Stefano Santoro in Stella Fortunata canta l’emozione del primo incontro

“Stella Fortunata” è il nuovo singolo del cantautore Stefano Santoro. Pensata, scritta e prodotta in poco tempo, questa canzone rappresenta il momento in cui due persone si conoscono. L’incertezza dell’inizio di un rapporto e le infinite possibilità di sviluppo che possono esserci in una relazione tra due persone che si conoscono casualmente. Un brano in cui l’artista sceglie di mixare un andamento sempre più incalzante che culmina in una parte rappata. La base musicale cattura l’attenzione fin dal primo ascolto e resta in testa. Ma è solo riascoltando il brano che si può comprendere la profondità di questo testo. Proprio in occasione dell’uscita di “Stella Fortunata” abbiamo conosciuto meglio Stefano Santoro e il suo percorso nel mondo della musica.

Cosa rappresenta per te la musica?

Per me rappresenta davvero tutto, la trovo sicuramente la mia principale forma d’espressione, mi permette di esternare le sensazioni più profonde, quelle che molto spesso oscuriamo.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi brani?

Sicuramente dalle esperienze che vivo. Quando ero molto piccolo parlavo nei miei testi anche di cose immaginarie, ora non riuscirei più a scrivere qualcosa che non ho sentito e provato in prima persona oppure della quale non conosco il significato.

Stella Fortunata è il tuo ultimo singolo, una balland dal ritmo incalzante con una parte rappata finale davvero inaspettata. Come ti è venuta l’idea di inserire questa parte in netto contrasto con l’inizio del brano?

Questo brano per me rappresenta gli opposti, che spesso si attirano. Volevo cercare di rappresentare la cosa al meglio, dal lento al veloce, da metà brano senza batteria alla seconda parte con il suo intervento, il canto basso delle strofe e l’alto nei ritornelli. Il testo, che nella prima parte esprime un concetto fondato dal dubbio negativo, e nella seconda parte per un dubbio positivo che diventa speranza…

Quanto ci hai messo a scriverla e a pensare alla base?

Il testo del brano è stato scritto di getto in una notte di fine gennaio, per la sua realizzazione a livello strumentale e di produzione ci sono voluti tre mesi circa

Nel brano ad un certo punto canti “Tutto scorre a fiumi e poi non lascia dentro quasi niente”, oggi che siamo trascinati nel turbinio della vita e in un flusso continuo di stimoli, secondo te è ancora possibile trovare un qualcosa che lasci il segno?

Assolutamente sì, solo che non andrebbe cercato nei luoghi e nei contesti sbagliati. Spesso si cerca l’acqua nel deserto …

Qual è la canzone del panorama italiano che ti sarebbe piaciuto scrivere e perché?

Sicuramente “Uomini soli” dei Pooh, un brano molto semplice e con un arrangiamento davvero minimale, ma con un testo straordinario che lascia il segno ad ogni ascolto.

Musicalmente parlando cosa ti aspetti da questo anno? Quali sono gli obiettivi che ti sei posto?

Ti direi che mi aspetto quello che mi sono sempre aspettato, perché per chi compone non c’è mai il momento migliore o sfavorevole…semplicemente vorrebbe fare questo per tutta la vita, continuando a portare avanti il tutto nonostante i venti possano essere a favore e a sfavore.



Eleonora Corso