Superbowl LII – Dove osano le aquile

Andrea Lucentini

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In una nottata (italiana) incredibile, i Philadelphia Eagles agguantano sullo scadere del 4° quarto una vittoria insperata all’inizio dei play-off, ma che si è concretizzata con il proseguimento degli stessi. Davide batte Golia, come nel più classico dei lungometraggi americani.

Tom Brady, storico quarterback dei Patriots

Ė il Superbowl dei record statistici, è la partita in cui si sono corse più yards totali, in cui il team perdente ha totalizzato più punti di sempre, con il quarterback più vincente di sempre con più apparizioni di sempre, con dove la squadra con più apparizioni di sempre, ha collezionato il maggior numero di sconfitte di sempre nonostante il suo uomo simbolo abbia completato 48 passaggi senza un intercetto (pareggiando il suo stesso record del 2008). E se non fosse ancora abbastanza chiaro, tutti questi records appartengono a Tom Brady ed i suoi New England Patriots, QUELLI CHE HANNO PERSO.

Nick Foles, quarterback degli Eagles

Sull’altra sponda, a farsi notare è “solamente” Nick Foles, la riserva del QB titolare Carson Wentz, infortunatosi prima dei play-off, cosa che virtualmente condannerebbe qualsiasi squadra americana, ma non questi Eagles. I records di Philadelphia dicevamo, il primo quarterback a lanciare e catturare un touch down in un Superbowl ed il field goal più lungo mai calciato da un rookie (Jake Elliot). E tanto basta a Philadelphia per mettere le mani sul loro PRIMO ED UNICO Superbowl.

Philadelphia Eagles head coach Doug Pederson.

In realtà non ci sono solo uno straordinario Foles e uno sbarbato Elliot dietro questo capolavoro della cinematografia, il miglior attore non protagonista (visto che siamo anche in periodo di Oscar) va ad un certo Alshon Jeffery, wide receiver delle aquile, che è stato quasi sempre in grado di agguantare i non sempre precisi passaggi della sua torre di controllo, mentre ovviamente il premio come miglior regista (e sceneggiatore), non può che andare a coach Doug Pederson, 9 anni fa impegnato ad allenare squadre universitarie, ed ora padrone del massimo evento sportivo del mondo.

Brandon Graham, defensive end

Ma è probabilmente nell’evento cardine della partita che si vede tutta la grandezza dello sconfitto, in questo caso, Tom Brady, meglio noto come “The greatest of all time”. Siamo a quello che sarà il penultimo possesso dei New England Patriots, circa 2 minuti dalla fine, 38-33 per gli Eagles, Brady riceve, le difese sono state tutt’altro che un pensiero per i 2 QB stasera, ma nessuno aveva fatto i conti con Brandon Graham, l’uomo della provvidenza, che si spinge oltre blocco quanto basta per iperestendere la mano verso il beniamino d’America, toccare il pallone e provocare un fumble (l’azione di lasciar cadere la palla), in quell’esatto istante dicevamo, si può notare tutta la grandezza di Brady, che non distoglie mai lo sguardo dal suo ricevitore ed esegue il movimento di lancio pur non avendo la palla ovale in mano. Fiducia verso la propria linea offensiva, automatismo nei gesti, il sangue freddo di chi di rimonte ne ha concluse tante, ma tutto questo non basta quando il destino sembra essere già scritto.

Il successivo drive degli Eagles, porta il giovanissimo Jake Elliot a trasformare il punto del definitivo +8, ma c’è ancora una speranza per i Patriots, un Touchdown con successiva trasformazione da 2 punti (quindi evitare di calciare per andare di nuovo a meta da posizione favorevole), comincia tutto male, pessima ricezione sul kick da parte dello special team di New England, Brady si trova a dover coprire 94 yards (quasi tutto il campo) in 58 secondi, nonostante tutto, c’è ancora un piccolo accenno di speranza nel cuore dei favoriti, la difesa degli Eagles fa egregiamente il suo dovere, ma a pochi secondi dallo scadere Brady copre con una cannonata le ultime 50 yards che gli mancano per arrivare in END ZONE e Gronkowski per pochissimo non aggancia! Fine delle storia, tempo scaduto, Cenerentola si porta a casa principe e scarpetta….

Nick Foles, la riserva, compie l’inaspettato, eguagliando, e forse superando la favola interpretata da Keanu Reeves nel film “Le riserve” (The replacements), dove accanto all’indimenticato Gene Hackman, conduce una squadra di riserve ai Play-off battendo i titolari dei Dallas Cowboys durante lo sciopero delle franchige dell’87. Filmone.

Siamo dunque nella storia, il ragazzo venuto dal nulla, con la moglie ex commessa di un negozio di abbigliamento, batte il Golden Boy sposato con la modella più pagata al mondo, Philadelphia che per la prima volta può festeggiare un Superbowl e la favola del sogno americano che trionfa in tutta la sua magnificenza.