Un frigo solidale: l’anti spreco fa il giro del mondo grazie al cibo

I millenials non sono solo social, selfie e apparenza. A confermarci questa teoria è l’ennesimo esempio di come le persone possano realmente fare del bene se lo vogliono. Se si impegnano e progettano qualcosa che possa unire non solo una città, ma addirittura un mondo intero, è ancora meglio. Arriva così il “frigo solidale“: frigoriferi fuori dal comune, pronti a dare speranza al mondo e cibo a chi ne ha bisogno.

Questo progetto, ha visto la luce per la prima volta nel 2015 a Galdakao, una città spagnola di circa 29.000 abitanti. L’ideatore è Alvaro Saiz, il capo dell’Associazione dei Volontari di Galdakao.“L’idea del Frigo Solidale è nata con il diffondersi della crisi economica, quando la televisione ci mostrava le immagini di persone alla ricerca di cibo all’interno dei cassonetti. Tutto ciò non era assolutamente dignitoso e mi ha fatto pensare a quanto cibo invece noi sprecassimo”.

Ma realmente, in cosa consiste questo progetto? Se vedrete dei frigoriferi fuori dai locali e sui marciapiedi, sarà facilissimo da comprendere. Sono stati posizionati proprio per essere riempiti di cibo per i più bisognosi o per chiunque voglia dare una mano per evitare lo spreco che ormai affligge la nostra terra. Frigo sempre aperti, accesi ventiquattro ore su ventiquattro, da riempire con pasti consumabili preferibilmente a temperatura ambiente. Il principio è semplice: chiunque può donare e prendere.

Ma attenzione a parlare di elemosina: infatti, tiene a precisare il fondatore: “Non è carità. Chiunque può prendere e donare, l’importante è il recupero del valore dei prodotti alimentari, lottando contro lo spreco.”

Ci sono però regole da dover rispettare su ciò che non può essere donato: niente carne, uova, pesce o qualsiasi altro cibo che abbia superato la data di scadenza. Soprattutto niente avanzi, il cibo dev’essere completamente integro. Non necessariamente, però, i pasti devono essere comprati al supermercato. Tutto ciò che viene cucinato in casa infatti è ben accetto, ma deve necessariamente riportare l’etichetta che indica quando è stato fatto, proprio per prevenire qualsiasi disturbo causato da batteri patogeni presenti nei pasti ormai deteriorati.

Hanno calcolato che “Frigo Solidale” solo nei primi 2 mesi di vita ha recuperato dai 200 a 300 chilogrammi di cibo. Niente male, vero?

L’idea emigra in altre parti della Spagna e successivamente ancora in altre zone del mondo, tra cui India e Brasile. Successivamente ha iniziato ad espandersi per tutto il globo: Germania, Olanda e Francia.

Ognuno dei commercianti che sta partecipando a questo progetto, utilizza qualsiasi social a disposizione per diffondere il verbo dell’anti-spreco, cercando di sensibilizzare il più possibile il pubblico e invogliandoli a fare del bene, non solo nei confronti della terra su cui viviamo, ma anche verso il prossimo più bisognoso. Chiunque può rifornire questi frigo solidali: dai commercianti, che avanzano cibo a fine giornata lavorativa, alle singole persone che, per un motivo o per un altro, si ritrovano con cibo in più a casa.

Fare del bene sotto tantissimi punti di vista, sembra gridare questa iniziativa. Cosa ci aspettiamo adesso? Che nel giro di qualche anno i Paesi bendisposti a questo progetto possano solo essere quadruplicati e, perché no, che l’Italia possa finalmente posizionarsi in prima linea nella battaglia contro lo spreco.



Alessia Cavallaro