Aquaman: col suo tzunami visionario James Wan fa cambiare volto alla DC

Uscito a gennaio al cinema e già al primo posto al box office (superando Batman vs Superman, uno dei maggiori incassi dei cinecomic della Warner Bros) Aquaman è una gettata d’acqua fresca, o forse sarebbe meglio dire, un vorticoso “tsunami”, viste l’ambizione e la maestosità visiva del progetto, che spazza via tutti gli schemi visti nei precedenti film tratti dall’universo Dc Comics.

La svolta è data dalla regia di James Wan, celebre autore della fortunata saga horror The Conjuring, il quale sceglie una strada innovativa e rischiosa: quella della sperimentazione e della contaminazione dei generi. L’operazione è simile per certi versi a quella operata da un altro James, di cognome Gunn, con Guardiani della Galassia, opera ritenuta da molti come uno dei migliori Cinecomic dell’ultimo periodo.

La somiglianza tra le due pellicole sta innanzitutto nello scommettere su Super eroi meno conosciuti dal pubblico, per osare poi al livello registico, ignorando assolutamente le regole tradizionali.

Come Guardiani della Galassia, infatti, Aquaman oltre ad essere un film sui super-eroi è un film dalle componenti fantascientifiche (come testiminiano anche le colonne sonore sci-fi presenti). Atlantide, infatti, il regno degli abissi è un mondo iper-teconolgico che ha dinamiche tutte sue, in cui gli Atlantidei possono muoversi senza respirare, dove le cavalcature sono pesci, squali o altre creature marine, dove le leggi della fisica imposte agli umani possono essere ignorate.

Senza dilungarsi in spiegazioni sulle regole di questo mondo sconosciuto, James Wan riesce ad utilizzare la sua regia e il dinamismo della macchina da presa per farle comprendere in pochi attimi allo spettatore semplicemente mostrandogli immagini maestose, portentose, inquadrature in campi lunghi particolarmente curate e ispirate, che attaraverso la ricchezza di dettagli destano immediatamente stupore e meraviglia nello spettatore: è il sense of wonder che ha fatto la fortuna della Marvel (ad esempio in Guardiani della Galassia) è che è sempre mancato alla DC.

Quasi per riparare questo torto, James Wan esagera e rende le dimensioni del suo film colossali ed epiche, a tratti barocche, avvalendosi di una fotografia vivida e multicolore, Il risultato è che Atlantide è una meraviglia per gli occhi e gli sceneari sono stracolmi di figure, mostri e personaggi, originali e totalmente immersivi. Si può dire che il regista riesca a creare visivamente un mondo altro e nuovo che è davvero bello da vedere ed è perfetto per ambientarvi una storia d’avventura e di formazione. Sì perchè Aquaman non è altro che il racconto dell’ascesa al trono di un re, che all’inizio è quasi un “bifolco”, un guerriero un po’ rozzo e disordinato, sebbene sicuro di se. Un mezzo sangue, metà uomo e metà atlantideo, che, per evitare una lotta tra il mondo della Superficie e il Mondo degli abissi, sarà costretto suo malgrado a diventare re, nonostante le sue rimostranze e il suo rancore verso l’autorità di Atlantide, responsabile di aver ucciso la sua stessa madre…

La scelta di Jason Momoa nei panni del protagonista, (Khal Drogo nel Il trono di Spade) è davvero azzeccata, la sua fisicità, accompagnata anche da un aria da “pirata” rissoso, lo rendono un eroe prestante e spocchioso, anche simpatico ,però, proprio per le sua condizione di outsider. Aiutato dalla bella Mera (una rossa Hamber Heard) e dal maestro Vulko (William Dafoe) dovrà sconfiggere il fratellastro purosangue e guerrafondaio, Orm, (un buon Patrick Wilson). Per farlo dovrà ritrovare un mitologico tridente dai poteri straordinari.

Oltre ad essere un cinecomic ed un film di fantascienza, Aquaman è senza dubbio un film di avventura, quello che potremmo definire una “ocean opera” (invece che una space opera come guardiani della Galassia) , in cui il protagonista viaggia alla ricerca di qualcosa che possa elevare la sua condizione, ma anche per comprendere qual è la sua vera identità (come in tutti i romanzi di formazione). Come Re Artù, Athur, alias Aquaman dovrà conquistare il tridente (Excalibur) della saggezza e del potere.

Proprio questo elemento avventuroso e la natura anticonvenzionale del protagonista, per certi versi abbastanza rozzo, si concilia bene con l‘umorismo di cui la pellicola è portatrice, umorismo neanche troppo marcato (come invece in Thor Ragnarok della Marvel e nello stesso Guardiani della Galassia).

A tutte queste componenti si aggiunge un altra importante caratteristica sperimentale: il modo in cui sono girate le scene action. Per molti versi simili a scene di un videogame, le scene d’azione di Aquaman sono frenetiche e variegate: non c’è uno scontro che sia banale, ripetitivo o privo di sorprese, perché James Wan fa ruotare e muovere la telecamera insieme agli oggetti e ai personaggi che costituiscono lo scontro. Per fare un esempio se un oggetto viene lanciato contro l’avversario, la telecamera non rimane ferma ma ne segue la traiettoria, come se questo avesse per così dire un proprio occhio che riprende la scena. Questa continua modificazione dello spazio e delle prospettive rende gli scontri di Aquaman incredibilmente originali e sperimentali. Molto belle poi le animazioni degli scontri sott’acqua che seguono dinamiche assolutamente inusuali. E’ indubbio che la componente degli effetti speciali e della fotografia sia stata realizzata con tecniche di elevata fattura ed ha ragione James Wan ad arrabbiarsi per l’esclusione dalla candidatura agli Oscar per migliori effetti speciali che, in un film come Black Panther, candidato alla statuetta, appaiono di gran lunga sottotono se paragonati a quelli di Aquaman. Più in generale, operando un confronto tra il film Marvel e quello Dc, è evidente la somiglianza dei temi: entrambi i film raccontano l’ascesa al trono di un re: che sia la Pantera Nera, o il sovrano degli Abissi, ma l’originalità, la bellezza visiva del secondo non hanno sulla che vedere con quelle del primo.

Molto sullo sfondo la tematica del conflitto tra Natura e Tecnologia, per cui alla fine è la forza dell’Oceano a prevalere sulle opere e le creazioni dell’uomo. Per concludere, quindi, siamo di fronte ad un film visivamente ambizioso, spiazzante per la sua volontà di sperimentare su molteplici fronti, ma nel complesso molto gradevole da vedere e anche divertente. La sceneggiatura, pur essendo abbastanza classica (racconta la “formazione” di un eroe), regge negli elementi essenziali e non viene fagocitata dalla sovrabbondanza delle immagini.

Non si può dire lo stesso del ben più ambizioso Batman vs Superman di Snyder, che nella sua intenzione di far scontrare i due super-eroi e rappresentare in modo epico la duplicità del bene e del male, che può affliggere anche i personaggi più integerrimi (Superman e Batman appunto) finisce per collassare su se stesso sotto il peso di dialoghi in fondo piatti e banali e un ritmo estremamente lento che vorrebbe essere carico di metafore, senza però avere i contenuti e la sostanza necessaria, sia visiva che di sceneggiatura, per supportarle.

La domanda finale quindi è se Aquaman sia il miglior film tratto dalla Dc Comics?

Tenendo ben distinta la trilogia di Nolan e alcune pellicole più antiche su Batman (tra cui quelle di Tim Burton), le quali rappresentano probabilmente le opere migliori sull’universo Dc, Aquaman, per la sua volontà di spezzare col passato, passando a soggetti e ambientazioni non più urbane o gotiche, ma esotiche e fantascientifiche rappresenta un grande passo avanti, al punto da superare molti film dell’agguerrita concorrenza Marvel, si pensi ad esempio al già citato Black Panther o anche alla Saga di Thor.

La risposta dunque non può essere che positiva, perché il film rappresenta senza dubbio uno spartiacque, che potrebbe portare ad un’inversione di tendenza da parte della Warner Bros.



Francesco Bellia