Beethoven: la complessità di un genio

Alfonso Lauria

In #CulturalMente / Alfonso Lauria / Comments

Da sempre il mondo della musica rappresenta quella sfera del sensibile verso cui l’animo umano si è sempre sentito appartenente, senza particolari regole, richieste od obblighi, è sempre stato l’artefice di legami ed amori indissolubili e potenti, che mai, neanche dopo mille anni potranno essere lontanamente scalfiti.

Tra i tanti autori di questa magia, il mondo ne ha avuto uno in particolare, il quale pur avendo sofferto in vita, lottò contro tutto e tutti per “elevare” l’anima di ogni uomo, donna o bambino sulla faccia della Terra. Cari amici di Social Up oggi scopriremo cinque piccole curiosità su uno dei più grandi compositori della storia dell’musica: Ludwig van Beethoven.

1. Sacrificare il proprio benessere e la propria vita per quello della propria arte e del mondo. Fin dalla notte dei tempi non ci fu artista che non andò incontro a tale destino, non vi fu personaggio che non visse una vita di grandi o piccole sofferenze per il solo benessere della propria arte. Alla morte di Beethoven, nel 1827, l’amico Anton Schindler, trovò nel suo appartamento, un documento noto come “Testamento di Heiligenstadt“, in cui l’artista confessava la sua disperazione per la sua sordità e l’amore mai espresso per una giovane donna. Tale figura si pensa sia stata Giulietta Guicciardini, tra le allieve più belle e promettenti; difatti la sonata “Al chiaro di Luna” del 1801 è stata dedicata proprio a lei.

2. Tra le curiosità che andremo a scoprire in questo articolo, una in particolare riflette che valore Beethoven dava al suo essere artista e alle sue opere. Per tutta la vita egli si considerò un’artista e difese ogni suo diritto. Era un creatore e si riteneva superiore a re e nobili che mai avrebbero potuto arrivare a tanto. Aveva una concezione decisamente rivoluzionaria della società e idee romantiche sulla musica.

3. Il vero potere dell’arte non si nasconde né si fortifica dietro la bellezza del corpo, ma dietro la grandezza della mente e del cuore. Ogni artista non potrebbe che esserne convinto e Beethoven non era da meno. Secondo la studiosa Deborah Hayden, una delle sue muse ispiratrici, fu proprio a causa della sifilide di cui era malato. Si pensa che l’euforia sifilitica nel corso della sua durata possa aver amplificato il suo genio e quindi le sue melodie.

4. Quando dalle sofferenze ne esce la magia, il talento, la magnificenza e l’arte. Beethoven era il pieno riflesso di tutto ciò: fin da piccolo fu colpito da tante malattie che spesso ne mettevano in difficoltà l’esistenza: da malattie renali a cirrosi epatiche fino a piccole aritmie cardiache, le quali, si pensa, avrebbero in alcuni casi “ispirato” svariate melodie. Composizioni “influenzate” proprio dall’andamento del suo cuore. Secondo tre studiosi dell’Università del Michigan, i ritmi di alcune composizioni venivano “suggerite” dalle aritmie cardiache di cui il compositore soffriva.
5. Ogni artista che si rispetti non è mai stato contraddistinto da un carattere semplice o equilibrato. Tutt’al più ognuno di loro emergeva per estremi, che col tempo plasmavano la persona ed alcuni aspetti della propria arte. Beethoven era tutt’altro che pacato, gentile e sereno: al contrario poteva essere burbero, geloso, oltremodo suscettibile, sospettoso come non mai e certamente non lo si poteva indicare come positiva riflessione della galanteria. Perennemente scapolo e difficilmente sopportabile neanche dalla migliore servitù. Della sua genialità non si poteva dubitare, della sua personalità magari qualche “parolina”.