Quando il corpo diventa arte “commestibile”, l’anatomia umana vista da Marwane Pallas

In #artecultura, WEB by redazioneLeave a Comment

Di Silvia Vassallo  per Social Up!

“Eccovi una poesia su un uomo e sulla natura, e le rime che li uniscono”: così il fotografo francese Marwane Pallas presenta la sua collezione di autoritratti intitolata “Doctrine of Signatures”, ispirandosi a una particolare credenza dell’antica medicina popolare secondo cui alcune piante sarebbero in grado di curare malattie che colpiscono le parti del corpo che somigliano nell’aspetto e nella forma proprio a quelle piante.

Con i suoi quattro scatti, Pallas crea un nuovo, bizzarro modo di rappresentare l’anatomia umana tutto giocato su una similitudine fra cibo e corpo, dove frutta e verdura diventano protagoniste sostituendosi artisticamente agli organi e alle  parti del corpo.

Pallas, dalla bellezza fisica non indifferente, riesce a produrre i suoi autoritratti sfruttando quindi pezzi di frutta e verdura. Nei suoi lavori troviamo arance, cavolo rosso, mele e quant’altro si sovrappongono a polmoni, cervello, natiche, naso, dando vita ad immagini realisticamente crude che brutalmente mostrano come il cibo che usualmente mangiamo si sovrapponga a quelli che sono parti di noi. L’autore oltre alla fotografia, Pallas si dedica occasionalmente alla fumettistica e all’arte illustrata e le sue opere sono state esposte a Parigi, Londra, Miami e New York. Molto attivo anche attraverso i social network, Instagram su tutti, l’artista francese sperimenta l’arte sul suo corpo divenendo egli stesso un’opera e lancia un messaggio risoluto sulla preponderanza dell’anatomia umana nell’espressione artistica contemporanea.

Questi sono progetti che lasciano qualcosa a chiunque abbia modo di guardarli ed apprezzarli veramente ed è un momento particolare per cui decidiamo di pubblicare questo articolo, appunto per ricordare che secondo la nostra interpretazione, questo cibo che viene utilizzato, rappresenta il cibo di uso comune che giornalmente viene sprecato in molte case in giro per il Bel Paese, quando dovrebbe essere rispettato come bene fondamentale e per questo non gettato.

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