Achille Lauro: l’esplosione artistica da Rolls Royce a Maleducata

In un anno grigio per la musica nostrana pochi sono riusciti a brillare e a farsi notare nonostante tutto, grazie alla propria originalità soprattutto. Tra questi troviamo sicuramente Achille Lauro, al secolo Lauro De Marinis.

Achille Lauro ha iniziato la sua parabola ascendente tra il grande pubblico commerciale italiano nel 2019, grazie alla sua prima partecipazione in carriera al Festival di Sanremo con Rolls Royce. Una partecipazione che non passò inosservata, non solo per l’atipicità della canzone con il contesto sanremese, ma soprattutto per l’interpretazione di Achille Lauro e del suo fido Boss Doms.

La scelta di Achille fu coraggiosa e rappresentò una svolta nella carriera dell’arista romano, nonostante la canzone non si classificò sul podio. Dopo Rolls Royce arrivò il nuovo album 1969 che scalò per mesi le classifiche italiane grazie alle sue canzoni fuori dagli schemi e dal sound innovativo (come dimenticare C’est la vie).

Achille Lauro: la svolta della carriera targata Sanremo

Achille Lauro, insomma, non era più solamente il rapper romano conosciuto prettamente dagli appassionati hip-hop, un personaggio che si è dimostrato sin da subito stravagante e trasformista (in senso positivo ovviamente).

Ciò che lo ha contraddistinto dopo Sanremo è stato proprio il rimanere fedele a ciò che era. Non vi è stato uno stravolgimento della sua creazione musicale e questo ha permesso di mantenere rapporti e collaborazioni con gli amici di sempre come Gemitaiz, Frenetik & Orange o Coez.

Dopo un anno pieno di successi, Lauro ha deciso di provare a partecipare all’edizione 2020 del Festival di Sanremo, presentando sul palco dell’Ariston il singolo “Me ne frego”. La canzone è stata sicuramente meno d’impatto di Rolls Royce, ma ciò che ha stupito è stata l’interpretazione scenica di Lauro.

È impossibile da dimenticare, infatti, il suo trasformismo fisico nell’apparire sul palco, ogni sera con un tema diverso, con l’unico obiettivo di abbattere ogni taboo dell’ipocrita società italiana, unica vera battaglia da sempre portata avanti dal rapper.

Le sue prese di posizione a Sanremo, come vestirsi da Elisabetta I o baciare in diretta internazionale Boss Doms, hanno rappresentato una svolta nel festival musicale, creando clamore tra il pubblico.

Insomma, Achille Lauro ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto in diretta internazionale, dimostrando ancora una volta di far parte di quella frangia di artisti coraggiosi e senza peli sulla lingua.

Achille Lauro: una nota di colore in un’estate grigia e monotona

Dopo il lockdown il suo ritorno non si è fatto attendere ed ha incantato l’estate italiana con il singolo bomba Bam Bam Twist ma soprattutto con l’album cover 1990.

1990 è il simbolo dell’autorevolezza guadagnata da Lauro negli ultimi due anni, capace di attirare attorno a sé artisti lontani anni luce tra loro per un “semplice” album di cover. È così abbiamo avuto il piacere di sentirlo duettare con Annalisa, ma anche Gemitaiz, Ghali o gli eterni Eiffel 65.

Achille Lauro si è trasformato nel collante di un movimento di artisti italiani, che ha voglia di stupire, abbattere taboo e rimanere sé stessi. Un movimento che sicuramente strizza l’occhio al mercato, ma che allo stesso tempo non si uniforma come un qualsivoglia Fedez o J-Ax.

La scorsa settimana Lauro ha pubblicato il singolo “Maleducata”, soundtrack della nuova stagione della serie Netflix Baby. Accostamento perfetto tra musica ed immagini. Non resta che aspettare il nuovo festival di Sanremo per vedere l’ennesima evoluzione lauriana.



Paride Rossi