Una serata in discoteca senza alcol e droghe può essere divertente?

Dalia Smaranda

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È notizia di qualche giorno fa la serata in discoteca senza alcol ad Arquà Polesine. La serata organizzata allo «Studio 16» ha visto partecipare rigorosamente giovani dai 14 ai 18 anni che hanno potuto dissetarsi solo con bevande gassate e acqua.

Questa scelta non poi così tanto “innovativa” è stata proposta da Enzo Ferrari il proprietario settantenne del locale che crede fortemente che i giovani possano ritornare a divertirsi come lo si faceva una volta. La trovata pubblicitaria ha convinto moltissime mamme e anche aziende del posto, come la Ulss 18, tanto da aver messo a disposizione una navetta gratuita per tutta la serata, serata che ovviamente si è conclusa a mezzanotte.

Ben 550 ragazzi si sono presentati e all’entrata hanno pagato l’ingresso di 10 euro per divertirsi come lo si faceva ai vecchi tempi. Luci e musica hanno fatto quindi da sfondo a dichiarazioni d’amore e balli in coppia. Alcol e droga sono stati ovviamente vietati all’interno del locale dove i controlli erano particolarmente presenti. Due addetti alla sicurezza si sono occupati degli ingressi e un banchetto anti-doping della cooperativa «Stradafacendo» ha invece promosso il test dello spirometro distribuendo kit fai da te e un dettagliato questionario sull’assunzione di alcol.

Questo mondo ci sembra molto lontano dai classici sabato sera che vediamo e viviamo oggi. Ragazze con mini abiti, tacchi a spillo e trucco da Beyoncé che partecipa agli Mtv Music Awards, ragazzi che si sfidano all’ultimo shot nel bar di fronte dopo essersi fatti qualche tiro per prendere quella giusta dose di coraggio che ci vuole per provarci con una ragazza. Non stiamo parlando di maggiorenni ma di un sempre più crescente stile di vita che i giovani under 18 stanno emulando dalle vecchie generazioni per sentirsi più grandi. I venticinquenni d’oggi sembrano invece cambiati e molto più vicini al concetto della discoteca di Arquà Polesine, ci si veste in tiro, si passa a prendere la fidanzata, si ordinano uno o due cocktail (che sappiamo essere più ghiaccio che altro) e alle 3 del mattino tutti a casa con l’amico astemio del gruppo. Quando si rimane infatti oltre le 3, si presenta uno scenario diverso, rimangono solo giovanissimi con camicia e trucco disfatto, gli occhi persi nel nulla dall’alcol o dalla droga che hanno assunto che aspettano che i genitori li vengano a prendere verso le 5 o 6 del mattino.

Se l’evento in provincia di Rovigo sia andato bene o male non ci è dato saperlo ma sicuramente non risulta troppo “innovativo”, i giovani sono liberi di scegliere cosa e come farlo. Ad oggi è ancora possibile andare in discoteca per il piacere di sentire della musica house di qualità, per ballare e per divertirsi con gli amici senza dover anestetizzarsi con droga e alcol.

Quindi la domanda sorge spontanea, dobbiamo far divertire i giovani in castelli dorati e non realistici oppure dobbiamo insegnarli come comportarsi anche davanti a mille tentazioni durante una serata in discoteca al centro di Roma?