“Women’s march”, la marcia delle donne un anno dopo

Catiuscia Polzella

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Un anno fa, il 21 gennaio 2017, 500mila persone partecipavano alla “Women’s march” su Washington, e altre decine di migliaia marciavano per le vie delle altre grandi città statunitensi. Ventiquattr’ore prima Donald Trump aveva sconfitto la prima candidata della storia politica statunitense e si era insediato alla Casa Bianca. In quel momento, scendere in strada per i manifestanti significava dare libero sfogo all’indignazione accumulata durante i mesi di una campagna elettorale misogena e sessista. Ora, a distanza di un anno, lo sdegno ha acceso una scintilla per la nascita di un movimento di opposizione alla politica trumpiana.

Ad alimentare ulteriormente la protesta, inoltre, sono intervenuti quest’anno nuovi fattori, legati alle ultime vicende che hanno sconvolto il panorama americano. Stiamo parlando dello scandalo Weinstein, che ha aperto il sipario sugli abusi e sulle violenze che molte donne hanno subito o subiscono ancora nel mondo dello spettacolo. Migliaia di donne, infatti, hanno denunciato violenze e molestie sessuali, e centinaia di uomini di potere (compresi esponenti del congresso) si sono dimessi o sono stati costretti a lasciare i loro incarichi. Da qui la nascita del movimento #Metoo, un nuovo movimento femminista che in pochi mesi ha conquistato il centro del dibattito politico, tanto da essere scelto dal Times come personaggio dell’anno.

La maggior parte delle persone che hanno partecipato alle manifestazioni erano donne, tra cui attrici famose e politiche, come Scarlett Johansson, una delle prime 300 donne a costituire l’associazione “Time’s Up”, il cui scopo è combattere le molestie sessuali e i comportamenti inappropriati non solo a Hollywood ma anche nei normali posti di lavoro, ma c’erano anche molti uomini. Il numero di partecipanti non era alto come quello delle manifestazioni del 2017, ma i cortei sono stati comunque molto partecipati. A Washington, New York e Los Angeles decine di migliaia di persone hanno partecipato alle manifestazioni e molte di loro indossavano i “pussy hats”, i berretti rosa con le orecchie da gatto che erano diventati il simbolo delle proteste dell’anno scorso.

https://www.mprnews.org/story/2018/01/19/npr-womens-march

Su Twitter Trump ha commentato le manifestazioni delle donne scrivendo: “C’è un tempo magnifico in tutto il nostro grande paese, un giorno perfetto per manifestare per tutte le donne. Uscite ora per celebrare gli obiettivi storici, il successo economico senza precedenti e la creazione di ricchezza avvenuti negli ultimi 12 mesi. C’è il più basso tasso di disoccupazione femminile degli ultimi 18 anni!“. L’affermazione di Trump sulla disoccupazione femminile è vera, ma non dà conto del fatto che il tasso di disoccupazione è in continuo calo dal 2012. Quello che, invece, è in aumento è il numero delle donne che si candidano a ricoprire incarichi di vario tipo, dal senato statunitense ai parlamenti locali fino ai consigli scolastici, un aumento che può avere importanti conseguenze sulla politica e sulla società americana.

https://oglobo.globo.com/mundo/com-trump-eua-tem-presidencia-mais-branca-rica-masculina-20808605

Attualmente le donne al congresso sono pochissime (circa il 20 per cento) e su cinquanta stati solo sei sono governati da donne. Il Partito democratico discute da anni di quale sia il modo migliore per aumentare la partecipazione e la rappresentanza politica femminile, ma ora la risposta sembra essere arrivata dal basso, proprio da quei movimenti che sono scesi in strada dal giorno uno della presidenza Trump, che hanno trasformato le donne da semplici elettrici ad attiviste pronte a mettersi in gioco.

E’ tempo di cambiare, dunque, è tempo di una rivoluzione tutta al femminile!