Serial killer al femminile, storie di ordinaria follia

In MONDO by Claudia RuizLeave a Comment

In alcune case  il sangue scorreva come un fiume in piena, di un rosso scarlatto ed un odore inteso. La tempesta nasceva da quelle mani delicate che un attimo prima erano lì pronte ad accarezzare il volto di uomini inermi davanti a quegli occhi freddi senza anima. Erano donne o forse no, serano delicate e letali serial killer, lacerate e segnate da una violenza inaudita. Se pensate alla donna come mite creature dedita al focolare domestico, una volta letto questo articolo ci penserete due volte prima di chiamarle “sesso debole”.

Serial Killers al femminile questo è l’argomento. Donne provenienti da ogni parte del mondo Francia, Italia, Ungheria, Stati Uniti; tanti Paesi quanto il numero delle loro vittime…

La prima donna Serial Killer in America fù Marie Delphine Lalaurie (1775). Era figlia di due membri importanti della comunità creole. Le sue feste erano considerate avvenimenti rinomati per tutta la società di New Orleans. Nella sua casa però, venivano torturati e uccisi gli schiavi, nelle maniere più brutali. Sotto il pavimento, anni dopo, fu ritrovato un vero e proprio cimitero.

Uno studio condotto da Marissa Herrison, professoressa di psicologia e autrice dello studio su gli omicidi seriali al femminile afferma che: “ Il profilo che abbiamo messo insieme sembra proprio quello di una persona media”. “Gli omicidi seriali commessi dalle donne sono certo orribili in modo unico”, afferma la Dr.ssa Harrison, ma tutta via si sono riscontrate alcune somiglianze nella metodologia e nei loro profili psicologici. Ciò che hanno in comune tutte queste donne è la provenienza da ambienti che potremmo definire normali, abbastanza comuni. La metodologia scelta dalla maggior parte delle nostre serial killer in rosa è l’avvelenamento, un’arma silenziosa e discreta che bene si confà ad una donna. Esistono, tuttavia, casi più rari in cui l’assassina ha preferito lo strangolamento, percosse o l’uso di armi bianche.

Le vittime preferiste appartengono al nucleo familiare, ad esempio Vera Renczi, criminale e killer ungherese. E’ famosa per aver ucciso mediante avvelenamento da arsico 32 persone. Tra le vittime figurano il marito e il figlio, oltre ovviamente gli amanti. Nella sua cantina furono ritrovate 32 bare contenenti i cadaveri delle sue vittime nelle varie fasi di decomposizione.

Al contrario, secondo quanto afferma la Harrison: “Il serial killer uomo caccia, mentre il serial killer donna raccoglie…”. Le differenze tra killer uomo e killer donna, si riflettono anche nelle motivazioni che portano a tali atti. Un’aspetto comune negli omicidi maschili è l’elemento sessuale che si ripresenta spesso in questi casi. Ma si ripresentano anche: desiderio di dominio e umiliazione. Le donne invece, hanno maggiore probabilità di uccidere per denaro o potere.

Come è facile intuire le donne sanguinarie utilizzano la loro femminilità come arma di seduzione ed attrazione per arrivare ai loro scopi. Due terzi delle donne omicida, infatti, vengono descritte come attraenti, a volte sopra la media. Malgrado i numerosi casi di serial killers donna, il fenomeno rimane poco studiato. La Harrison avanza l’ipotesi che forse ciò è dato dalla radicata idea che le donne non sarebbero in grado di commettere tali crimini. Quello che non si sa, è che questo tipo di assassine possono uccidere per piu tempo rispetto ad un uomo prima di essere scoperte e catturate; inoltre sembra che le donne sia in grado di nascondere i propri delitti per un tempo più lungo. Negli ultimi anni gli omicidi commessi dalle donne hanno assunto dei connotati sempre più violenti, anche se bisogna dire che dal canto loro non sono avvezze ad infierire sui cadaveri smembrandoli, mutilandoli o aggredendoli sessualmente. Ma ad ogni regola c’è la sua eccezione come nel caso di  Leonarda Cianciulli, serial killer italiana, che tagliava a pezzi i corpi delle sue vittime. Con alcune di queste fabbricava delle saponette. Ma le donne che uccidono da sole non torturano le proprie vittime, le stordiscono oppure le narcotizzano prima.

Il profilo psicologico delle serial killer al femminile è molto particolare, sono donne cresciute in famiglie disagiate, molte di loro hanno subito violenze in giovane età, che le ha spinte a sviluppare una precoce sessualità. Sono donne spesso aggressive, violente e dominatrici; hanno una bassa autostima che fomenta l’odio che provano verso il mondo e la società. Vedova nera, Infermiera o propriamente detti Angeli della morte, Predatrice sessuale, la Vendicatrice, Assassina per Profitto e Assassina Psicotica; queste sono le categorie delle serial killers donne.

Sono donne spezzate, finite, vuote; è inutile parlare di donne o uomini quando si uccide si perde ogni diversità, la violenza è asessuata e come tale quasi disumana.

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Claudia Ruiz

Claudia Ruiz

Nata a Catania nel 1989. Laureata in Scienze Internazionali presso l'Università di Siena. Nutro una passione per i temi di attualità e di politica estera, in particolare del sud est asiatico.

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