Il VAR è già primo in classifica, dentro e fuori dal campo

Dopo le prime due giornate di campionato, in occasione della pausa per le Nazionali, è bene fare un riassunto sui primi utilizzi del Var (Video Assistant Referee) nel campionato italiano.

In cosa consiste l’innovazione: al posto dei due arbitri di porta come nella passata stagione, si hanno ora a bordocampo un arbitro supervisore e un assistente, coadiuvati da due tecnici presenti nel pullman regia fuori dallo stadio, che tramite l’utilizzo della tecnologia rivedono ogni episodio di campo e offrono un efficace aiuto all’arbitro nelle decisioni da prendere nel corso dei novanta minuti.

COME FUNZIONA – La potenza del VAR è notevole: funge da macchina del tempo revisionatrice degli episodi appena accaduti in campo. Può intervenire soltanto in quattro situazioni e per stabilire le seguenti decisioni: segnatura delle reti e la loro regolarità, assegnazione o meno di un calcio di rigore, cartellini rossi, identità dei giocatori. In ognuna di queste situazioni, il VAR viene utilizzato solo dopo la decisione dell’arbitro, per correggere eventuali chiari errori – e poniamo l’accento su chiari, non può rilevare situazioni dubbie o poco certe – da parte dell’arbitro. La decisione finale verrà poi sempre presa dall’arbitro. Il VAR non è quindi assimilabile alla “moviola in campo”, come scrive giustamente l’ex arbitro Marelli sul proprio blog.

CAPOLISTA – Come recita il titolo, il VAR è già primo in classifica dentro e fuori dal campo. Da un lato, se Inter, Juventus, Milan, Napoli e Sampdoria sono in testa al campionato con sei punti, il VAR è già attivamente intervenuto ben dodici volte (senza contare le volte in cui gli arbitri hanno interagito con il sistema a bordo campo senza bloccare il gioco e senza rivedere le proprie decisioni), e quasi sempre con successo. Dall’altro, è già al primo posto come fuoco alimentatore di critiche e discussioni all’interno del mondo calcistico. Già, è paradossale: come può un sistema creato per aiutare ed eliminare l’errore umano essere messo in dubbio?

Tra le varie situazioni di campo della seconda giornata, tre sono stati gli eventi più discussi: il rigore su Galabinov in occasione di Genoa-Juve, il non utilizzo del VAR in occasione di Roma-Inter per un presunto rigore su Perotti, e il gol annullato in Benevento-Bologna. Nella prima situazione, l’arbitro non fischia un fallo da rigore su Galabinov, simile al primo rigore assegnato dal VAR nella prima giornata di campionato, sempre ai danni della Juve. Il VAR interviene e l’arbitro, rivedendo l’azione, fischia giustamente il calcio di rigore, senza però ravvisare un chiaro fuorigioco dell’attaccante: l’azione sarebbe da fermare, il rigore da annullare. Il chiaro errore è da imputare ad arbitro e assistenti, ma non al sistema VAR, che può interagire con situazioni di fuorigioco solo in occasione di una segnatura: non in questo caso. La non chiamata del VAR per chiarire se ci fossero gli estremi del rigore nel contatto Perotti-Skriniar durante Roma-Inter è giusta: l’arbitro Irrati ha infatti ritenuto che il contatto fosse regolare, e il VAR stesso non ha ritenuto che fosse un chiaro e incontrovertibile episodio da rigore: ora, è comprensibile la rabbia giallorossa per il dubbio contatto, come corretto è stato il comportamento del direttore di gara e del sistema a bordo campo. Decisivo l’intervento della VAR anche in Benevento-Bologna, dove i padroni di casa nei minuti dei recupero hanno raggiunto il pareggio, in posizione però di fuorigioco. Dopo aver già esultato, i padroni di casa si sono visti annullare il goal proprio grazie all’intervento del VAR, che ha ratificato l’irregolarità dell’azione.

ERRORI – Come si vede, l’utilizzo del VAR funge da chiaro aiuto per le situazioni di campo e per le decisioni che spettano all’arbitro. Sono state per ora poche le occasioni in cui il suo (non) utilizzo è stato sbagliato: in occasione del rigore su Joao Pedro in Milan-Cagliari – questa sì che era una chiara situazione di irregolarità in area di rigore – e in Bologna-Torino alla prima giornata: gol annullato dall’arbitro per fuorigioco inesistente, con il VAR che sancisce l’irregolarità del goal in quanto il gioco era già fermo, senza poter però correggere la situazione di offside e pesare sul giudizio finale.

Nonostante ciò, il VAR rimane il primo argomento di discussioni e critiche calcistiche, non riesce e non riuscirà mai a spegnere le polemiche. Da Buffon a tanti altri esponenti del mondo del calcio, in tanti hanno criticato i troppi rigori assegnati, l’eccessivo utilizzo e tempo perso – e di conseguenza l’aumento dei minuti di recupero assegnati a fine partita -, l’apparente perdita di identità del gioco del calcio con questa innovazione; fa sorridere come si cerchi, da parte di addetti ai lavori e giornalisti, di trasformare il VAR in fattore penalizzante: come può (con le sue imperfezioni già descritte) il tentativo di eliminare l’errore umano e di rendere le partite più pulite e corrette costituire un ostacolo per il gioco del calcio e la sua regolarità?

LE CRITICHE – I troppi rigori assegnati? Otto, come dopo due giornate del campionato scorso, con la differenza che questa volta ci sono praticamente tutti. Gli errori di queste prime due giornate sono da imputare agli arbitri, non al funzionamento della tecnologia a bordo campo. L’eccessivo uso e il conseguente tempo perso? In queste prime due giornate l’utilizzo del VAR è stato limitato a casi eclatanti, in cui il suo utilizzo si è poi rivelato necessario. Si cercherà di migliorarne l’uso e la nuova frontiera sarà sicuramente l’entrata anche nel calcio del tempo effettivo, come nel basket e in altri sport: per ora, meglio perdere due minuti e rendere le partite chiare, limpide e corrette per quanto possibile. Inoltre, i minuti di gioco effettivo delle prime due giornate di campionato sono praticamente in linea con i dati della scorsa stagione. La perdita di identità? Il calcio rimarrà calcio, non diventerà pallanuoto come paventato da Buffon, con la differenza di essere ulteriormente migliorato con l’utilizzo della tecnologia.

È questione di abitudine, ma il VAR sarà un sistema che farà bene all’intero sistema del calcio italiano. È chiaro che verrà accompagnata da chiacchiere da VAR e da luoghi comuni a cui è già stata accostata – “così la Juve farà più fatica a vincere”, “si vede comunque la sudditanza verso le grandi squadre” -, come è palese che più si andrà avanti e più si perfezionerà il sistema VAR, più ci si accorgerà di come non ci sia da discutere nemmeno un secondo sull’effettiva utilità del Video Assistant Referee su un campo da calcio.

P.S. IL VAR, non la VAR.



Andrea Codega