Un amore impossibile: il fantasma di Chiaretta Loredan

Una delle storie più tragiche e drammatiche che sono ambientate a Venezia è quella che parla di una giovane donna, Chiaretta Loredan.

Proveniente da una famiglia nobilissima e stimata a Venezia, Chiaretta era innamorata, ricambiata, di Sauro,  un povero falegname che lavorava come carpentiere all’Arsenale. La ragazza era decisa a sposarlo, sebbene il padre Lorenzo non fosse per nulla d’accordo, e anzi l’avesse già promessa in sposa a un altro nobile dell’aristocrazia veneziana, più vecchio di lei di 20 anni…
La ragazza tanto pianse e tanto strepitò che il padre decise di rinchiuderla tra le mura del convento di Sant’Anna.
“Se proprio vuoi divenire la sposa di un falegname, questo potrà essere solo Gesù Cristo!” furono le ultime parole del padre di Chiaretta. Ma la ragazza non si arrese e, contattando di nascosto il suo innamorato, progettò la fuga dal monastero per potersi finalmente sposare.
Chiaretta però non sapeva che le altre suore, impietosite dalla sua sofferenza, avevano mandato a chiamare il padre e l’avevano convinto ad accettare l’amore tra la figlia e il falegname.

Proprio la sera in cui la ragazza sarebbe dovuta fuggire con Sauro, Lorenzo Loredan giunse al monastero con la sua gondola, e la sfortuna volle che l’uomo vedesse la figlia proprio nel momento in cui ella scavalcava il muro laterale del convento per calarsi nella piccola barca dell’amato.
Accecato dall’ira, Lorenzo Loredan sguainò la spada, colpi a morte la figlia e inseguì poi Sauro ferendolo gravemente. Lorenzo andò poi dalla figlia moribonda, e senza un briciolo di pietà pronunciò la sua maledizione: “Vagherai in questo convento finchè di esso sarà rimasta solo polvere“.

L’indomani, le monache che uscirono dal convento si trovarono di fronte a uno spettacolo terribile: la giovane Chiaretta era morta, colpita a morte dalla spada del padre che le aveva trapassato il cuore, mentre Sauro era in fin di vita. Lo portarono subito tra le mura del convento e qui lo curarono. Il ragazzo, dopo essere stato curato, tornò a lavorare in Arsenale, ma qualche mese dopo prese i voti e si rintanò nell’isola di San Francesco del deserto, monastero francescano.
Chiaretta invece venne sepolta all’interno del monastero, e la maledizione del padre crudele si avverò.

Il fantasma di Chiaretta cominciò a vagare silenzioso per i corridoi, i chiostri, i giardini, e gli immediati dintorni del convento. Fu visto perfino inginocchiato in chiesa, mentre pregava davanti al Crocifisso.
Furono molte le persone che lo videro, ma stranamente nessuno ne era spaventato; al contrario le sue apparizioni suscitavano pietà e compassione, perchè tutti sapevano la triste storia che nascondeva.

Trascorsero parecchie decine di anni da quel drammatico avvenimento, e nella zona si verificò un fatto analogo. A pochi metri dal convento abitava infatti una ragazza, bella ma povera, che amava, contraccambiata, il figlio di un artigiano. Il padre del giovane però, desiderando un matrimonio vantaggioso per il figlio, si oppose fermamente alla relazione e ostacolò ogni incontro tra i due innamorati.

Sopraffatta dallo sconforto, piuttosto che soffrire a causa di quell’amore così infelice, la ragazza decise di suicidarsi.
Una sera così si incamminò tra calli e ponti deserti, e giunta che fu nei pressi del convento di Sant’Anna, trasse dalla veste una boccetta che conteneva un potente veleno. La stappò, la portò alle labbra, ma proprio mentre stava per bere il primo sorso, scorse accanto a se una figura esile ed eterea. Era il fantasma di Chiaretta Loredan: spaventata, la ragazza fece cadere a terra la boccetta che s’infranse in mille pezzi. La ragazza scoppiò in lacrime, ma si accorse di una borsa rigonfia posata a terra, a poca distanza da dove si trovava.
La ragazza raccolse la borsa e sciolse i cordoni per vedere cosa contenesse: era piena di monete d’oro!
Fu così che grazie a quel dono inaspettato la ragazza potè avviare una fiorente attività e potè, soprattutto, sposare il suo amato.
E Chiaretta?
Il suo spettro continua a vagare tra le antiche mura del monastero di Sant’Anna, piangendo la sua disgrazia.
E purtroppo continuerà a farlo ancoraper molto, molto tempo, poichè il convento è stato restaurato di recente e restano così poche speranze che possa ridursi a un cumulo di macerie, sì da porre fine alla maledizione di Lorenzo Loredan e consentire a Chiaretta di riposare in pace.



redazione