Annientamento: esperimento riuscito?

Annihilation è un film di Alex Garland – lo stesso dell’osannato Ex Machina – tratto da un romanzo di Jeff VanderMeer, da pochissimo disponibile su Netflix, con Natalie Portman nel ruolo della biologa protagonista.

La premessa è piuttosto classica: una brillante vedova si rinchiude nel suo lavoro, finché una prodigiosa sorpresa legata al suo lutto la getta in una “buca del bianconiglio” troppo profonda per poterne riemergere uguale a prima.

Nello specifico, l’avventura della donna la condurrà nella Zona X: un luogo segreto e impossibile, di cui non si conosce con esattezza l’origine, dove le percezioni, la vita, le dimensioni sembrano contorcersi, divorare la realtà e le creature che l’abitano per rigurgitare un prodigioso, inestricabile enigma scintillante.

L’anomalia si sta espandendo, e nessuno degli esploratori mandati a investigarla torna.

Comunque, nessuno torna integro.

Qualcuno deve capire l’anomalia, il Bagliore, capirlo e fermarlo prima che sia impossibile tenerlo segreto. Prima che sia impossibile tenerlo a distanza dalla popolazione civile. Chissà fino a dove si spingerebbe? Inghiottirebbe città? Nazioni?

Il mondo?

Ulteriori dettagli finirebbero nella categoria spoiler, quindi ci fermiamo qui con gli accenni alla trama, che tra l’altro – a sentirne parlare – fa tornare in mente classici cronenberghiani come eXistenZ, ma con più riferimenti ai tumori.

Oltretutto, la narrazione in sé non è l’unica caratteristica particolare di Annientamento.

Paramount Pictures e Skydance, infatti, si sono basati sulle prime valutazioni del film per decidere di avere per le mani non il prodotto mainstream di cui avevano bisogno, ma una pellicola più sperimentale, più di nicchia. Troppo di nicchia, in effetti.

Entra in scena l’accordo con Netflix: Annihilation è stato distribuito al cinema solo negli Stati Uniti, in Canada e nell’immancabile Cina.

Quanto alla distribuzione internazionale, l’accordo ha garantito l’esclusiva a Netflix, ragion per cui ci siamo ritrovati il film direttamente a casa, a portata di click.

La manovra ha fatto rizzare molte antenne, fomentando aspettative contrastanti: che cosa ci aspettava? Un’opera estrema e sperimentale, alla Cronenberg appunto, o piuttosto un flop ammantato da un’aura di mistero ingiustificata, alla maniera dell’ultimo Fantastic Four?

Apparentemente… Nessuna delle due.

Il film ha convinto molti, forte di una struttura narrativa e personaggi molto semplici alla base – quasi banali – che sorreggono la meticolosa costruzione di momenti di stupore, meraviglia e inquietudine, e un’estetica selvatica quanto le mutazioni che avvengono oltre il confine del Bagliore.

Magari non il film di portata “storica” che descrive qualcuno, ma di certo un piacere per gli occhi e per l’immaginazione. Un tipo di piacere che sfiora il sacro terrore per una natura maestosa quanto irriducibile alla nostra limitata comprensione.

Una sensazione di cui, in un momento in cui ci sembra di poter vedere solo il volto punitivo dell’ambiente circostante, abbiamo un disperato bisogno.



Riccardo Rossi