitare tutto ciò che non accetta e che non gli piace e per condizionare il suo futuro, spesso anche in modo severo e cinico verso gli affetti che gli sono più cari come la madre e verso i suoi due padri. Il tamburo di latta del titolo è il suo fedele compagno, inseparabile da lui, lo accompagna in questo suo rifiuto della crescita, mentre attorno a lui si snodano vicende tragiche di cui spesso lo stesso Oskar è il fautore.

Il tamburo di latta - Film (1979) - MYmovies.it

Oskar è metafora di una Germania che con i conflitti mondiali e il nazismo, ha abbrutito se stessa, ostinandosi a contemplare le atrocità da se stessa commesse, esponendosi al giudizio del mondo.

Il regista Volker Schlöndorff immortala la storia de il Tamburo di latta con una resa scenica memorabile, soprattutto lì dove la regia adotta e segue lo sguardo del bambino protagonista interpretato da un giovanissimo e straordinario David Bennet, la cui presenza è centrale nello sviluppo del film: nel ruolo di un bambino-adulto con elementi potremmo dire ossessivo-autistici.

E’ proprio David Bennet, da adulto, una figura chiave di un altro bel film di Volker Schlöndorff, Ulzhan, da noi visionato nella retrospettiva del Bergamo Film Meeting 39.

Volker Schlöndorff: Ulzhan : Pictures

Si tratta di un’opera di finzione con un’ambientazione a dir poco suggestiva: il film è ambientato, infatti, in Khazakistan e racconta il viaggio di un professore francese, che, ridotto dal dolore e dalla trascuratezza autoimposta ad una condizione simile a quella di un vagabondo, è in viaggio verso Khan Tengri, la montagna kazaka dove un tempo andavano a morire gli sciamani.

Road movie a dir poco originale, esotico e in qualche modo, metafisico è memorabile per gli scenari descritti e per il silenzioso dolore del suo protagonista (Philippe Torreton), in fuga dai suoi demoni in terre magiche, che custodiscono strani segreti e forse il significato e la differenza tra il vivere e il morire.

Ulzhan - film: dove guardare streaming online

Il regista descrive con maestria visiva, sorretta da una colonna sonora potente e gradevolmente ipnotica, questo viaggio impossibile verso la montagna, attraverso deserti, megalopoli e vaste campagne,

Sul suo cammino incontrerà uno sciamano, interpretato da David Bennet (lo stesso de Il tamburo di Latta): Un uomo eccentrico che vende parole ai viandanti, parole provenienti da tutto il mondo che possano essere d’aiuto e di buon auspicio al prossimo e che è anche un sensitivo….

Oltre a lui il professore-girovago incontrerà Ulzhan, una kazaka che insegna francese in una scuola, la quale, attratta da lui, dopo avere incontrato il protagonista lo scorterà in questo periglioso viaggio.

Volker Schlöndorff: Ulzhan : Pictures

Concludiamo l’articolo parlando di un ultimo film di questo regista, senza dubbio da riscoprire “I turbamenti del giovane Torless”, tratto dall’omonimo romanzo di Musil.

Come tale opera letteraria fu l’esordio letterario dello scrittore, I turbamenti del giovane Torless è la notevolissima opera prima filmica del regista Volker Schlöndorff. 

Film in bianco e nero che descrive il sadismo perpetuato da alcuni giovani addestrati in un collegio verso un loro compagno, si tratta di una pellicola che sa immortalare con incredibile efficacia il dilemma su quale sia la soglia tra bene e male.

I turbamenti dell'allievo Törless

Sono questi, infatti, i turbamenti del giovane Torless, il quale si ritrova ad essere spettatore di violenze psicologiche e fisiche compiute da due ragazzi all’interno del collegio, pur di non annoiarsi.  Torless vi aderisce da osservatore per addentrarsi al di là del consentito, per esplorare e comprendere cosa sia il male e scoprire con angoscia e disillusione che il male, anche il più terribile, può essere inflitto e subito con facilità: accade e basta e che proprio il fatto che il confine sia così labile impone agli uomini di trovare ciascuno la propria verità. Barbara Steele

Volker Schlöndorff segue pedissequamente lo sguardo dei protagonisti, con una regia tecnicamente pregevole e virtuosa, con la quale esplora i dilemmi crescenti di Torless e la sua progressiva perdita di innocenza. Film che riflette anche sulla banalità del male, sull’assenza di pensiero nel perpetuarlo, oltre che sul sottile legame che lega torturatore a prigioniero, si tratta di una storia di formazione egregiamente rappresentata, concentrandosi più sull’aspetto psicologico – e la regia – enfatizza questo elemento – più che sulle singole torture attuate, senza alcuna spettacolarizzazione.

 

 



Francesco Bellia